| Un metodo di datazione delle stele del Medio Regno - di O.D.BerlevRedazione Archaeogate, 12-01-2005 Pag. 2 di 6  APPELLO AI VIVIApri la galleria di immagini Il testo dell'appello ai vivi di solito comincia con le parole "O uomini, che vivete sulla terra...", oppure "Per quanto riguarda gli uomini che...". Ambo le varianti risalgono all'Antico Regno, quindi non ci si può fondare su queste per la datazione. Tuttavia queste parole sono usate nella formula per tutto un millennio[18] (noi consideriamo un periodo di cinquecento anni) e lo studio dei diversi modi della loro scrittura può risultare materiale importante. La variante "Per quanto riguarda gli uomini che..." adottata nel Medio Regno, probabilmente già durante l'XI dinastia (CM 20005[19] forse senza FIG.1) e successivamente anche durante la XII dinastia (Usermontu; CM 20516, 20025, 20536, 20548; Morgan, I, p. 15, N° 70), sotto questo aspetto è meno interessante della prima variante: "O uomini, che vivete sulla terra...". La scrittura dell'interiezione "o" varia e ciò è fondamentale per la datazione della formula. Solo in una iscrizione della X dinastia (Siût, III, 1) è attestato il segno FIG.2 che rappresenta l'interiezione. Questo segno, diffuso durante la VI dinastia (Urk. I 268, 11), è assente nelle iscrizioni più tarde. Ancora più significativa è la rappresentazione dell'interiezione FIG.3 nota anche per i testi della VI dinastia (ibidem 217,15). È disegnata anche nel periodo dei torbidi (Naga ed-Deir 46, 47; BM 1059) e persino nel mezzo della XII dinastia (BM 567, CM 20088) [20]. Per quanto riguarda le comuni rappresentazioni dell'interiezione FIG.4 e FIG.5 queste sono usate parallelamente per tutta la durata del Medio Regno, indipendentemente dal fatto che il testo sia scritto in linee orizzontali o verticali. La grafia FIG.6 è già conosciuta durante l'Antico Regno (Wb. I,25), tuttavia si incontra nella formula sulle stele del Medio Regno, attribuite alla fine della XII dinastia e ai tempi posteriori (CM 20100 e Berlino 7311). A cominciare dal regno di Amenemhat III a volte le interiezioni si scrivono FIG.7 (ASAE 33, Ny Carlsberg 964 FIG.8), che all'incisore della stela CM 20329 ricorda la parola "i3w" "gloria" ed egli trascrive l'interiezione con la raffigurazione FIG.9 (cfr. Erm. 66). L'ideogramma dell'interiezione (FIG.10) è attestato solo dopo la fine della XII dinastia (Erm. 66, Morgan, I, p.18, n° 88)[21]. Solitamente l'interiezione è legata alla parola "uomini" sebbene possa anche esser ripetuta prima delle parole "vivi sulla terra" (Siût III, 1, Mastabat, CM 20174), ma ciò non è significativo per la datazione. Durante la XII dinastia nasce nuovamente l'usanza, diffusa nell'Antico Regno, di rivolgersi, nella formula, a persone ben precise e non a tutti gli uomini in generale (CM 20539; Monaco 27; Saqqara; Louvre C 172; CM 20025, 20040, 20088; Mastabat; Leiden V 7; JEA, 14; CM 20538, 20691, 20174, 20153, 20497; LD II, 136e; Bologna 1903; CM 29564). Per il periodo dei torbidi, prima dell'inizio della XII dinastia tale tipo di appello non è attestato. La scrittura della parola "uomini" ha molte varianti, ma, essendo state usate per tutto il Medio Regno, non possono esser prese in considerazione per la datazione dei monumenti[22]. Tuttavia occorre porre l'attenzione su alcune varianti. Solo alla fine della XII dinastia cominciano a dare una scrittura fonetica completa della parola senza un determinativo, ma solo con un indice di pluralità (Sinai 114; BH I 41; BM 204, 223; Marsiglia 29; CM 20530; Stuttgart 10; cfr. CM 20164 e Morgan, I, p. 13, N°60). Dal tempo