| La scrittura del formante tw del passivo nel Medio Regno* - di Alessandro RoccatiRedazione Archaeogate, 15-11-2006 Pag. 8 di 10  SULLA TRADIZIONE DEI "SARCOFAGI""Oriens Antiquus" Rivista del Centro per le Antichità e la Storia dell'Arte del Vicino Oriente, Volume VI, Fascicolo I (1967 - Revisione dell'Autore nel giugno 2004) L'osservazione della trasformazione nei Testi dei Sarcofagi[41], parecchi esemplari dei quali sono attribuiti alla XII dinastia, si incontra qui con il carattere conservatore nella lingua e nella grafia proprio delle opere di contenuto religioso e rituale, che sono spesso anteriori al processo di "testualizzazione". In esse gli elementi recenti tardano ad affermarsi rispetto ai documenti civili, e in principio si insinuano quasi accidentalmente e senza alterare di proposito la redazione primitiva. Anche se la loro infiltrazione può risalire al capostipite dei mss. che li hanno in comune, raramente questi indizi traggono origine da una nuova recensione, e l'indicazione che forniscono è riferibile per lo più solo al ms. in esame. Tali condizioni legano l'attestazione dell'ortografia recente al capriccio del caso in varia misura; tuttavia il formante del passivo, sia per la sua diffusione, sia per l'insistenza con cui ricorre in un cospicuo numero di mss. sotto la nuova veste tw, garantisce una sufficiente consistenza della documentazione. Soltanto la composizione con suffisso tw.f è nota da esigui esempì che paiono specialmente svista di scriba, anche se non tanto fortuita da non presupporne l'abitudine a tale ortografia nel normale uso contemporaneo; ma la diversa frequenza di tw e tw.f in rapporto ai primitivi e tuttora preponderanti t e t.f è riprova della tarda adozione di tw.f: a Gebelein, in G 1 T (rdi.n.tw.s, in II 394 e); a Meir, in due sarcofagi, M 6 C (z3.tw.i, in VI 132 i); M 57 C (m3.n.tw.f, in IV 307 f); a Berša, in quattro sarcofagi, B 10 C (sb3.n.tw(.i), in I 231 g; ìt.w.f, in I 212 e), B 16 C (it.tw.f, in I 212 e), B 13 C (sb3.n.tw.i, in I 231 g, cf. B 10 C; it.tw.f, in I 212 e, cf. B 16 C), B 2 L (ip.tw.i in VI 2 b), e RdÉ 26 (1974), p. 108. Le anomalie di B 13 C non risultano assolutamente indipendenti, ed anche il sarcofago che ad esso è accoppiato, B 12 C, presenta attestazioni più numerose di tw.f: rdi.n.tw.i, in I 232 e; in.tw.f, in I l59 d; l60 g, - in I 159 h intw.f è attivo! All'origine dell'innovazione[42] è verosimile una confusione favorita dalla vicinanza delle due forme passive e causata dal fatto che, nelle proposizioni completive, è assai frequente l'uso sia passivo in.tw.f, sia attivo int.f (ini, "portare" è l'unico verbo transitivo a richiedere ampliamento in -t), che nella vecchia ortografia coincidevano già. Nel seguito però ritorna l'ortografia arcaica t.f, anche per il passivo, che è del resto adoperata nei testi paralleli. Dei mss. precedenti soltanto alcuni possiedono anche attestazioni di tw invece di t, così da impedire la svalutazione di tw.f a semplice svista provocata dalla vicinanza di tw. G 1 T è unico a propendere per la forma tw: I 396 b; II 389 b; 391 e; 395 b; 397 b; III 296 d; 296 h; VII 141 n. Con suffisso, escluso un solo caso di negligenza, vi è t.f (capitolo 162 passim), con opposizione tw : t.f, tipica per la XII dinastia. T si incontra in I 344 d, VI 273 e ed in V 166 c; ma in questo