Germanico a Tebe - di L. Kakosy (trad. di M.A.Parogni)
Redazione Archaeogate, 28-12-2004

Tiberio condivideva le opinioni di Augusto riguardo l'Egitto e la religione egiziana. Il suo comportamento contraddittorio, in Egitto e in Italia, è un'eredità di Augusto, ma prende con sé drammatiche dimensioni. Anch'egli appare sui monumenti egizi come un re più generoso che si prostrava umilmente davanti agli dèi dei Niloti per offrire i suoi doni.
Tuttavia a Roma lo stesso Tiberio faceva distruggere il tempio di Iside, crocifiggere i sacerdoti e gettare nel Tevere la statua della dea[1]. In seguito Tacito riporta che furono deportati in "Sardinia" quattromila uomini, tra Giudei e seguaci di Iside[2]. Il famoso scandalo di Anubi nel tempio di Iside[3] dava il diretto avvio a questa violenta persecuzione, ma Tiberio era sicuramente ostile anche nei riguardi di tutti i culti orientali.
Un singolare episodio del suo regno fu il viaggio di Germanico in Egitto (19 d. C.), con il quale si attirò il dissenso dell'imperatore. Doveva essere a conoscenza che Augusto aveva proibito ai senatori e ai cavalieri[4] di entrare nella provincia senza l'autorizzazione imperiale. Tuttavia intraprese la visita di Alessandria e dell'egiziana Chora: certamente motivi importanti lo avevano spinto alla violazione del divieto. Uno di questi dovrebbe essere stata la carestia che si era verifìcata, menzionata da Suetonio[5].
Per non destare ancora di più la collera dell'imperatore, manifestava la sua lealtà attraverso un comportamento marcatamente più modesto. Egli mostrava l'acclamazione come un onore dovuto solo all'imperatore e a Livia[6].
Germanico visitò la Valle del Nilo fino a Syene.
"Subito vide i grandi resti delle antichità tebane e i geroglifici egiziani che persistevano sui grandiosi edifìci elevati, racchiudenti la passata potenza e, invitato un sacerdote degli anziani a tradurre la lingua avita, riferiva che là una volta avevano abitato settecentomila soldati e che il re Ramsete con l'esercito s'impadronì della Libia, dell'Etiopia, della Media, della Persia, della Battriana e della Scizia e di tutte le terre che i vicini Cappadoci coltivano, s'impossessò quindi della Bitinia e della Licia fino al mare. Si leggeva che erano stati inviati i tributi imposti alle popolazioni, le quantità di oro e argento, il numero di armi e cavalli, avorio e doni profumati per i templi e la quantità di frumento e di tutti gli utensili che sarebbero derivati da ogni nazione, non meno numerosi di quanto è stabilito ora per la forza dei Parti o la potenza romana. Del resto Germanico rivolse l'animo anche verso altre meraviglie, tra le quali era singolare l'effigie litica di Meninone, che emette un suono quando è colpita dai raggi solari; le piramidi, sparse qua e là sulla spiaggia aperta, che sovrastano innalzate come monti per la rivalità e le ricchezze dei re; la palude scavata nella terra per accogliere le acque sovrabbondanti del Nilo; altrove anche l'angustia e la profondità del fiume, nessun tratto accessibile ai ricercatori. Quindi giunse a Syene ed Elefantina, un tempo porte dell'impero romano, che ora si estende fino al mar Rosso[7]."
Egli stazionava anche a Tebe, per conoscere le antichità della città. Per la popolazione egiziana e i sacerdoti della città decaduta del grande regno egizio, l'arrivo del secondo uomo nel palazzo reale era naturalmente un evento significativo.
