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Un metodo di datazione delle stele del Medio Regno - di O.D.Berlev

PREMESSA

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Le stele dei monumenti e delle tombe del Medio Regno sono fonti di estrema importanza per la storia di questo periodo, tuttavia il loro valore di documenti è in gran parte sminuito dal fatto che solo alcuni di essi son datati. I metodi di datazione delle stele, in base ai dati indiretti, non sono stati finora elaborati in misura sufficiente.

Negli ultimi quaranta anni si è destato l'interesse per tale questione, infatti sono state pubblicate importanti ricerche. La stela come monumento d'arte fu studiata da G. Evers[1]; H.W. Müller e K Pflüger[2]; le iscrizioni dell'XI dinastia da H.J. Polotsky[3]; i testi autobiografici da J. Janssen[4]. È stata studiata la formula htp-dj-nsw.t che assicura la donazione di offerte[5].

Si può affermare che l'elaborazione del sistema di datazione in base ai dati indiretti è solo all'inizio. Infatti non sono ancora state esaminate le immagini sulle stele e delle numerose formule ne è stata studiata solo una. Finora i ricercatori si sono occupati solo dei monumenti datati, 100 o 200 rispetto ai 2000 conosciuti (quanto detto non riguarda i lavori di H.J. Polotsky e J. Janssen).

Come mezzo per la datazione dei monumenti l'autore del presente articolo si pone come obiettivo lo studio della formula "Appello ai vivi", la più diffusa dopo la htp-dj-nsw.t. L'autore cercherà di esaminare la storia di tale formula fondandosi sul maggior numero possibile di documenti.

La formula "Appello ai vivi" (in seguito "Appello") non è stata ancora esaminata come base della datazione dei monumenti del Medio Regno. Nel 1938 J. Sainte Fare Garnot pubblicò tutti i testi, conservatisi dall'Antico Regno, contenenti la formula dell'"Appello", fornendo loro solo un commento filologico e storico culturale[6]. W. Spiegelberg dedicò un articolo filologico a due varianti della formula in questione e H.J. Polotsky vi dedicò un paragrafo della sua opera[7].

Nel nostro articolo si confronteranno i monumenti datati esattamente (saranno sottolineati) con quelli datati approssimativamente per mezzo dei lavori di G. Evers, J. Polotsky, W. Müller, P. Smither e K. Bennett (vedi la tabella alla fine dell'articolo). In qualità di documenti si sono adoperati i graffiti rupestri, le iscrizioni sulle stele e quelle sulle tombe del Medio Regno (IX-XVII dinastia)[8].

La collocazione della formula sulla stela venne mutata durante il Medio Regno; essa non dipendeva tanto dalla forma della stela[9], quanto dalla reciproca disposizione delle iscrizioni e delle immagini.

Durante l'età dei torbidi, cominciata dopo l'Antico Regno, nel sud dell'Egitto si diffusero larghe stele rettangolari, su cui i testo era trascritto (in righe orizzontali o verticali) a destra dell'immagine del defunto. La formula che ci interessa (nei rari casi in cui si incontra su quelle stele) occupa le ultime righe dell'iscrizione, immediatamente prima dell'immagine (Naga ed-Deir 47,83; CM 20005).

In quello stesso periodo compaiono le larghe stele rettangolari con una grande iscrizione sopra l'immagine. Un simile principio di disposizione dei testi e dei rilievi è applicato su stele di forma diversa (naturalmente ad eccezione delle "false porte") per tutta la durata del Medio Regno. Il comporamento della formula in tale variante di composizione – denominata dal Müller tipo a due[10] - è molto interessante perché ci offre una nuova possibilità per datare i monumengti con il periodo precedente o seguente il regno di Sesostri III.

Per i monumenti del primo periodo è tipica la frequente sottolineatura del fatto che la formula è "enunciata" dallo stesso defunto e anche la collocazione della formula alla fine dell'iscrizione, dopo tutte le altre formule e i testi[11], immediatamente prima dell'immagine del defunto, il quale la "enuncia" (cfr. Leiden V 2; CM 20026, 20515; BM 567 e altre).

Poco prima della XII dinastia e al suo inizio la variante del tipo a due registri si distingue per le righe orizzontali. Durante l'epoca dei torbidi ad esse aggiungon due o tre righe verticali. La formula, generalmente l'iscrizione finale, è inserita appunto in queste righe, sebbene possa cominciare anche nelle righe orizzontali (Naga ed-Deir 37, 46, 55, 62, 69, 73, 84; BM 1059; Leiden F 1902/7,1)[12].

Tali righe verticali non sono usate con lo scopo di mettere in evidenza graficamente la formula. Piuttosto l'artista lo faceva per guadagnare spazio per l'immagine senza dovere ingrandire le dimensioni della stela.

Probabilmente durante la prima metà della XII dinastia la formula è divisa appositamente sulle stele con lunghe iscrizioni. Così sulla stela CM 20400 la parte del testo della formula è trascritta in linee verticali (il resto dell'iscrizione è in orizzontale) e sulla stela CM 20539 le righe verticali della formula formano persino una specie di "falsa porta"[13].