di Sesostri III si cerca di collocare la desinenza del plurale al livello della testa della persona o dell'uccello: FIG.11, vicino al nodo del segno della vita FIG.12 (Ginevra D 50; CM 20773, 20110, 20540; Ny Carlsberg 1539; Firenze 1540 e altre)[23], in questo periodo tale atteggiamento è legato alla crescente tendenza di rimepire lo spazio dentro e presso il segno. Sui monumenti, attribuiti al periodo che va fino alla XII dinastia, si incontra una volta la triplicazione del determinativo nella riproduzione della pluralità (Naga ed-Deir 47) e due volte il solito determinante nell'Antico Regno FIG.13: Dendereh, XII (nelle parole "che vivete sulla terra"; Naga ed-Deir 46 (restaurata). Le parole "che vivete sulla terra" sono estremamente importanti per la datazione della formula. La prima tpj.w "che state su" è scritta con il segno FIG.14. Già durante la VI dinastia è usato il segno FIG.15 che si conserva ancora nel periodo dei torbidi, per lo meno nelle iscrizioni della necropoli principale (TPC, 77). Il geroglifico FIG.16 nella formula in questione non si incontra sui monumenti dell'Alto Egitto appartenenti al periodo che precede la XII dinastia. Probabilmente il suo uso durante la XII dinastia è legato alla comune inclinazione di rivalutare l'antico (CM 20026, 20515; Louvre C 166; BM 567, 829, 579; CM 20348). Alla fine della XII dinastia questo segno non è più usato; l'ultimo esempio datato è dell'anno 29 del regno di Amenemhat II. Sulle stele datate prima della fine della XII dinastia (eccetto JEA, 38; Courtiers 22)[24], non si incontra l'indice di pluralità nella parola "tpj.w". Di solito successivamente è riportato (BM 1236; Louvre C 5; Sinai 53, 106, 114, 118, 409; BH, I, 41; CM 20093, 20100, 20401, 20540; Leiden V 89; Berlino 7311, 19500; Ny Carlsberg 1539; Erm. 66; BM 223, 239, 471, 504; Torino 276; ASAE, 9; CM 20164, 20530). All'inizio della XII dinastia tutta la formula può ricevere l'indice di pluralità " cnh.w tpj.w t3" (Louvre C 15, cfr. RT, 19). I determinativi nelle parole "tpj.w t3" si incontrano raramente[25]. Prima della XII dinastia questi, a volte, sono rappresentati mediante i segni FIG.17 e nei tempi successivi il solito segno FIG.18 (Naga ed-Deir 84; Dendereh, XII; cfr. Naga ed-Deir 46). La grafia della parola "t3" è anch'essa molto importante per la datazione. La variante FIG.19 [26] è attestata solo fino all'anno 29 del regno di Amenemhat II (Courtiers 22; GMII 1137; Torino 1447; BH, I, 44; CM 20026; Louvre C 166; Sirenput; RT, 3, BM 829). Sulla stela datata al regno di Sesostri I (JEA, 38) appare già l'altra scrittura della parola "t3" – FIG.20, che è usata durante tutta l'epoca del Medio Regno (fino al Nuovo Regno). Il segno FIG.21 al posto di FIG.22 è annotato sui monumenti dell'epoca di Sesostri III e del periodo successivo (Ginevra D 50; BM 233; Sinai 409; CM 20093, 20100, 20119, 20401, 20540; Berlino 7311, 19500; BM 239, 240, 471, 504; CM 20396; Firenze 1540; CM 20394; Leiden F 95/8, 3; Marsiglia 29; CM 20335). Le differenze nella posizione di questo segno (FIG.23) non sembrerebbero importanti per la datazione, il modo di porre il trattino sotto il segno del canale o della terra è attestato dal tempo di Amenemhat III (BM 233, 471; CM 20394, 20530). La stessa parola "terra" è scritta o FIG.24, o FIG.25, o FIG.26. In base alla grafia FIG.27 si potrebbero trarre importanti conclusioni cronologiche, ma purtroppo ci si astiene dal farlo. L'insoddisfacente pubblicazione della maggior parte delle stele del Medio Regno non permette di capire la reale grafia dei segni. Alcuni editori (soprattutto nel