Non solo gli fu mostrata la meta del turista, i colossi di Meninone (Amenophis III) che risuonano: era anche interessato agli scritti dei templi del passato. Uno dei più anziani sacerdoti gli fu affidato come guida. Siccome in questo periodo la conoscenza della scrittura o geroglifica era ancora bene comune dell'educazione sacerdotale[8], evidentemente la scelta di un uomo attempato per l'eminente ospite voleva per questo mettere in rilievo l'esclusività di questa antichissima saggezza. Anche se nell'interpretazione del sacerdote era molto esagerato l'eroismo del re Ramesse (forse Ramesse II), in compenso, tuttavia, l'elenco del bottino dava la prova che era stato dato a Germanico un quadro fedele del contenuto di un testo storico.
Probabilmente la visita fu effettuata ai templi di Luxor e Karnak. L'accenno di gigantesche rovine e anche del nome Tebe indica la riva orientale. E' meno probabile che gli fossero state mostrate le imprese belliche di Ramesse II e di Ramesse III nel Ramesseo o a Medinet Habu.
In questo contesto è degno di nota che furono trovate, nelle più prossime vicinanze del tempio di Luxor[9], almeno otto stele con iscrizioni del tempo di Tiberio. Questo gruppo rappresenta sicuramente il ricordo di importanti avvenimenti, tanto più che in tutte le iscrizioni geroglifiche viene trattata la stessa tematica. Al tempo di Tiberio veniva eseguita nel tempio una costruzione, forse per riparare i danni che erano stati provocati da un'inondazione più abbondante (stele di Habachi No. 4), e si parla anche della libagione all'inizio di ogni decade. Su una stele il re si unisce alla divinità Opet, la personificazione del tempio di Luxor, davanti a due immagini di Amon (stele di Habachi No 2 Tf. X.). L'importanza della costruzione è indicata da una raffigurazione simbolica: Tiberio depone uno stampo per la produzione di mattoni davanti a due immagini di Amon (stele di Habachi No. 1 Tf. IX.). Egli non porta nessuna corona, cosa che armonizza con il suo ruolo di "verniciatore" di mattoni. L'imperatore stesso è attivo come lavoratore per abbellire il tempio.
Anche nello stesso tempio di Luxor sono conosciute le iscrizioni di Tiberio[10]. Oltre questi otto pezzi provengono da Tebe anche una stele di Tiberio nel British Museum (Abb. 1) e un'altra a Berlino[11]. Queste
stele raccontano che Tiberio aveva permesso il restauro di un pilone del tempio di Mut a Karnak, che era stato costruito da Augusto e danneggiato da una grande inondazione. Senza dubbio questa serie di stele eternava il grande lavoro di restauro nel tempio di Luxor e nel tempio di Mut a Karnak.
Sotto Tiberio[12], nella zona del tempio di Khonsu, di Opet e di Osiride è stato ricostruito un magazzino. E' evidente che anche quest'altra costruzione nella zona dei templi tebani (Meulenaere 70 f) era messa in relazione con la visita di Germanico a Tebe. Vista la triste situazione delle venerabili antichità della città, si suppone che avesse messo i fondi necessari a disposizione dei sacerdoti. Secondo le tradizioni egizie, tuttavia, il sovrano doveva sempre presentarsi nel tempio come patrono dell'edificio. Perciò egli è raffigurato solo sulla stele.
Nel periodo romano Tebe non era più una metropoli.
Sotto il dominio persiano e l'ultima dinastia nazionale la città non aveva potere politico.
Il famoso pellegrinaggio di Alessandro era dedicato ad Amon (Aminone) di Siwa, tuttavia era ritenuto un piccolo successo anche dai sacerdoti tebani. Anche se Alessandro non visitò mai la città, nel tempio di Luxor veniva eretto un santuario di imponenti dimensioni, sulle cui pareti Alessandro adorava gli dei di Tebe[13]. Le celebri
monete dei diadochi lo mostravano con le corna d'ariete. Così l'ideologia di Amon, in realtà, aveva un certo influsso sulle idee dei re ellenistici.