ultimo caso la presenza di tw nel parallelo A 1 C, che segue tradizione conforme benché più breve (tw è attestato solo in III 296 d; 296 h; oltre a V 166 c), suggerisce la probabile lezione del prototipo, che si distinguerebbe nella sua posizione meridionale e marginale anche per adeguarsi ad alcune trasformazioni dell'uso corrente. A Meir, M 6 C ha un caso di tw in VI 132 d, accanto ad uno di t.f ed uno di tw.f; M 57 C ha tw in IV 195 a, insieme con ben tre altri mss.: M 4 C, M 54 C, M 1 NY, il che lo rimanda già ad un prototipo di Meir (non si può verificare il testo di M 1 C e M 7 C, in lacuna; M 8 C, come la maggior parte dei mss. di altra provenienza, ha solo t), accanto a t.f (IV 262 a), eccezionalmente tw.f. A Berša si può menzionare solo B 10 C, che fornisce un'ampia scelta in differenti versioni disposte tra i capitoli 45 e 61 (I 196 i; 233 g; 250 g; 257 f (?); 259 f; 261 f), inframmezzate di esempi con t, laddove i paralleli hanno generalmente sempre t; il che indica piuttosto un originale scorretto che una recensione indipendente[43]. L'elenco si allungherebbe alquanto includendo gli esempì che scrivono wt, senonché questo è difficilmente metatesi grafica di tw, ma serba ricordo del passivo della forma sdmw.f[44]. Tale natura è resa certa dal fatto che la scrittura wt non si incontra mai in posizioni, come al sdm.n.f, dove sarebbe storicamente inammissibile; se però in passi come I 397 b la struttura sdmw.t è incontestabile, vi son luoghi in cui wt alterna con tw nei testi paralleli. In I 1962, B 10 C ha rdi.tw, B 1 Y rdi.tw, mentre B 12 C, B 16 C e B 17 C hanno rdi.wt (cioè rdiw.t): in questo caso il ms. B 17 C permette di decidere per la priorità di wt, perché, come si vedrà, esso non adopera per il formante del passivo che le grafie t e tw, che esclude l'ipotesi della metatesi grafica, mentre è possibile che tale sia la soluzione per il i.tw di B 10 C (cioè = rdi.wt), altro ms. che preferisce tw. Per eguale motivo non si è compreso tra gli esempi di tw.f lo 'w3.tw.f (tw è in fine di linea!) di B 17 C in I 210 b, per 'w3.wt.f, che è effettivamente la lezione di B 16 C (nello stesso passo B 12 C scrive difettivamente 'w3.t.f). B 1 Y ha per contro certamente adottato una interpretazione sincronica della forma, giacché è possibile che, sulla fine della XII dinastia, wt, conservato da una tradizione oramai inerte, fosse considerato variante di tw. Rimangono da esaminare i sarcofagi che portano esempi di tw, ma non di tw.f. La grafia tw non fornirebbe di per sé un preciso argomento cronologico, data la sua origine nel I Periodo Intermedio; è tuttavia verisimile che la sua attestazione nei sarcofagi sia soprattutto fenomeno recenziore, causato dall'uso frequente di tale grafia nel corso della XII dinastia. Nessun caso di tw è noto dai numerosi sarcofagi di Saqqara, Beni Hasan, Asjut[45], né in quelli tebani assegnati con certezza alla XI dinastia. Vi sono al contrario esempì: 1) Lišt: L 1 NY (IV 286 e; 304 c), L 1 Li e L 2 Li (ambo VI 120 q); 2) Meir: M 1 C (V 203 c), M 3 C (I 344 d), M 4 C (IV 195 a; 286 c), M 54 C (IV 195 a), M 1 NY (IV 195 a; 287 c), cui si è in parte già accennato; 3) Tebe: T 1 L (I 71 c), T 2 L (VI 144 h), T 1 Be (IV 287 c) in coppia con T 2 Be (IV 314 e; 324 b: nello stesso passo), T 3 Be (IV 195 a; 287 e). Due di questi sarcofagi hanno