Frammenti di un racconto mitologico – di Alessandro Roccati
Redazione Archaeogate, 16-02-2005

In: HOMMAGES À FAYZA HAIKAL – Contributions réunies par Nicolas Grimal, Amr Kamel et Cynthia May-Sheikholeslami
Institut Français d'Archéologie Orientale, Bibliothèque d'Étude 138-2003
L'indagine sui testi letterari, dei quali la destinataria del presente omaggio è attenta cultrice, il più spesso non è ripagata dalla soddisfazione del recupero di storie intere, o almeno di un intreccio[1]. Molte volte si ricavano appena indizi dell'esistenza di un'opera, e al massimo della sua collocazione linguistica, mentre la datazione è controversa, persino per composizioni pervenute in buono stato[2]. Nondimeno, nella speranza che future scoperte possano valersi anche di frammenti attualmente privi di significato, è utile mettere a disposizione materiali anche di modesta entità[3].
Il testo che mi propongo di offrire alla festeggiata rientra nell'ultima categoria, pur presentando qualche vantaggio. Infatti nella ricostruzione di manoscritti frammentari, quando il contenuto non è da solo sufficiente per una ordinata collocazione dei resti, un aiuto è provveduto, nel caso di papiri opistografi, dalla conoscenza del testo scritto su una delle due facce, che permette di sistemare automaticamente anche le porzioni del testo sconosciuto sulla faccia opposta. Quanto al manoscritto torinese che intendo prendere in considerazione, è sconosciuto il testo su entrambe le facce[4]. Tuttavia, il testo sul recto contiene un inno numerico[5], e la sequenza numeraria mi ha permesso (tra giugno e novembre 1983) di collocare con una certa approssimazione i frammenti, a tutto vantaggio della composizione narrativa sulla faccia opposta, di cui resta troppo poco per seguire un filo conduttore. Per ora essa costituisce l'unica testimonianza dell'opera che si cercherà di tratteggiare.
Il papiro originario faceva parte del deposito al quale appartiene la maggior parte dei documenti consimili a Torino: derivante dalla comunità di Deir el Medina, anche se ignoto permane il luogo preciso del reperimento, forse Medinet Habu, a causa dell'attribuzione alla XX dinastia del fondo principale, al quale si può assegnare anche il manoscritto in esame. La scrittura sulle due facce del rotolo, un nitido ieratico letterario ramesside, comportava probabilmente una differenza cronologica nella redazione di ciascuna faccia, anche se non necessariamente cospicua. Non sempre il verso costituisce la faccia scritta per ultima, a causa della possibile presenza di palinsesti[6]. In ogni caso si tratta di copie di composizioni più antiche, la presente riferibile forse alla XVIII dinastia in base alla sua struttura.
Se la natura dell'azione non è comprensibile dai soli elementi restanti, è però possibile inserirla in un certo genere di narrazioni mitologiche, che son documentate da parecchie composizioni durante il Nuovo Regno[7]. Con esse paiono comuni alcune movenze di stile, anche se non vi è modo per ora di istituire legami più stretti. Le porzioni superstiti si distribuiscono su tre, o forse quattro, pagine. Il testo è scandito dalla puntuazione in rosso, e passi rubricati segnano i capoversi. Le pagine contenevano tredici linee, ma solo di due si possiede l'altezza totale. La consistenza che mi è attualmente nota consta di cinque frammenti, due dei quali, il secondo e il terzo, appartengono alla stessa pagina. Il quarto e il quinto frammento conservano solo parte delle sei linee più alte della pagina. La lingua è quella classica (medioegizio), con intrusioni neoegizie: t3 pt, ptrj, mjm.sn, hy.
L'argomento non si riesce a definire con precisione, ma pare ambientato nel mondo divino, di cui è menzionata l'Enneade (Psdt), gli dei Onhuri, Geb, Amon, e forse [Amon preposto ai] troni delle Due Terre. Forse di lui si dice che «è a capo degli dei, potente [...] (hry-tp ntrw, wsr [...])». Inoltre è un dio che «gli resisterà ('h'.f hr.f)», e «li farà vivere (? s'nh mjm.sn)». L'azione più esplicita si riferisce a combattimenti, ma numerosi dialoghi inframmezzavano le parti narrative (wn.jn.f hr dd n.f hy [...] «allora gli disse: [...]»), anche per la frequenza della prima e seconda persona: alla fine «venga tu da me, (mentre) il mio volto è con il [...]» (jw.k n.j hr.j m p3 [...]). Inoltre:
«[...] suo (?), vedrai il suo volto ([...].f ptrj.k hr.f m p3 [...]), fare [...] come ha fatto con il leone (mj jr.n.f m m3jw), che combatte [...]»