Nonostante la dimostrazione esterna di lealtà della casta sacerdotale, Tebe è stata, dalla rivolta del 206, un centro del movimento nazionale egiziano per la caduta della dinastia dei Tolomei. La sconfitta del 186 e la distruzione nell'88 ca., dopo un'insurrezione fallita, e anche la guerra di Cornelio Gallo nel 29 contro l'irrequieto Alto Egitto, ha colpito duramente la città. Tebe finiva di esistere come metropoli e quando Strabene la visitò trovò solo una località abitata, con i resti della passata grandezza. Secondo Strabene la distruzione nei templi risaliva al tempo di Cambise[14]. Tuttavia, lo splendore del periodo faraonico ancora nell'età imperiale ha attirato numerosi turisti ed anche Germanico, Addano e Settimio Severo visitarono la città. Ma nemmeno l'interesse di qualche imperatore cambiò la situazione comune.
Noi apprendiamo che, mentre nel periodo tolemaico venivano iniziati ancora grossi lavori, nel periodo romano si eseguivano solo occasionali restauri (Luxor, Karnak sotto Tiberio) oppure nuove costruzioni (templi di Deir esch Schelwit, qualche parte di Medinet Habu1[15], tutti sulla riva ovest). Vicino ai templi di Luxor veniva edificato[16], sotto Adriano, un piccolo Serapeum.
Gli avvenimenti della storia avevano di certo sottratto al clero di Amon la sua incredibile ricchezza passata, ma il suo orgoglio non era attenuato. I sacerdoti hanno dimostrato una grande concezione della storia egizia, sulla scia di Ecateo ed Erodoto (II . 143) grazie ad una serie di 345 statue, che dovevano aver raffigurato tutte un Sommo Sacerdote, cioè una generazione. Inoltre i testi tolemaici del tempio mostravano Amon come il più grande dio originario. Il suo potere era rappresentato in modo tale che egli era l'eternità ed aveva iniziato l'eternità[17]. La sua natura comprendeva il cosmo, egli sollevava in alto il cielo per mettere la sua anima (BA) nella montagna nascosta di luce (Achet), egli generò il mondo per il suo potere e creò l'aldilà come nascondiglio per il suo corpo[18]. La raffigurazione di Amon come originario serpente creatore viene in risalto soprattutto in epoca tarda[19].
L'affermazione "egli è il vento, egli permane in tutte le cose"[20] non solo rappresenta un gioco di parole con il suo nome (mn=permanere), ma lo caratterizza con ciò come energia vitale che penetrava l'universo (respiro vitale e nello stesso tempo sostanza interna a tutte le cose). Noi qui non vogliamo estendere inutilmente la discussione sulle astratte rappresentazioni di Amon. Simili punti si possono attestare in grosso numero nelle iscrizioni tolemaiche di più diversi edifici tebani[21]. I loro insegnamenti, del resto, derivati per lo più dal periodo precedente, erano di certo determinanti anche per la teologia tebana del periodo romano. La mancanza di nuove e importanti iscrizioni geroglifiche si spiega tramite la scarsa attività dell'edifìcio.
Nei diversi campi della fede in Amon si possono notare ulteriori sviluppi. L'ascesa di Osiride nella teologia tebana durante il I millennio avanti cristo, ha provocato, sicuramente, sicuramente, modificazioni nella rappresentazione di Amon.