un'altra caratteristica recenziore, la scrittura iw per i iniziale e protetico. Lo Heerma van Voss[46] ha notato comune a G 1 T e T 2 Be (cui si aggiunge T 2 L, in base a III 317 r) iwsft «colpa», per isft. T 2 Be manifesta ancora due volte iwhm «ignorante» per ihm (III 137 b; l38 f). B 2 L ha iwhhw (II 30 f), B 1 L iwgrw (V 338 a), B 7 c, compagno di B 5 C scrive iwpn per ipn (V 195 g): iwqr per iqr «capace», in Hamm. 108, 7 (anno XIX di Amenemé III) è il più antico esempio datato; inoltre cf. P. Smith X 5 (p. 144 del commento del Breasted); 4) Berša: vi è di nuovo la documentazione più abbondante, B 2 Bo (II 302 d), B 3 Bo (I 71 a; 71 e; VI 347 d); B 1 L potrebbe celare un esempio di tw.f in IV 329 l, ma è lacunoso ed incerto; conosce tw soltanto in IV 330 o, al contrario del sarcofago in coppia, B 2 L, che lo riporta in I 398 b; III 219 f; VII 407 a. Ma non è la sola opposizione che divida i due sarcofagi. Il Posener[47] ha osservato che nei papiri letterari per le correzioni l'inchiostro rosso è regolarmente adoperato solo dalla fine della XII dinastia. Dei sarcofagi correggono in rosso Y 1 C, B 2 P, B 2 L, B 4 L (menzionati dal Posener) e B 3 L (III 202 a); correggono in nero S 1 P (II 218 e), S 2 P (II 306 b; 386 e), S 10 C (III 139 i; 196 f; VI 243 b; 248 g; VII 100 i), S 14 C (IV 388 a), T 3 Be (III 133 e; 134 b), B 9 C (II 130 g?), B 3 Bo (VI 236 v, 237 f; 353 m), B 1 Be (VII 365 b: su scrittura rossa), B 1 L (II 193 b?; IlI 87 d; 91 d; IV 329 t; 341 b) e B 2 L (III 61 b?; 62 c), che pure adopera anche il rosso. Tra i due usi è in ogni modo riconoscibile anche nei Sarcofagi oscillazione di tempo. B 3 L (VI 80 e), in coppia con B 4 L (II 302 d). Parecchi sarcofagi da Berša son contraddistinti dalla grafia tw 89 m, n)[48], che può essere esclusiva o di uso più o meno sporadico rispetto a tw, e in corrispondenza con la variante t di t. Solo tw (oltre a t) hanno: B 1 Bo (VII 419 c: B 2 Bo ha t), B 1 Y (I 196 i; IV 195 a), B 1 P (I 71 a; 71 c; 396 b; 397 b; 398 b, VI 2 b), in coppia con B 2 P (II 302 d), B 2 L (VI 2 b), B 1 C (I 397 b; 398 b; II 293 e; 302 d (tw?); IV 45 n), B 2 C (I 396 b), B 17 C (II 189 b sgg. passim; 293 e; 302 d); in coppia con B 16 C (I 212 e) dei sarcofagi già menzionati, con B 10 C (I 233 g; 259 f; 261 f), B 2 L (I 398 b), T 3 Be (IV 286 c). La grafia tw è attestata fin dalla X dinastia, ed è ancora preferita su talune epigrafi della XIII dinastia[49]. Come negli altri, anche in questi mss. vi son corrispondenze tra sarcofagi assegnabili al medesimo laboratorio. Così la similarità parziale tra il testo di B 17 C e B 1 C, e, limitatamente, B 2 P e B 4 L nel capitolo 155; o tra B 1 C con B 2 C e B 1 P, nel capitolo 75; o il collegamento intercorrente tra B 1 P e B 3 Bo in I 71 a, 71 e (B 1 P e B 3 Bo hanno l'opposizione tw : t.f come G 1T); tra L 1 Li e L 2 Li, pertinenti alla stessa mummia, in VI 120 q. Nel capitolo 146 su B 17 C[50] la trascrizione di t in tw, al contrario dei paralleli, è svolta organicamente. I risultati consentono alcune valutazioni cronologiche che precisano le indicazioni dello Allen per A 1 C, G 1 T, B 2 Bo, M 1 C, M 3 C, M 4 C, M 6 C, (M 54 C), M 57 C, M 1 NY nel senso di una data alquanto avanzata all'interno della XII dinastia. B 15 C è datato a Sesostri I/Ammenemé II in Studies Dunham, p. 23-25. Alcuni altri sarcofagi, B 10 C, B 12 C, B 13 C, appartengono certamente agli anni estremi della XII dinastia. Per B 1 L, B 2 L, (B 4 L), B 1 C, B 2 C, B 16 C, B 17 C[51], sembra confermarsi l'opinione del Kees (e del Browarski), che propose di accostarli al regno di Sesostri III[52]. T 2 L inoltre rientra nella XII dinastia, ponendosi a lato di T 2 Be.