«[...] trovati un compagno di guerra [...] il cui valore abbia la forza del cielo» (gm.k n.k jry n h3 [...].f sfyt.f hr phty t3 pt), cui segue:
«[alla guida (ssmw) del]le Due Terre, Ibka [...] sua Maestà V.F.S. Allora lo vide (wn.jn.f hr ptrj.j [...]»
«[...] che combatte con te, io non so [...]» ('h3 hn'.k, nn rh.j). E ancora verso la fine: «[...] che combatte con te e che combatterà [...]» ('hj hn'.k nty r 'h3).
Nella sequenza degli avvenimenti intervengono spostamenti: «andrai a sud (per fiume: hnty.k)», forse a Tebe, attesa la possibile restituzione del nome dell'Amen tebano. Quindi si parla di «arrivare» (spr, con una grafia curiosa: Figura 1[8]) e questa azione apre due paragrafi (in rosso).
Lo stato frammentario non permette di approfondire oltre la storia, ma speranza, con cui dedico questi appunti, è che altrove se ne possano rintracciare complementi.
Note
[1] Es. F. HAIKAL, «Papyrus Boulaq XIII», BIFAO 83, p. 213-248; R. B. PARKINSON, «Two New «Literary» Texts on a Second Intermediate Period Papyrus? A Preliminary Account of P. BM EA10475», in J.ASSMANN, E. BLUMENTHAL (éd.), Literatur und Politik im pharaonischen und ptolemäischen Ägypten, BdE 127, 1999, p. 177-196.
[2] A. ROCCATI, «La datazione di testi letterari egizi», VicOr 10, 1996, p. 261-265; id., «Réflexions sur la Satire des Métiers» BSFE 148, 2000, p. 5-17.
[3] Cf. G. POSENER, «Les richesses inconnues de la littérature égyptienne (Recherches littéraires, I)», RdE 6, 1951, p. 27-48; R.B. PARKINSON, «Teachings, Discourses and Tales from the Middle Kingdom, in Middle Kingdom Studies, New Malden, 1991, p. 91-122.
[4] Nell'inventario personale dei frammenti torinesi che ho allestino (cf. OrAnt 14, 1975, p. 243-253) propongo di identificare questo manoscritto come CGT 54033 (anziché 54031 come esso è menzionato sotto il n. 8 a, p. 245, dello studio predetto).
[5] B. VAN DE WALLE, «Formules et poèmes numériques dans la littérature égyptienne», ChronEg 60, 1985, p. 371-378; già nei Testi dei Sarcofagi: formule 398 e 728; inoltre O. Deir el Medina 1409.
[6] Tale è il caso del papiro contenente un «calendario del tempio di Montu» (CGT 54021), che è stato studiato da S. Demichelis per conseguire il titolo di Dottore di ricerca.
[7] R.A. CAMINOS, Literary Fragments in thè Hieratic Script, Oxford, 1956, cap. «A Mythological Story», con le integrazioni scoperte da M.A. KOROSTOVTSEV, Drevnii Egipet, 1960, p. 119-133; Ph. COLLOMBERT, L. COULON, «Les dieux contre la mer. Le début du «papyrus d'Astarté» (pBN 202)», BIFAO 100, 2000, p. 193-242, particolarmente, p. 224 sq.; J. BAINES, «Myth and Literature », in A. LOPRIENO (ed.), Ancient Egyptian Literature, ProblAg 10, Leida, 1996, p. 361-377.
[8] Cf. CT V, 181 a et 182 b, formula 404 passim
Articoli recentemente pubblicati in Egittologia [archivio]:
- Mersa/Wadi Gawasis 2010-2011 Report - by Kathryn A. Bard (Boston University, Boston, MA, USA), Rodolfo Fattovich (University of Naples "L'Orientale," Naples, Italy) - Cheryl Ward (Coastal Carolina University, Conway, SC, USA)
- Report on the Pisa University Archaeological Missions in Fayum,in November and December 2011
- Dra Abu el-Naga 2011. Rapporto preliminare della XI campagna di scavo dell'Università di Pisa - M. Betrò / Preliminary Report of the University of Pisa 11th Field Season, by M. Betrò