XIX sec.) non hanno considerato il numero dei granellini disegnati sotto il segno "terra". Così Gayet riprodusse lo stesso segno della stela del Louvre C 181 in due modi diversi: sulla tavola 36 della sua edizione così: FIG.28; e sulla tavola 48, N°12 così: FIG.29. Quando la formula comincia con le parole "O uomini, che vivete sulla terra" all'appello stesso spesso seguono ulteriori formule, con la funzione di specificazione dell'appello stesso; queste a volte alludono chiaramente al fatto che per i vivi è bene rispettare la preghiera del defunto. Tali specificazioni, molto usate nel periodo che precede la XII dinastia, si incontrano anche all'inizio e a metà di questa stessa dinastia (BH, I, 44; JEA, 38; Leiden V 2; Louvre C 177; RT, 3; Leiden V 6; BM 576; cfr. BH, I, 8). Sotto i successori di Amenemhat II tali specificazioni scompaiono e l'appello diventa uniforme. Le parole "che amate la vita e odiate la morte" sono molto significative per la datazione. Si incontrano sui monumenti dell'Antico Regno con la funzione di specificazione dell'appello. Tali parole sono molto diffuse durante il periodo dei torbidi[27] (Naga ed-Deir 37, 46, 55, 62, 73, 83; Dendereh, Cha. , XII; BM 1059; Leiden F 1902/7,1; GMII 1137; CM 20003; Torino 1447; courtiers 22)[28]. A cominciare dalla XII dinastia sono inserite nell'argomento della preghiera (insieme con altre che prima avevano la funzione di specificazione dell'appello "o uomini". In ogni modo sono usate come specificazione all'appello ancora all'inizio della XII dinastia (BH, I, 44; JEA, 38; Erm. 87; RT, 3; Louvre C 177; Cfr. BH, I, 8). Sui monumenti attribuiti al periodo seguente il regno di Sesostri I, tali parole con la funzione di specificazione si incontrano solo una volta sulla stela CM 20030[29]. Durante l'Antico Regno e nel periodo dei torbidi invece della parola "morte" è usato l'eufemismo "decesso" (hp.t) trasformato nel verbo di movimento "hpj". Quindi è pienamente comprensibile il determinativo FIG.30 che era usato nell'epoca dei torbidi e all'inizio della XII dinastia (Naga ed-Deir 46; Torino 1447; Courtiers 22; JEA, 38; CM 20515). Sui monumenti appartenenti al periodo precedente la XII dinastia (graffito di Khor Dehmit; CM 20003) è riportato il determinativo FIG.31[30], però è un altro ad esser particolarmente diffuso: FIG.32 (Naga ed-Deir 37, 55, 62, 79, 83; BM 1059; Leiden F 1902/7, 1; GMII 1137; CM 20003). In seguito tale parola è rappresentata in modo differente: FIG.33 (BH, I, 44; CM 20030), FIG.34 (CM 20530), che indubbiamente è un'imitazione del determinativo più antico. Su uno dei monumenti della fine del Medio Regno si incontra il determinativo FIG.35 (CM 20329). Altre specificazioni all'appello si usano solo prima del regno di Sesostri II. Su un monumento della X dinastia è incisa la specificazione "i nati e i nascituri" (Siût, III, 1) e su un altro monumento del periodo dei torbidi si legge "coloro che esistono" (CM 20003). Sulla stela 1447 del museo di Torino è inciso l'appello: "O uomini che vivete sulla terra, coloro che accompagneranno Khentimentiu e Upuaut, che amate la vita e odiate la morte". Un appello simile si trova anche sulla stela di Leiden V 2; cfr. la variante "coloro che verranno insieme con Upuaut, signore di Siût" (Siût, III, 1). Sulla stela di uno dei compagni di guerra vicini ad Amenemhat I oltre a ciò è aggiunto: "coloro che desiderano essere onorati presso il faraone" (BH, I, 44). La frase "che desiderate che i vostri figli vivano" si incontra due volte sulle stele del tempo di Amenemhat II (Leiden V 6; BM 567). Un pensiero simile, espresso