In un notevole scritto sul propileo davanti al tempio di Montu a Tebe (Tolomeo III Evergete) Amon era definito come "il più vecchio figlio di Osiride"[22] cosa che, naturalmente, era difficilmente compatibile con il suo originario carattere divino. Questo nuovo concetto risultava, tuttavia, troppo ardito per potersi imporre. Il rapporto padre-figlio di entrambi gli dèi era osservato in maniera opposta, la priorità di Amon doveva essere tutelata. Secondo la versione del mito di Plutarco, una voce nel rinomato tempio di Zeus (tempio di Amon) a Tebe annunciava la nascita di Osiride, che doveva essere proclamata da Pamyle (o Pamyles[23]). Importante era anche la denominazione di Osiride, nella stessa storia, come "signore di tutto". Era senz'altro noto a Diodoro e alle sue fonti che per la maggioranza dei sacerdoti Crono e Rea (cioé Geb e Nut) non avevano Osiride ed Iside come figli, bensì Zeus ed Era (Amon e Mut). Dall'unione di
questi derivarono Osiride ed Iside, come pure Tifeo (Seth), Apollo (Horo o Harsiesi) e Afrodite (Nephthys[24]). In uno strano racconto è riferito che Iside aveva separato le gambe attaccate di Zeus (Amon[25]). Secondo un'interpretazione filosofica Amon qui è Nus (mente) e Logos (parola creatrice) che intraprende l'attività creatrice grazie ad un moto iniziale. Questo racconto di Eudosso vuole risalire alle immagini di Amon, dove il dio appare con le gambe unite[26]. Una simile possibilità di soluzione viene suggerita dall'immagine Amon-Min, che raffigurava il dio con le gambe unite[27]. L'interpretazione è senza dubbio di origine greca, ma potrebbe essere stata accettata anche dai sacerdoti egizi educati alla cultura ellenistica.
I Greci rilevarono abbastanza presto una parentela tra Zeus ed Amon.
Il nome Zeus al posto di Amon è documentato per la prima volta da Erodoto[28]. Amon aveva il ruolo di "re degli dei", Zeus è il sovrano degli dei e del mondo, entrambi davano responsi e vicino a ciascuno stava un uccello come animale sacro: l'oca oppure l'aquila.
Il rituale egizio di Zeus-culto di Amon si era notevolmente fuso con la mitologia omerica, oppure contribuì ad un'interpretazione razionalistica dell'Iliade. Diodoro parlava dell'annuale traversata di Zeus verso la Libia, cioè verso la zona ovest della Tebaide. Il suo ritorno dopo qualche giorno era interpretato come l'arrivo dall'Etiopia[29]. Questo si riferiva da un lato ad un celebre passo dell'Iliade[30], dove era narrato il viaggio degli dèi olimpici presso i leggendari Etiopi, da un'altra parte si riferiva alla "Festa della Valle desertica", durante la quale l'immagine di Amon era portata nella necropoli sulla riva occidentale[31]. Questa festa, il cui nome era sopravvissuto nel nome del mese copto "Paone", era ancora celebrata nel periodo greco-romano[32]. Il suo effetto sugli spettatori potrebbe, perciò, essere stato anche aumentato per il fatto che i Greci colti potevano scorgere in essa una rappresentazione drammatica di un episodio della mitologia omerica.
Tutto questo non deve ingannare su ciò, perché il tebano Amon aumentava soltanto lo splendore, lentamente sbiadito, di un passato pieno di gloria per i restanti culti locali dell'Alto Egitto.
E' difficile stabilire quando il suo culto a Tebe si spense definitivamente, tuttavia si suppone che si sia protratto fino al periodo di Costantino. Il Sommo Sacerdote è ancora documentato nel 180 d.C.[33], la gerarchia, quindi, si era mantenuta fino al tardo periodo romano, sebbene il numero dei sacerdoti, forse, si era abbondantemente ridotto. Nello stesso periodo sono attestati i "Pastophoroi" di Amon[34].
Nonostante la decadenza del suo culto, Amon ha conservato il suo credito nell'ambito filosofico. In una serie di frammenti ermetici, Ermes si rivolge ad Amon[35]. In un importante trattato, nel quale erano esposti gli insegnamenti ermetici di Asclepio, Amon era chiamato "Re[36]" (cfr. il titolo di Amon "Re degli dèi"). Oltre agli esempi egizi, doveva, nel suo ruolo di re, prendere parte anche all'ermetismo del "Fedro" di Platone, se non servire addirittura come fonte diretta[37].
