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La Biblioteca e gli Archivi di Egittologia del Dipartimento di Scienze dell'Antichità dell'Università degli Studi di Milano - di Patrizia Piacentini

Prefazione

Ci sono, nella biblioteca e nella mostra che oggi la accompagna, nomi e cose che ci riportano al passato profondo dei nostri studi. Scorrendo il catalogo allestito da Patrizia Piacentini, incontriamo personaggi che sono alle radici comuni degli sludi antichistici.
Quell'Athanasius Kircher che compare come obiettivo polemico del Pantheon Aegyptiorum di P. E. Jablonski fu. oltre che bizzarro egittologo, studioso insigne di lirica greca e di musica antica. Il libro di Jablonski apparve a Francoforte sull'Oder a metà del XVIII secolo. Allo stesso giro di anni risalgono i Drawings of Some Ruins and Colossal Statues at Thebes in Aegypt del marinaio danese F.L. Norden un'opera che non può non richiamarci alle contemporanee memorie, da Palmira. da Baalbek e dalla Troade, del viaggiatore inglese Robert Wood, padre degli studi omerici.
Un'autentica primizia sono, nella collezione egittologica del Dipartimento di Scienze dell'Antichità quale oggi si presenta, le memorie di Viaggio (1768-I773)dello scozzese James Bruce. fortissimo viaggiatore e scopritore delle fonti del Nilo Azzurro nonché dei più remoti legami tra Etiopia ed Egitto. Una cospicua tranche del materiale in esposizione ha prevedibilmente a che vedere con la spedizione napoleonica in Egitto. su cui P. Piacentini ha recentemente pubblicato un dotto volume. La biblioteca di egittologia comprende una preziosissima copia dell'epocale Déscription de l'Egypte, che di quell'effimera impresa fu il frutto più duraturo.
Non poteva mancare una copia della grammatica geroglifica di Champollion. pubblicata postuma dal fratello Champollion-Figeac: e ci sovviene del cruciale 1822. allorché con la lettera a M. Dacier Champollion rivelò i segreti dell'egiziano antico. Giovanni Battista Belzoni scomparve nella vana ricerca del collegamento Nilo-Niger. Ma egli aveva contribuito, con la sua forza erculea, ad assicurare al British Museum un'impressionante statua di Ramsete II: e del suo v iaggio ci ha lasciato una Narrative of the Operations and Recent Discoveries in Egypt and Nubia che costituisce qui. nell'edizione del 1821. un'autentica rarità bibliografica.
Tra le fotografie messe in mostra alcune dispiegano una suggestione particolare. L'Hotel Luxor ripreso da Antonio Beato appare circondato da una piccola oasi, quella in cui sostarono tutti i maggiori viaggiatori dell'Egitto ottocentesco, a cominciare dalla futura fondatrice della Egypt Exploration Society, Amelia Edwards.
Non potevano mancare i due numi tutelari dell'egittologia, rispettivamente, francese e inglese. Il nome di Auguste Mariette, una cui lettera del 1860 a Ch.E. Beulé è qui esposta, evoca le origini stesse, nonché dell'egittologia, della papirologia: e varrà ricordare che egli è l'eponimo di uno dei più celebri papiri letterari greci, quello del partenio di Alcmane. L'archivio Varille contiene lettere inedite di Sir Flinders Petrie il cui nome è sacro alla memoria di tutti gli egittologi.
Two Theban Queens di Colin Campbell forse non è tra i libri più significativi in questo campo. Ma la copia che qui si conserva reca la dedica dell'autore allo scopritore della tomba di Tutankhamon; e nel nome di Howard Carter mi sia consentito di chiudere.

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Veduta del tempio di File. Fotografia di Alexandre Varille. Archivi Varille, Università degli Studi di Milano.
Veduta del tempio di File. Fotografia di Alexandre Varille. Archivi Varille, Università degli Studi di Milano.

Elmar Edel (1914-1997)
Elmar Edel (1914-1997)

Alexandre Varille (1909-1951)
Alexandre Varille (1909-1951)

Dedica di C. Campbell a Carter sul volume "Two Theban Queens"
Dedica di C. Campbell a Carter sul volume "Two Theban Queens"

Victor Loret (1859-1946)
Victor Loret (1859-1946)

A. Edmonstone, A Journey to Two of the Oases of Upper Egypt, London, 1822.
A. Edmonstone, A Journey to Two of the Oases of Upper Egypt, London, 1822.

La biblioteca di Egittologia
La biblioteca di Egittologia