proprio con tali parole, si trova anche nell'argomento della preghiera sulle stele di questo periodo (Louvre C 181, Berlino 1188). Per quanto riguarda gli altri periodi questa frase non è attestata. I titoli delle persone cui si rivolge il defunto possono anche essere adoperati per la datazione delle stele, inoltre non è significativo solo il loro contenuto reale, ma anche il carattere dell'uso, la scrittura, ecc. … Gli egiziani inseriscono i titoli nella formula con lo scopo di concretare l'appello. Probabilmente qui si sente l'influsso della formula di ammonimento in cui era necessario elencare tutti coloro che potevano recare danno alla tomba[31]. Già durante l'Antico Regno qualche volta riportan due o tre titoli. Nell'epoca dei torbidi questa tradizione è quasi dimenticata per rinascere durante l'XI dinastia, ma solo come breve spiegazione all'appello "tutti i sacerdoti-lettori" (TPC, 77), "gli wab del dio grande e tutti i sacerdoti del dio di Abido" (Torino 1447). Simili spiegazioni si trovano anche sulle stele dell'inizio della XII dinastia (CM 20518, Usermontu, CM 20014) e della sua fine (CM 20016, 20017). Tuttavia già durante l'XI dinastia tale appello si allunga un poco. Anche sulla stela di Torino è presente un appello particolareggiato fuori dalla formula: "O sacerdoti e sacerdotesse del dio, cantori e cantatrici, danzatori e danzatrici, šnc.w, guerrieri, bambini, tutte le persone di Abido". Sotto Sesostri I nella formula è inserito un elenco particolareggiato delle cariche e delle professioni (Leiden V 2)[32]. Allora appare anche l'appello alle personalità "laiche" (CM 20539; Monaco 27; Louvre C 15; CM 20025, 20040). Verso l'epoca di Sesostri I (forse un poco prima se fosse possibile datare le stele CM 20088 e CM 20174 al mezzo della XI dinastia questo elenco, a causa di determinati motivi storici, si trasforma in una formula composta dai titoli dei sacerdoti wab, dei sacerdoti-lettori, dei cantori, dei funzionari (qualche volta qui sono anche menzionati i servi del dio, generalizzati dalle parole "ogni persona". Di solito in ogni elenco del genere ci son tre o quattro titoli (Ginevra D 50; CM 20683; Leiden V 7; BM 1213, 233; Berlino 7732; BH, I, 41; CM 20093, 20160, 20401, 20540; Ny Carlsberg 1539; Stuttgart 4; Berlino 7311, 19500; BM 223, 239, 240, 471; CM 20458; Bologna 1903; RT, 29; BM 504; CM 20030; Firenze 1540, 1546; CM 20043, 20394; Liverpool 13846; Leiden F 95/8; El-Amrah; Calvet 31; Marsiglia 29; Ny Carlsberg 964; Oxford 1113; Stuttgart 10; CM 20335, 20530; cfr. Mastabat). Gli stessi titoli danno materiale prezioso per la datazione. Dalla fine della XII dinastia sono particolarmente favoriti gli appelli agli uomini dotti; gli scribi e i sacerdoti lettori (i quali dovevano leggere i testi rituali). Oltre all'istruzione gli egiziani consideravano anche la frequenza delle visite alla necropoli di persone con determinate occupazioni. Ovviamente i sacerdoti dovevano far visita molto più spesso degli altri, quindi di solito il defunto si riferisce loro. Sotto Sesostri III e Amenemhat III si adotta l'uso di rivolgersi contemporaneamente a tutto il "clero" (wnw.t) di un servizio a tempo, in particolar modo del tempio di Osiri (JEA, 14, CM 20538 è la formula originale; BM 101; CM 20691, 20153, 20497). Gli appelli ai danzatori e alle danzatrici (Leiden V 2, CM 20026, cfr. Torino 1447) non sono attestati dopo Sesostri I, così come quelli ai "servi del dio" (CM 20026). A partire dall'epoca di Sesostri III nella formula vengono menzionati spesso gli scribi e i sacerdoti lettori. Tali titoli si incontrano anche