Si estese al tempo di Tiberio anche l'incremento del culto di entrambi le manifestazioni divine, Imhotep ed Amenhotep, figlio di Hapu. A Karnak è conosciuto un numero di testimonianze del culto di Amenhotep ed Imhotep. La maggior parte sono originarie del periodo tolemaico[38]. Una grande importanza spettava al tempio di Ptah, un piccolo edificio a settentrione del tempio di Amon. E' originario del periodo di Thutmosis III, ma più tardi fu ripetutamente ampliato e restaurato. Ancora nell'epoca di Tiberio è stata continuata l'iscrizione sul IV pilone. Sull'intradosso meridionale e settentrionale c'erano due inni, uno concernente Imhotep, l'opposto di Amenhotep[39]. Il "Ka" di
Amenhotep viene definito come dio. Come saggio, divenne il compagno di Thot. Egli salvava gli uomini dai loro nemici e prolungava la loro vita.
Nell'inno di Imhotep, Tebe era designata come città prediletta del sapiente divino. Come riporta il testo, il suo tempio si trovava nelle vicinanze del tempio di Amon e così egli poteva vedere Amon durante la sua festa, cioè quando era portato in processione[40]. In questo posto si manifestava la priorità teologica di Amon, nonostante la popolarità sicuramente più grande del saggio. Era espresso anche l'augurio che l'anima (Ba) di Imhotep scendesse ogni giorno dal cielo per ascoltare la litania durante l'offerta. Nei templi del periodo greco-romano s'incontra di frequente il concetto che l'anima degli dèi scenda regolarmente dal cielo fino alle immagini per animarle[41].
Imhotep divideva le offerte che gli erano recate con gli antichi ed eccellenti dèi Akhu, cioè le statue dei beati[42] che erano nutrite da lui. Sotto Tiberio il rituale per Imhotep era, quindi, inserito nel culto conforme del tempio di Karnak.
Sotto Tiberio Tebe conosceva un miglioramento che si può collegare alla visita di Germanico. La generale decadenza, tuttavia, non poteva essere arrestata con questo.
Note
[1] Josephus Flavius, Ant. XVIII. 4, 79. Augusto e l'Egitto: I. BECHER: Das Altertum 11 (1965),40 ff.
[2] Annales II. 85, 5. Cfr. anche Suetonio, Tiberio, 36.
[3] Josephus Flavius, Ant. XVIII. 4, 65-80.
[4] Tacito, Annales II. 59.
[5] Tiberio 52.
[6] PREISIGKE: Sammelbuch 3924. Per l'accoglienza di Germanico in Alessandria cfr. Pap. Oxyrhynchus 2435.
[7] Tacito, Annales II. 60-61 (ed. C.HALM-G. ANDRESEN) Cfr. D.G.WEINGARTNER: Die Agyptenreise des Germanicus. Bonn 1969 (Papyrologische Texte und Abhandlungen 11). L'aumento delle imposte a Tebe per mantenere il seguito di Germanico: J. G. MILNE: A History of Egypt under Roman Rule. London 1924 14.
[8] Ancora nel 162 d.C. era richiesta l'autorizzazione dei sacerdoti per la conoscenza dell'antico sistema di scrittura. (Pap. Tebt. II 291. MITTEIS-WILCKEN 163).
[9] LABIB-HABACHI: Two more Stelae of King Tiberius unearthed in thè Eastern Side of Luxor Temple. Orientala Lovaniensia Periodica 6-7 (1975-76. Mise, in honorem Josephi Vergole) 247 ff. AHMED FAKHRY: Two more Stelae of Tiberius. ASAE 37 (1937) 25 ff.
[10] PM II 316 f (90 c-d); American Research Center in Egypt. Newsletter 118,1982, 10.
[11] E.A.W. BUDGE-H.R. HALL: A General Introductory Guide to thè Collection in thè British Museum. London 1930. 410, fig. 227 (Nr. 398). A. ERMAN: Zas 38 (1900) 123 ff.
[12] H. DE MEULENAERE: L'oeuvre architecturale de Tibere a Thebe. Orientalia Lovaniensia Periodica 9 (1978)69ff.
[13] PM II 324 ff.
[14] XVII. i. 46 Storia della città del periodo tolemaico: H. KEES : Thebai (Agypten). RE 1576f.
