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La collezione di tessuti copti "Antonio Ratti" - a cura della Dott.ssa Franca Angonoa Gilardi

I Copti

Si dovette quindi precisare che il sostantivo "Copto" derivava dal vocabolo arabo Qubt - Quft - Qift (variamente vocalizzato), più precisamente, della traduzione, in arabo, del sostantivo greco "aiguptios" traslato attraverso il latino "cophti, cophtitae".

Un termine distinguente, all'inizio della dominazione araba, gli abitanti autoctoni dell'Egitto (senza alcuna distinzione etnica) dai "Rum" ovvero i cittadini d'origine greco - bizantina. Il termine non aveva, in origine, nessuna connotazione di natura confessionale in quanto la distinzione in uso in tale settore, ai primordi dell'occupazione islamica, era: "Melchiti", per i cristiani in comunione con Costantinopoli, e "giacobiti" (dal nome di Giacomo Baradeo[8]) per i "ribelli" anti-calcedonensi.

Nei secoli successivi la divisione perse chiarezza ed attualità finendo per indicare, localmente, la minoranza cristiana e la sua organizzazione di fede. Un uso superficiale che, dal XVII secolo, si propago' nella cultura occidentale.

In tale situazione i limiti storici del fenomeno «copto», non potendo coincidere con l'intero arco del suo del suo fenomeno linguistico, avevano finito per rappresentare un problema alla risoluzione del quale si erano proposte "ipotesi" diverse, non sempre, di facile illustrazione.

Dal punto di vista religioso la situazione permane, ancora oggi, particolarmente complessa. La posizione espressa dai rappresentati copti di ricollegare l'atto di fondazione della loro chiesa all'opera (supposta) d'evangelizzazione di San Marco[9] non è, infatti, condivisa dalla critica occidentale, la quale, individuando in questa professione di fede un percorso per un lungo lasso di tempo parallelo all'esperienza cristiana[10], propone di posticiparne l'inizio al 543. Più precisamente l'anno in cui Giacomo Baradeo ristruttura la Chiesa cristiana d'Egitto in chiave anti-Calcedonense.

Dal punto di vista più squisitamente storico/tessile, l'uso di qualificare l'esperienza egizia con il sostantivo - aggettivante «copto», è posposto di circa un secolo e si giustifica con la conquista araba.

Il "distinguo" linguistico - temporale è doveroso data la posizione assunta dalla cattedra episcopale alessandrina e dai suoi rappresentanti (per citarne alcuni: san Marco, San Paconio, Sant'Atanasio, San Cirillo) in primo luogo, nel processo d'evoluzione teologica dei primi secoli dell'era cristiana ed, in secondo luogo, dal peso politico esercitato dai cittadini di fede cristiano - copta nel corso delle prime dinastie califfali islamiche. Una duplicità che si esercita, in tutta la sua drammaticità, nel corso del II° concilio d'Efeso (449), quando Dioscoro d'Alessandria[11], insistendo sull'unicità (monofisismo) della natura (physis) di Cristo, sottoscrive una scissione che si quantizzerà, due anni più tardi (451), con la convocazione del concilio di Calcedonia[12]. Sede nella quale, se da un lato si proclama la doppia «natura» di Cristo (umana e divina), dall'altro s'esclude (pentarchia) il primato vantato dalla cattedra alessandrina nel dibattito teologico.

In un primo tempo si sperò di poter giungere ad un accordo tra le due posizioni ma, dopo le persecuzioni di Giustiniano (527-565), la Chiesa "copta" comprese di dovere la sua sopravvivenza solo, ed esclusivamente, alla sua capacità di darsi ordinamento distintivo e vita autonoma. Una decisione che provocherà: il fallimento del tentativo imperiale (Eraclio 610-641) di riassoggettarla all'ortodossia e, nel dicembre 639-luglio 640 (battaglia d'Heliopolis), il passaggio dell'Egitto all'Islam.

Passaggio che dal punto di vista sociale, per quanto strano possa oggi apparire, avvenne in modo naturale e per nulla traumatico. Punto di forza della nuova realtà la consapevolezza dell'inferiorità, numerica e culturale e, conseguentemente, la necessità di garantire un'integrazione "morbida" della popolazione stabilmente residente. Di qui il mantenimento, salvo rarissime eccezioni[13], della precedente organizzazione economica, amministrativa, manifatturiera e la certezza di un'ampia libertà di fede[14]. L'introduzione di regolamenti distintivi[15] non inciderà sulla convivenza tra le due forme di fede la quale si manterrà, sostanzialmente inalterata[16], sino al regno di Salah ed Din (1174-1193)[17] per poi culminare nella definitiva islamizzazione dell'apparato amministrativo, voluta e perseguita dalla dinastia mammalucca (XIII sec.). Sei secoli di convivenza e scambio culturale di cui il tessile è, come tutte le altre arti (scultura, architettura, mosaico), testimonianza pertinente ed efficace.