Dal tempo di Amenemhat II si propaga l'uso di inserire una lunga iscrizione in linee verticali[14]. In tali stele la formula è rara (solo in Louvre C 177). Durante il regno di tale faraone (e anche più tardi) sulla stela del tipo a due registri a righe orizzontali si trova l'appello indiretto: "è amato di Osiri colui che …". Non essendo il discorso del proprietario della stela essa può stare completamente indipendente, ma quando ci sono altre formule ed altri testi tende sempre ad occupare l'ultima parte (Berlino 1183, CM 20061, BM 579, CM 29567 e altre).

All'inizio della XII dinastia la formula si trova anche nelle "false porte" (Dahshur), sugli stipiti a destra della porta (sotto la scena del pasto funebre) ed inoltre i segni sulle righe sono rivolti verso la porta.

Nella seconda metà della XII dinastia questo tipo di stele mutò: l'intero testo sottostante (Berlino 7313) con i segni rivolti verso destra riempie la parte inferiore della stela, mentre la riga superiore orizzontale si allunga. In questo modo le stele del tipo a due registri cedono il posto a quelle del tipo a tre registri.

Le cose cambiano se la formula è trascritta sulle stele a forma di falsa porta con la nicchia per la statua. Qui la nicchia è circondata di sopra e ai lati dalla formula htp-dj-nsw.t (cfr. BM 569, Leiden V 6, BM 471).

L'epoca di Sesostri III appare come un periodo cruciale per lo sviluppo della stela medioegizia[15]. La posizione della formula sulla stela muta: 1) la formula diretta può trovarsi sulla stela del tipo a due registri all'inizio dell'iscrizione, in quanto non è preceduta da nessuna parola, mentre le rimanenti formule, htp-dj-nsw.t compresa (quest'ultima è organicamente legata all'"Appello", Ginevra D 50, CM 20683 e altre), a questa seguono: 2) sulle stele del tipo a tre registri qualche volta la formula si trova nell'iscrizione inferiore sotto l'immagine; 3) la vicinanza all'immagine ora non è obbligatoria, così anche l'inserimento della formula nel "discorso" del defunto.

Quanto detto non significa certamente che dopo Sesostri II gli antichi principi di disposizione del testo sulla stela siano ritrattati, però le particolarità osservate sono assenti sulle stele del periodo precedente.

In alcuni casi la posizione della formula dà la possibilità di datare le stele ancora più esattamente. La formula nella centina della stela, seguita da altre formule, è usata durante il regno di Sesostri III, all'inizio del regno di Amenemhat III (Ginevra D 50; CM 20683, 20609) e probabilmente nel periodo che segue (Ny Carlsberg 964).

Sotto Amenemhat III amano riempire la centina con immagini degli dei e con altri simboli (vedi E., 565). Questa usanza si diffonde particolarmente dopo la XII dinastia. In questo modo tutti i testi son trasferiti nella parte principale della stela (Louvre C 5; BM 223; Berlino 7732, 19500, 7311; BM 233, 240; CM 20093, 20100, 20335).
Durante il regno di Sesostri III le stele a centina hanno spesso la cornice leggermente lavorata con un'incisione[16]. Probabilmente simili stele sono fabbricate anche all'inizio swl regno di Amenemhat III, ma successivamente non sono più in uso. Su queste stele la formula è di solito collocata nell'iscrizione principale (BM 805, CM 20119, 20401, 20536; Ny Carlsberg 1539), ma la troviamo sulla cornice solo una volta (CM 20038; cfr. CM 29569).

A partire dal regno di Amenemhat III entrano in uso le stele invertite del tipo a due o tre registri (l'immagine è sopra l'iscrizione grande). Tali stele erano usate anche prima, ma l'iscrizione inferiore, di regola, conteneva l'elenco dei familiari e dei parenti (cfr. però Münter, I)[17]. Quando le "false porte" si mutano nel tipo delle stele a tre registri (fine della XII dinastia) diventano strutturalmente simili alle stele di questo tipo. Siccome sulle "false porte" qualche volta le iscrizioni grandi si trovano sotto l'immagine sulle colonne verticali, allora anche sulle altre stele i testi lunghi cominciano ad esser collocati sotto l'immagine sulle linee verticali (BM 239, Bruxelles 91, CM 20030 e altre). Nello stesso periodo si diffonde la stela con l'iscrizione inferiore orizzontale. In ambo i casi la formula si trova in basso (BM 101; Qaw CM 20497, 20748; BM 504; Leiden V 101; CM 20043, 20394, 20497).

Nell'"Appello ai vivi", spesso inteso come discorso del defunto, quest'ultimo chiede di pronunciare un buon augurio o di recitare un rito funebre per se stesso (a volte anche per altri). Non capita mai che egli chieda di farlo solo per gli altri. Quindi si può affermare indubbiamente che la stela era fabbricata per colui al quale era dedicata la formula.

