| Incisioni preistoriche su roccia sugli altopiani del Messak Settafet del Messak Mellet e nell'uadi Bergiug - di Angelo e Alfredo CastiglioniRedazione Archaeogate, 07-02-2004 - Pag. 1 di 5  Una "pinacoteca" preistoricaI calchi esposti nella mostra sono gli unici esistenti al mondo per la perfetta riproduzione di incisioni preistoriche su roccia. A sud-ovest della Libia, nelle vicinanze del confine con l'Algeria (a sud della regione libica del Fezzan), esiste una vasta zona rocciosa. Sono gli altopiani del Messak Settafet e del Messak Mellet che custodiscono una tra le più straordinarie "gallerie d'arte rupestre" finora conosciute. Nell'uadi Bergiug, a sud, confluivano le acque che scendevano dai due massicci montuosi. Visti dall'alto dalle fotografie satellitari, gli altopiani si presentano solcati da una fitta ragnatela di linee spezzate, zigzaganti, da un mosaico di curve serpeggianti e tortuose. Sono le gole scavate dall'acqua, ferite aperte nel suolo nel corso dei millenni da un lento lavoro di erosione che non ha mai fine. Sono gli "uidiàn" come, al plurale, vengono chiamati dagli arabi ("uadi" al singolare) queste fessure della crosta terrestre. Un tempo l'acqua vi scorreva abbondante, talvolta perenne; oggi incanalano le piogge che, saltuariamente, cadono sui monti. Possono trasformarsi in trappole mortali. 11 pericolo può venire da lontano, imprevedibile: un improvviso temporale può scaricare tonnellate d'acqua in pochi minuti. Il terreno riarso e calcinato non assorbe l'acqua che s'inalvea negli "uidiàn" trasportando detriti vegetali e fango, facendo rotolare le pietre con l'impeto accresciuto dalla pendenza e dalle gole incassate tra i monti. Una fiumana impetuosa ma effimera; in breve tempo l'acqua scompare, repentina come repentino è stato il suo sopraggiungere, scorrendo verso il fondo valle, evaporando sotto il sole cocente e nell'aria secca, assorbita dal terreno. Un'avventura paurosa per coloro che hanno avuto la sventura di viverla e che, anche se risoltasi positivamente, lascia nella mente immagini di terrore. Esploratori, studiosi o semplici viaggiatori sono stati talvolta sorpresi da queste improvvise fiumane, come capitò al prof. Paolo Graziosi, uno dei primi ad aver documentato e studiato i graffiti preistorici della Libia. Ci narrò la sua terribile avventura in un incontro, nell'ormai lontano 1983, nella sua casa di Firenze. Sorpreso da una fiumana in un "uadi", si salvò fortunosamente arrampicandosi sulle casse d'imballaggio della spedizione. Percorrendo il fondo di un "uadi" si entra in un "mondo" dove la linea retta è inesistente: è il dominio incontrastato di superfici curve, come curvilinei sono gli strati geologici messi a nudo dall'erosione. E' un luogo sorprendente, disseminato da sculture di pietra create nella roccia dall'azione di antiche acque e dall'erosione eolica che continua ancor oggi a modellare le superfici morbide, come le pareti di arenaria. Ed è soprattutto in questi "uidiàn", sulle rocce, in quelli che noi chiamiamo "fiumi di pietra" che si trovano i graffiti preistorici rappresentati dai calchi esposti. Incisioni di grandi animali, elefanti, rinoceronti, bufali, giraffe (i graffiti più antichi), oppure bovini, capre e pecore (i graffiti più recenti). Sono la testimonianza di epoche lontane e di profondi cambiamenti climatici, ma sono anche la chiara evidenza dell'esistenza, un tempo, di popolosi insediamenti umani di cacciatori e di allevatori e di una vegetazione lussureggiante di fiumi e di laghi ora scomparsi. Articoli recentemente pubblicati in Egittologia [archivio]:- Mersa/Wadi Gawasis 2010-2011 Report - by Kathryn A. Bard (Boston University, Boston, MA, USA), Rodolfo Fattovich (University of Naples "L'Orientale," Naples, Italy) - Cheryl Ward (Coastal Carolina University, Conway, SC, USA)
- Report on the Pisa University Archaeological Missions in Fayum,in November and December 2011
- Dra Abu el-Naga 2011. Rapporto preliminare della XI campagna di scavo dell'Università di Pisa - M. Betrò / Preliminary Report of the University of Pisa 11th Field Season, by M. Betrò
Cliccare sull'immagine per l'ingrandimento  Una delle copie dei graffiti preistorici esposti, provenienti dal Museo Castiglioni di Varese. Questi graffiti, considerati "i migliori esempi di arte parietale preistorica", sono stati ottenuti con una speciale resina che ha permesso la loro esatta riproduzione e sono stati realizzati dall'equipe dei fratelli Castiglioni durante una missione di ricerca effettuata nel 1982 nell'altopiano del Bergiug in Libia.
 Alfredo Castiglioni illustra agli invitati alcuni graffiti. Lo stile naturalistico di queste incisioni preistoriche, che riproducono la "grande fauna selvaggia" che viveva nell'altopiano del Bergiug ora desertico, risalgono a oltre 8 mila anni da oggi.
 Alfredo Castiglioni illustra agli invitati alcuni graffiti. Lo stile naturalistico di queste incisioni preistoriche, che riproducono la "grande fauna selvaggia" che viveva nell'altopiano del Bergiug ora desertico, risalgono a oltre 8 mila anni da oggi.
 Alfredo Castiglioni con la prof Giuseppina Capriotti Vitozzi, ideatrice e curatrice della mostra
|