[1]    «    4  |  5  |  6  |  7  |  8    »    [14]

Note

[8] Giacomo Baradæus (Baradeo) (ca. 490- 578) Il suo cognome o meglio, soprannome deriva, dalla latinizzazione della Burde'ana (barda'than) la coperta per cavallo con la quale, Giacomo, usava coprirsi. Inizia la sua carriera religiosa come monaco nel monastero di Pesìltâ, discepolo di Severo d'Antiochia. E' l'eroe del monofisismo siriano, nominato vescovo d'Edessa nel 542 dal vescovo monofisita Teodosio d'Alessandria, con la protezione dell'imperatrice Teodora, moglie dell'imperatore Giustiniano, è ricordato come fondatore della Chiesa Nazionale Siriana o Chiesa Siriana Occidentale. Chiesa, in suo onore, definita Chiesa Giacobita.

[9] Giovanni Marco nasce a Cirene all'inizio sotto il regno dell'imperatore Augusto. L'apostolato marciano in Alessandria d'Egitto si fonda sul testo della "Historia ecclesiastica" d'Eusebio di Cesarea. In seguito gli storici e gli agiografi ampliano le notizie, ricostruendo la vita del santo dalla nascita sino al martirio. Stando alle fonti copte Marco, dopo la morte del cugino Barnaba e degli apostoli Pietro e Paolo, è da Gesù invitato ad evangelizzare l'Egitto. Dopo l'estremo saluto alla madre a Gerusalemme, ed un breve soggiorno nella nativa Cirene, il santo approda nella città d'Alessandria. La sua opera d'apostolato scatena l'ira dei capi religiosi locali (Simone Logogeta) obbligando il santo ad una precipitosa fuga. Segue un soggiorno d'alcuni anni nella città di Cirene al termine del quale l'evangelista ritorna in Alessandria dove è catturato ed ucciso dai suoi oppositori il 25 aprile del 68 d.C..

[10] Almeno sino all'epoca dell'imperatore Giustiniano (ca. 550).

[11] Dioscoro Patriarca d'Alessandria (m. 454) successore di San Cirillo (444). Non era un gran teologo come quest'ultimo ma, in ogni caso, altrettanto ambizioso. Nel 448, sostiene l'accusa di nestorianesimo mossa dal monaco Eutiche al vescovo di Costantinopoli, Flaviano. Lo scopo di Dioscoro era più politico che teologico: indebolire l'immagine del Patriarcato di Costantinopoli per dare più prestigio alla sede d'Alessandria. Nel 449, durante il Concilio d'Efeso che presiede, egli terrorizza i 135 padri conciliari con la sua turba di monaci semianalfabeti, violenti e fanatici, destituendo i più importanti teologi d'Antiochia.

[12] Il monofisismo è protetto dall'imperatore Teodosio II (408-450), ma alla morte di questi, Dioscoro è scomunicato e deposto dal Concilio di Calcedonia, convocato nel 451 dall'Imperatrice (Santa) Pulcheria, fervente cattolica ortodossa. Dioscoro muore esule a Gangra in Paflagonia. La malasorte del vescovo offese moltissimi egiziani, permettendo al monofisismo di crescere sino alla fondazione della Chiesa Copta.

[13] Nel 718 si è informati sul verificarsi d'alcuni moti insurrezionali. Pur in assenza di notizie dettagliate, essi appaiono dominati da un mero interesse politico. Lo stesso interesse all'origine delle sei rivolte costellanti il passaggio di potere, in Damasco, dal califfato ommayyade all'Abbasside (725 al 773).

[14] Un problema particolare riguarda la conservazione e (ri)costruzione degli edifici di culto. Infatti, per quanto gli storici islamici tendano a retrodatare i provvedimenti al riguardo, la costruzione dei luoghi di culto è, apparentemente, vietata solo a partire dall'VIII secolo.

[15] Il califfo al Mutawwakkil (850) introduce regole distintive in materia: d'abbigliamento (vesti particolari), trasporti (divieto di montare cavalli), abitazioni (segni di riconoscimento distintivo) congiuntamente al divieto d'esibire la croce in pubblico.

[16] In epoca Fatamide rilevante è la nomina dell'egizio - copto Quzman ibn Mina alla carica di viceré di Siria.

[17] Ai cristiani, sospettati per le possibili collusioni con l'esercito crociato, sono interdette alcune funzioni pubbliche e l'esercizio della pratica medica.






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Il Cav. Antonio Ratti e la  Dott.ssa Franca Angonoa Gilardi  fotografati in occasione della Mostra "Qibti Tessuti Copti" tenutasi a Como in aprile 1996.
Il Cav. Antonio Ratti e la Dott.ssa Franca Angonoa Gilardi fotografati in occasione della Mostra "Qibti Tessuti Copti" tenutasi a Como in aprile 1996.

La collezione di tessuti copti "Antonio Ratti" - a cura della Dott.ssa Franca Angonoa Gilardi

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