sulle stele TPC, 77 e CM 20014, attribuite al periodo precedente il regno di Sesostri III, ma anche sulle stele CM 20088 e 20174 che probabilmente appartengono a questo stesso periodo. I "servi del dio"! entrano a far parte dell'"Appello" solo sotto Amenemhat III (l'esempio più antico è BM 233). Per la datazione è molto importante la grafia dei titoli. "Servo del dio" è scritto FIG.36; ma su una delle stele attribuite verso l'epoca di Amenemhat III si incontra la scrittura FIG.37 (CM 20536). Il "sacerdote-lettore" dalla fine della XII dinastia è rappresentato con il monogramma FIG.38, cioè con l'unione di due geroglifici: FIG.39 e FIG.40 (Stuttgart 4; Berlino 7311; BM 204, 240, 504; Firenze 1540, 1546, Calvet 31; El-Amrah; Marsiglia 29; CM 20335); ma qualche volta anche così FIG.41(CM 20030; cfr. Ny Carlsberg 964; Oxford 1113). La scrittura FIG.42 è attestata solo sui monumenti posteriori (Berlino 7311; BM 504). "Wab" dalla fine della XII dinastia è definito con il segno dell'acqua (CM 20174, 20458; BM 223; CM 20564, 20530). Per la datazione è importante anche la frase "coloro che passeranno...". Sui monumenti attribuiti all'epoca precedente l'XI dinastia, sono state scoperte alcune varianti della scrittura: FIG.43 Naga ed-Deir 37, 46, 47, 55, 69, 83; CM 20005: il primo uso attestato del segno FIG.44 nell'"Appello" si riferisce all'anno 10 del regno di Sesostri I (CM 20515). Perciò questo segno si incontra spesso nella parola "passare". Il segno FIG.45 probabilmente appare già al mezzo della XII dinastia (Leiden V 72), dalla fine di tale dinastia la desinenza FIG.46 è scritta anche dopo il suffisso (Berlino 7732; CM 20093). Le tombe sono chiamate o "is" oppure "mihc.t" (< "mchc.t)[33]. Per quest'ultimo in base all'iscrizione "Ttj-šrj" il vocabolario a volte traduce "cenotafio ad Abido"[34]. Una simile interpretazione è confermata dal fatto che durante il Medio Regno la nobiltà cittadina arrivata ad Abido riservò a sé solo "mihc.t". Purtroppo è impossibile verificare in quali casi questa parola significhi "cenotafio" e in quali "tomba", in quanto la necropoli di Abido fu saccheggiata e i risultati delle ricerche archeologiche non sono pubblicati in modo soddisfacente. La parola "mihc.t" appare solo durante la XII dinastia. Ciò è comprensibile se accettiamo la teoria dei cenotafi. Ma Abido (dove per l'appunto si trovano i cenotafi) durante le guerre della X e XI dinastia fu territorio conteso fra il nord e il sud. Solo con l'avvento al trono di Sesostri I la situazione si stabilizzò, tanto che fu possibile arrivare lì per i funerali dei morti, per collocare le stele, per costruire cenotafi, ecc... Nei primi testi la stela si chiama sempre "cb3" indipendentemente dalla forma. Il termine "wd" appare nella formula solo nella seconda metà della XII dinastia e solo alla sua fine si comincia ad incontrare una denominazione "špsj" (CM 20093, 20100; Stuttgart 4; Berlino 7311; BM 240, 471, 504; Firenze 1540, 1546; CM 20043; cfr. Morgan, I, p. 12, N°49) che il vocabolario (Wb., IV, 541) traduce con la parola "stela" non ostante sulla stela Stuttgart 4 fosse determinata con il segno FIG.47 (vedi anche M., p. 171, nota 1). È indispensabile fare attenzione alla grafia del termine "mihc.t". Dal mezzo della XII dinastia il segno FIG.48 qualche volta sostituisce FIG.49: BM 519, 805; CM 20538 (però su CM 20539 da cui è copiato il testo della stela CM 20538 questa sostituzione non c'è), CM 20119[35].