Note[41] A. de Buck, The Egyptian Coffin Texts, voll. I-VII, Chicago 1935-1961. Descrizione di molte fonti e datazioni in Th. G. Allen, Occurences of Pyramid Texts with Cross Indexes of these and other Egyptian Mortuary Texts, Chicago 1950, pp. 12 sgg. L'influsso delle credenze magiche sulla tradizione, che si manifesta nella preferenza di certe grafie e nell'esclusione di dati segni, o anche frasi di malo augurio, fu delineato per un notevole numero di mss. da H. Kees, in Göttinger Totenbuchstudien, Berlino 1954 (Untersuchungen 17), pp. 2-4, il quale ne notò la coerenza variabile e l'indipendenza originaria da fatti di tradizione. Sulle varianti locali: H. Kees, Zur lokalen Überlieferung des Totenbuchskapitels 99 und seiner Vorläufer: Grapow Festschrift, p. 176-185. II medesimo accorgimento è applicabile all'ortografia di certi nomi di persona, e quindi ai documenti che li riportano, per i quali cf. H. Ranke, Die ägyptischen Personennamen, II, Glückstadt 1953, p. 39, sotto «passive Formen », badando però che l'Autore classifica sotto uno stesso titolo grafie arcaiche e recenti. [42] Cf. Faulkner, in JEA 48 (1962), p. 38 k; Lefebvre, Gram. ég., § 34 obs. [43] Anche il computo più favorevole (37, 5 di esempi con tw e 62, 5 con t) rimane lontano dalla media dei papiri letterarì che non hanno ancora completamente unificato la grafia tw, vale a dire il papiro Prisse (tw 75, t 25 circa) o Sinuhe ms. B (tw 73 %, t 27 % circa). [44] Edel, Altäg. Gram., § 521. [45] Irtwi di S 2 C, in I 344 d, è errore del tutto casuale, immediatamente corretto nello ir.n.t che segue. In I 82 c ( S 2 Ca) c'è però ms.n.tw.i. [46] De oudste Versie van Dodenboek 17. a. Coffin Texts spreuk 335 a, Leida 1964, pp. 9-10. Cf. Clère in Aäa. [47] In JEA 37 (1951), pp. 76-77. Le addizioni di segni, come le correzioni per sovrapposizione, si fanno nel colore del contesto (es.: II 101 a: B2L; 308 e: B 2 Bo). [48] Cf. Edel, GM 44 (1981), p. 15, esempio nella lettera S.I di Hekanakhte. [49] Neferhotep I: Cairo 20786, in D. Randall-Maciver, El Amrah and Abydos, Londra 1902, tav. 29, linee 5 e 10. M. Pieper, Die grosse Inschrift des Konigs Neferhotep in Abydos: MVAeG 32 (1929), che offre altri punti di contatto con i Sarcofagi, linee 16 e 35, accanto a tw, linee io e 12. Nella XVII dinastia: P. Lacau, Une stèle juridique de Karnak, Cairo 1949 (Cahier des Ann. Serv. 13), indifferentemente tw (linee 10; 12; 15; 18; 26) e tw (linee 7; 8; 10; 21; 24; 26). [50] ZÄS 46 (1909), p. 139-140 (Grapow). [51] Su B 17 C, il cui fondo contenente il Libro delle Due Vie è edito da J. Janssen, in «Jaarbericht» 15 (1957-1958), p. 71-73 e tav. 4-12, cf. ancora le osservazioni di G. Posener, in «Bi. Or.» 1951), p. 170, colonna sinistra. (Con B 1 P e B 2 P). [52] Op. cit., p. 2 nota 2, in base al tipo ed alla collocazione delle tombe. Inoltre BSEG 13 (1989), p. 50. allegati (pdf, doc, ...) Scarica l'impaginato dell'articolo in .pdf (72 kb)
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