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Un frammento di pietra inciso con i nomi di Sesostri I scoperto a Qatna (Siria) - di Alessandro Roccati

Il presente reperto riporta la più antica iscrizione egiziana finora nota dalla Siria interna, dopo le attestazioni sparse nel III millennio (come quelle ad Ebla). Il frammento di pietra scavato a Tell Mishrifa conferma i legami tra la Siria e l'Egitto almeno dal principio della XII dinastia, e prima della sfinge della principessa Ita, probabilmente una figlia di Amenemhat II, che fu trovata rotta in parecchi frammenti nel palazzo reale di Qatna da Du Mesnil du Buisson[1]. Finora Sesostri I era nominato solo su una perla da Ugarit[2].

Il frammento (5.5 cm x 3.7 cm, spess. 0.7 cm) appartenne probabilmente ad un recipiente (come sembra indicare una lieve curvatura della superficie), fatto di pietra vulcanica verde-azzurra (gabbro). Secondo il simbolismo egizio questo colore possiede un riferimento all'acqua, alla purificazione e al ringiovanimento. Il frammento potrebbe quindi derivare da un bacino lustrale.

Esso è stato trovato nella parte superficiale del riempimento di una stanza dal lato orientale del palazzo reale[3]. La datazione a Sesostri I (1956-1911/10 circa[4]) concorda con il periodo di occupazione dell'edificio, quantunque la grave devastazione degli strati archeologici in questa zona non permetta per il momento di chiarire l'esatto contesto di provenienza del frammento. Anche se la continuazione dello scavo potrà portare maggiori particolari ed eventualmente altri frammenti dello stesso manufatto, il pezzo è associato con alcuni frammenti di "alabastro" di probabile origine egizia usati per scopi rituali, e ciò potrebbe alludere ad un deposito archeologico alquanto coerente.

Di tutti i segni incisi nella pietra restano solo tracce, ma è possibile ricostruirne la natura oltre ogni ragionevole dubbio. Leggendo da destra a sinistra, si ricostruisce il "nome di Horo" Ankhmesut ("vivente di nascita") accanto al nome di "figlio del Sole" Senwosre (cioè Sesostri): questi due nomi, il primo e l'ultimo (quinto), si trovano comunemente a sintetizzare l'intera titolatura reale, e identificano il primo re della serie dei Sesostri. A destra alcuni geroglifici possono significare (da sinistra a destra) "dia provvigioni (?) ..." (di.f ħw ...), parole probabilmente da riferire al sovrano[5].

La menzione di Sesostri I a Qatna colma una grave lacuna, perché non vi era finora alcun segno di interesse dell'Egitto verso i suoi vicini orientali per il principio della XII dinastia[6]. I testi di esecrazione con nomi di paesi e principi asiatici non son disponibili prima del regno di Amenemhat II[7]. Inoltre la scoperta di antichità egizie del Medio Regno a Qatna non è stata presa generalmente in considerazione supponendone l'importazione in una data successiva[8] ancora a causa della mancanza di indicazioni circa una politica asiatica sotto i primi faraoni del Medio Regno[9]. In ogni modo un'attività egiziana in Palestina è ora attestata da Amenemhat II[10].

La presente scoperta rimette in discussione tali opinioni. La statuetta della principessa Nfrw-sbk da Gezer[11] ha ora maggiori probabilità di esser contemporanea a Sesostri I e non è più necessario postdatare il Racconto di Sinuhe, ambientato in Siria durante il tempo di Sesostri I. Anzi un passo di questo romanzo è stato accostato allo stile dei testi di esecrazione[12], di cui pertanto confermerebbe indirettamente l'esistenza precoce. Inoltre una recente ipotesi riconosce il nome della città di Qatna in un passo rilevante di quest'opera[13].


Note

[1] R. Du Mesnil du Buisson, L'ancienne Qatna ou les ruines d'el-Michrifé au N.-E. de Homs (Émèse). Deuxième campagne de fouilles, 1927 (2e et 3e article): Syria 9 (1928), 10, 16-17, tav. XII.

[2] M. Yon, La cité d'Ougarit sur le Tell de Ras Shamra, Paris 1997, p. 26.

[3] A. Barro, V. Excavations in the Eastern part of the Palace (Operation H), in (M. Al-Maqdissi, M. Luciani, D. Morandi Bonacossi, M. Novák, P. Pfälzner ed.) Excavaying Qatna I (Documents d'Archéologie Syrienne IV), Damasco 2002, p. 117.

[4] Secondo J. Von Beckerath, Chronologie des pharaonischen Ägypten (Münchner Ägyptologische Studien 46), Mainz 1997, p. 189.

[5] Per la possibile struttura di questo testo, cfr. ad esempio KRI II 147:14; e per la disposizione generale dell'iscrizione, cfr. D. Arnold, The Pyramid of Senwosret I (The South Cemeteries of Lisht, vol. I, Publications of the Metropolitan Museum of Art Expedition, vol. XXII), New York 1988, tav. 49 e 56.

[6] Cfr. W. Helck, Die Beziehungen Ägyptens zu Vorderasien im 3. Und 2. Jahrtausend v.Chr., 2^ ed., prima edizione 1962, Wiesbaden, p. 45.

[7] Y. Koenig, Les textes d'envoûtement de Mirgissa: RdÉ 41 (1990), p. 101-121.

[8] Helck, s.v. Qatna, in LÄ; cfr. però G. Scandone Matthiae, La statuaria regale egizia del medio regno in Siria: motivi di una presenza, Ugarit-Forschungen 16 (1984), p. 184.

[9] C. Vandersleyen, L'Égypte et la vallée du Nil, 2., Paris 1995, p. 59-61, 80.

[10] H. Altenmüller / A. Moussa, Die Inschrift Amenemhets II. Aus dem Ptah-Tempel von Memphis: SAK 18 (1991), p. 33, 35, 39.

[11] J.M. Weinstein, Egyptian Relations with Palestine in the Middle Kingdom: BASOR 217 (1975), p. 1-16.

[12] H.-W. Fischer-Elfert, The Hero of Retjenu - An Execration Figure (Sinuhe B 109-113): JEA 82 (1996), p. 198-199.

[13] Th. Schneider, Sinuhes Notiz über die Könige: Syrisch-anatolische Herrschertitel in ägyptischer Überlieferung: Ägypten und Levante XII (2002) 257-272






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