Note[18] Questa tradizione è conservata anche presso i copti (cfr. Togo Mina, Deux stèles funéraires coptes en dialecte sahidique: BSAC V, 1939, 82). [19] Nuova edizione: J.J. Clère e J. Vandier, Textes de la première période intermédiaire et de la Xième dynastie, Bruxelles 1948, p. 3. [20] Probabilmente si può datare alla fine della XII dinastia, cfr. FIG.66 (ASAE 9). [21] Le varianti FIG.67 non sono significative per la datazione. [22] FIG.68 sono spesso con l'indicatore di pluralità. [23] Qui si manifesta non tanto la tendenza a conservare il quadrato nella scrittura – che si poteva effettuare anche per pezzo di un'altra disposizione dei segni FIG.69 e persino FIG.70 - ma piuttosto il desiderio di riempire gli spazi vuoti per creare un testo più compatto. [24] Erm. 87 non rappresenta un'eccezione: FIG.71 sotto FIG.72 sicuramente si riferisce a "cnh.w" (che non ha l'indice di pluralità), sono stati posti sotto questo segno dal lapicida per mancanza di spazio alla fine della riga. Cfr. la grafia simile su Berlino 7313. [25] La presenza della solita specificazione alle parole "uomini, che vivete sulla terra" o no non è significativa per la datazione. Nell'ultimo caso vicino ad ogni parola può trovarsi anche l'indice di pluralità (Siût, III, 1, Sinai 136; cfr. Sirenput). [26] Guardando la fotografia si ha l'impressione che vicino al segno FIG.73 ci sia una lacuna, però osservando meglio ci si accorge che è solo un'illusione. [27] Cfr. il graffito di Khor Dehmit (vedi G. Roeder, Debod bis Bab Kalabsche, t. I-II, Le Caire 1911, t., pp. 115-116; t. II, Tav. 108c, 109a) datato al regno di Uadjkhara, faraone della VIII din. [28] L'appello "o uomini" senza una determinata specificazione si incontra solo sui monumenti di questa epoca: Naga ed-Deir 47, 69, 84; TPC, 77. [29] I participi "che odiano" e "che amano" di solito sono imperfettivi. A. Gardiner, (A.H. Gardiner, Egyptian Grammar, 3 ed., Oxford 1957, p. 367) pone l'attenzione sul parallelismo dei participi imperfettivi o perfettivi negli epiteti. Tutte le varianti sul graffito da Khor Dehmit e sulla stela Erm. 87 – "cnh, msdd.w hp.t" – sono interessanti. In rtelazione a ciò si può citare la supposizione di Gardiner (§ 367,2) sul participio del verbo "mrj" che cambia significato nella forma non geminata "mrr" "che ama", ma "mr" "che desidera". In alcuni casi però ci si trova a tradurre anche i participi geminati. [30] Ibidem, Sign-List, Z6. [31] Vedi W.K. Simpson, A Hatnub stela of the early twelfth dynasty: MDAIK 16 (1958) 302-303. [32] Altri appelli non tipicizzati ai sacerdoti si incontrano sui monumenti di Saqqara, Mastabat, Berlino 8803. [33] E. Dévaud, Sur la substitution d'un FIG.74 secondaire à un FIG.75 primaire: Sphinx 12 (1909) 107-110; 13 (1910) 153-162. [34] Vedi F.W. von Bissing, Zwei Gräber eines Toten: ZÄS 62 (1927) 65. Ne "La saggezza di Amenemope" (II, 9-10) il presunto cenotafio si chiama "is" e la tomba originale "mr". [35] "m hd m hsfj.t" è difficile che venga usata per la datazione della stela. Dove le parole sono scritte per intero vale: "hsfj.t" (hntj.t – Siût, III, 1, Ny Carlsberg 1539). Articoli recentemente pubblicati in Egittologia [archivio]:- Mersa/Wadi Gawasis 2010-2011 Report - by Kathryn A. Bard (Boston University, Boston, MA, USA), Rodolfo Fattovich (University of Naples "L'Orientale," Naples, Italy) - Cheryl Ward (Coastal Carolina University, Conway, SC, USA)
- Report on the Pisa University Archaeological Missions in Fayum,in November and December 2011
- Dra Abu el-Naga 2011. Rapporto preliminare della XI campagna di scavo dell'Università di Pisa - M. Betrò / Preliminary Report of the University of Pisa 11th Field Season, by M. Betrò
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