[15] PM 11 461 rf,475
[16] J. LECLANT: Orientalia 20 (1951), 456, M. MALAISE: Les conditions de penetration et de diffusion des cultes egyptiens en Italie. (EPRO 22), Leiden 1972. 421.
[17] Urk. Vili. 3(3b).
[18] ibid. 10 (12b).
[19] ibid. 17 (18b).
[20] ibid. La rappresentazione di Amon "l'immanente" è già rappresentata durante la XVIII dinastia (Urk. IV 164).
[21] Trattato fondamentale: K. SETHE: Amun und die acht Urgotter von Hermopolis. APAW 1929 Nr. 4 cfr. Stichwort Amun in LA I. 237 (E. OTTO); M. DORESSE: Le dieu voile dans sa chasse. RdE25(1972) 1191T.
[22] Urk. Vili. 7(8b).
[23] De Iside 12.cfr. J. GWYN GR1FFITHS: Plutarch's De Iside et Osiride. Cardiff 1970, 296 ff.
[24] Diodoros I. 13,4.
[25] De Iside, 62.
[26] Vedi anche TH. HOPFNER: Plutarch uber Isis und Osiris. 11. Prag 1941.218.
[27] Z.B. RARG Abb. 11.
[28] II. 42. L. KAKOSY: Zeus-Arnun. (Jubilee Volume of thè Orientai Collectio 1951-1976) Budapest 1978, 111 ff.
[29] 1.97.9 cfr. A. BURTON: Diodorus Siculus. Book I. (EPRO 29). Leiden 1972. 182
[30] I. 423 f. Il motivo ritorna fino alla fine dell'Egitto. KAKOSY: Nubien als Mythisches Land im Altertum Annales Universitatis... de Rolando Eotvos Noni. Sectio Historica 8 (1966), 7f.
[31] RARO 187.
[32] FAYZA MOHAMMED HUSSEIN HAIKAL: Two Hieratic Funerary Papyri of Nesmin. (Bibliotheca Aegyptiaca XV). Bruxelles 1972. 15.
[33] J. QUAEGEBEUR: Pretes et cultes thebains a la lumière de documents egyptiens et grecs.BSFE 70-71 (1974), 43.
[34] ibid. 44.
[35] Fragmente aus Stobaios (A.-J. FESTUGIERE: Corpus Hermeticum. III Paris 1954, Nr. XII-XVII).
[36] A.D. NOCK-A.J. FESTUGIERE: Corpus Hermeticum. II Paris 1960, Nr. XVI. cfr. R. REITZENSTEIN: Poimandres. Leipzig 1904. 197.
[37] 274 C-275 B.
[38] D. WILDUNG: Imhotep und Amenhotep. Gottwerdung im alten Agypten. (Munchner Agyptologische Studien 36) Munchen- Berlin, passim.
[39] ibid. 207 ff. S. SAUNERON: Un hymne a Imouthes. BIFAO 63 (1965) 73 ff. Urk. Vili 144 (212) (Amenophis), 145 (213) (Imhotep).
[40] SAUNERON: ibid. 79 Anm. k.
[41] Numerosi passi da L. V. ZABKAR: A Study of the Ba Concept in Ancient Egyptian Texts. Chicago 1968, 39 ff.
[42] SAUNERON: a.a. O. 86, Anm. xx. (Korrekturzusatz zu Ama 16.: J.- CL. GOLVIN et al.: BIFAO 81 <1981> 115ff.).
Articoli recentemente pubblicati in Egittologia [archivio]:
- Mersa/Wadi Gawasis 2010-2011 Report - by Kathryn A. Bard (Boston University, Boston, MA, USA), Rodolfo Fattovich (University of Naples "L'Orientale," Naples, Italy) - Cheryl Ward (Coastal Carolina University, Conway, SC, USA)
- Report on the Pisa University Archaeological Missions in Fayum,in November and December 2011
- Dra Abu el-Naga 2011. Rapporto preliminare della XI campagna di scavo dell'Università di Pisa - M. Betrò / Preliminary Report of the University of Pisa 11th Field Season, by M. Betrò