Il testo della formula "O uomini che vivete sulla terra..." si divide in parti: l'appello ai vivi, l'argomento della richiesta, la richiesta. Qualche volta alla formula aggiungevano ancora qualche parola a proposito del fatto che non creava difficoltà pronunciarla: "Questo è (solo) un soffio delle labbra...".

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Note

[1] H.G. Evers, Staat aus dem Stein, Bd II, München, 1929, § 485-573 (nel testo indicato E.)

[2] H.W. Müller, Die Totendenksteine des mittleren Reiches: MDAIK 4 (1933) 165-206 (nel testo indicato M.); K. Pflüger, The private funerary stelae of the Middle Kingdom and their importance for the study of ancient Egyptian history: JAOS 67, 2 (1947) 127-135 (nel testo Pf.); cfr. l'intera opera: B. Portner, Die ägyptischen Totenstelen als Zeugen des sozialen und religiösen Lebens ihrer Zeit, Paderborn 1911.

[3] H.J. Polotsky, Zu den Inschriften der XI. Dynastie, L;eipzig 1929 (nel testo P.)

[4] J. Janssen, De traditioneele Egyptische autobiografie voor het Niewe Rijk, I-II; Leiden 1946

[5] P.C. Smither, The writing of "htp-dj-nsw" in the Middle and New Kingdoms: JEA 25 (1939) 34-37. C. Bennett espresse il proprio giudizio sull'articolo di Smither (JEA 27, 1941, 157); cfr. anche C.J.C. Bennett, The growth of the "htp-dj-nsw" formula in the Middle Kingdom: JEA 27 (1941) 77-82 (nel testo B.); C.J.C. Bennett, Motifs and phrases on funerary stelae of the later Middle Kingdom: JEA 44 (1958) 120-121 (cfr. E., § 566-568).

[6] J. Sainte Fare Garnot, L'appel aux vivants dans les textes funéraires égyptiens des origines à la fin de l'Ancien Empire, Le Caire 1938.

[7] W. Spiegelberg, Eine Formel der Grabsteine: ZÄS 45 (1908-1909) 67-71; P., § 83.

[8] La rivelazione delle particolarità locali è facile in quanto si sono conservati più o meno intatti solo i monumenti della necropoli di Abido.

[9] In relazione alla forma le stele medioegizie posson dividersi in quattro tipi: a centina, rettangolari (lunghe e larghe), le "false porte", imitazioni della "falsa porta" (vedi E., § 485 ss.; Pf.).

[10] Müller divide le stele secondo la composizione in tipi a due registri (Zwei-Felder-Typus), tipi a più registri (Streifengliederung) e "false porte" (M., p. 199 ss.). A noi sembra che in base alla classificazione di composizione delle stele sia più comodo considerare il rapporto: iscrizione-immagine (dall'alto in basso in verticale). In questo modo se una parte della stela è occupata dall'intera (a destra – a sinistra) iscrizione e l'altra dall'immagine, allora tale variante può denominarsi di tipo a due registri, semplice o a più registri (quando l'immagine è in diverse parti). Se sulla stela compare un secondo testo integrale, allora tale variante di composizione può esser classificata come tipo a tre registri. La posizione invertita dell'iscrizione e dell'immagine dall'alto in basso dà corrispondenti varianti invertite: tipo a due registri invertito (immagine-iscrizione); tipo a tre registri invertito (l'intera iscrizione a sinistra e a destra è tra le immagini collocate in alto e in basso). Quando è presente la variante ad un registro non c'è l'iscrizione intera dalla sinistra alla destra del margine della stela. La classificazione comprende solo in parte i monumenti prima della XII dinastia.

[11] Qualche volta gli epiteti elogiativi al nome del defunto e persino alcuni testi di contenuto cultuale (in particolare la dichiarazione dei parenti che erigono la stela) sono inseriti tra la formula e l'immagine (Torino 1447; JEA, 38, BM 152). Naturalmente le grandi iscrizioni sulle tombe non consenton di mettere in pratica questo principio. Lì la formula, spesso senza preamboli, apre l'iscrizione (Siût, III, 1, BH, I, 44; cfr. Sirenput). Tale tipo di inizio si incontra tre volte anche sulle stele del periodo precedente il regno di Sesostri III (CM 20003, Courtiers 22, Louvre C 181).

[12] La stela del celebre Tjetji (CV 15), scolpita sotto Antef III, appare come un ulteriore sviluppo dell'aspetto di simili monumenti.

[13] Questa separazione grafica della formula si trova anche su CM 20538: le righe verticali son davanti all'immagine vicino all'intera iscrizione orizzontale.

[14] Vedi E., § 530.

[15] Pf., p. 130.

[16] Cfr. M., p. 205. Queste stele compaiono per la prima volta sotto Amenemhat II.

[17] V. Schmidt, Museum Münterianum, Bruxelles 1910.