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Tutankhamon e l'oro dei Faraoni - di Alfredo e Angelo Castiglioni

Nei nostri precedenti articoli abbiamo parlato delle antiche miniere d'oro dei faraoni da noi scoperte durante dieci anni di missioni archeologiche nel deserto nubiano sudanese. Sappiamo che l'oro, sotto forma di minute pagliuzze, veniva estratto dal quarzo aurifero "a prezzo di molti tormenti e fatiche" come ha lasciato scritto Diodoro Siculo ( storico del I sec. a.C. ).

Ma perché l'oro era così importante per gli Egizi ?

Innanzitutto l'oro è incorruttibile, non si ossida, ed è simbolo di quella eternità che gli Egizi hanno sempre cercato nella mummificazione dei corpi e nelle pratiche funerarie. Inoltre l'oro era strettamente legato alle loro divinità; gli Egizi ritenevano infatti che "la carne degli dei" fosse d'oro e le ossa di elettro, cioè d'oro bianco.
Forse più importante dell'aspetto religioso era il potere politico e la posizione preminente che l'oro assicurava a coloro che lo possedevano in grandi quantità.
Non solo. L'oro serviva anche all'aristocrazia faraonica per far costruire da abili artigiani collane, braccialetti, anelli, pendenti che indossavano in vita e che avevano poi la cura di far deporre nella tomba per poterne disporre nell'Aldilà. Così l'oro, faticosamente estratto dal buio delle miniere, tornava ancora sotto terra nel buio delle tombe.
All'oro usato in gioielleria si aggiungeva anche l'oro donato dai Faraoni ai sacerdoti, indispensabile ai templi e ai santuari per la celebrazione delle cerimonie giornaliere: vasi rituali e statue di culto. Alcuni grandi santuari erano proprietari non solo di estesi terreni agricoli ma anche di miniere aurifere.
Nei templi le pareti di intere stanze erano rivestite di foglie d'oro e il pavimento di certe sale era cosparso di pezzetti dell'immortale metallo .
La punta degli obelischi, il "pyramìdion" ( la cuspide piramidale), era coperto d' oro massiccio che all'alba rifletteva i raggi del sole appena spuntato sopra l'orizzonte a simboleggiare la rinascita della vita.
Uno spettacolo certamente stupefacente per gli abitanti dei villaggi ancora immersi nel buio che vedevano svettare sopra di loro gli obelischi ( pesanti centinaia di tonnellate e che potevano superare i 30 mt. d'altezza) dalla cui cima si irradiava una morbida luce dorata.
Inoltre gli orafi egizi erano talmente abili da riuscire a laminare l'oro in sottilissimi fogli (che non superavano i 0,01 millimetri di spessore, quello di una cartina di sigarette), con cui venivano rivestiti troni, mobili e molti altri oggetti come poggiatesta, archi, e le più svariate suppellettili.

Ogni ipotesi sul quantitativo d'oro affluito nell'antico Egitto durante la sua millenaria storia sarebbe sicuramente sbagliato per difetto.
Per avere una lontana idea dell' oro posseduto dai Faraoni è sufficiente ricordare il tesoro di Tuhtankamon che ancor oggi non manca di stupire i visitatori che lo osservano nel Museo nazionale del Cairo.
Tra gli innumerevoli oggetti d'oro trovati nella tomba di questo Faraone, ricordiamo la maschera funeraria che riproduce, in modo sorprendente, il volto di un giovane uomo. Ma è soprattutto il sarcofago interno, quello che conteneva la mummia, a riservare la maggiore sorpresa.
Costruito in oro massiccio pesa 110 kg . Per ottenere l'oro necessario alla sua costruzione furono scavate e polverizzate oltre 12.000 tonnellate di quarzo.
Questa ricchezza è ancora più sorprendente se si pensa che Tutankhamon morì a soli 18 anni e la sua tomba si compone di quattro stanze: una tomba piccola se paragonata a quelle dei grandi Faraoni ( come Thutmosi III, Sethi I, Ramesse II ), faraoni guerrieri che regnarono a lungo e le cui tombe sono composte da numerose stanze che si diramano per decine di metri sottoterra, decorate con rilievi policromi desunti da libri funerari. Dimore eterne che contenevano tesori difficilmente immaginabili ma che purtroppo furono profanate e saccheggiate ( talvolta pochi anni dopo l'inumazione ) e l'oro fu fuso e disperso.
Solo la tomba di Tutankhamon è giunta fino a noi pressoché intatta per stupirci con la sua profusione d'oro. Bisogna però ricordare che anche questa tomba rivelò, agli occhi degli archeologi, tracce di
saccheggio: tuttavia i profanatori, forse disturbati, non riuscirono a portare a termine la loro opera e i danni furono limitati.

Anche se è una storia nota , quella di Tutankhamon merita di essere brevemente ricordata.

Il 4 novembre 1922 avvenne, nella Valle dei Re in Egitto, una sorprendente ed eccezionale scoperta che coronava gli sforzi di un egittologo, l'inglese Howard Carter ( Kensington, 1873 -Londra 1939 ).
Si trattava dell'ingresso murato della tomba di un Faraone della XVIII Dinastia, Tutankhamon (morto diciottenne nel suo nono anno di regno, circa 1300 anni prima di Cristo).

La scoperta fu il risultato di pazienti e perseveranti scavi finanziati , fin dal 1909, dal ricco collezionista inglese Lord Carnavon (nato a Highelere Castle,Hants, nel 1866. e morto al Cairo nel 1923), il "mecenate" dell'archeologo Howard Carter.
Il ritrovamento del tesoro del "Faraone dimenticato" suscitò un'incredibile interesse in tutta Europa. Teste coronate, nobili e semplici viaggiatori si riversarono nella Valle dei Re dove Carter, per oltre un decennio, continuò nel lavoro di restauro e di classificazione dei reperti che la tomba racchiudeva.
Tra i tremilacinquecento oggetti del tesoro del "Faraone fanciullo", molti d'oro, c'erano anche gioielli ornati di smalti, pietre preziose e semipreziose, come alcuni pettorali che si possono ritenere i migliori esempi della gioielleria faraonica, vasi d'alabastro e splendidi "usciabti", le statuette funerarie che sostituivano il defunto nelle incombenze più gravose dell'Aldilà.

La fama di Tutankhamon giunta fino a noi e ancor oggi largamente diffusa, è quindi legata principalmente alla scoperta della sua tomba anche se non possiamo dimenticare che fu proprio questo faraone che segnò la fine dell' "eresia amarniana" del dio unico Aton, con il trasferimento della capitale da Akhetaton , (l'attuale Tell el -Amarna , città voluta dal faraone "eretico" Ekhnaton-Amenofi IV, 1348-1331, XVIII Din.) alla città di Menfi.
Il "Faraone fanciullo" evidenziò questo importante avvenimento con il cambiamento del nome da Tutankhaton ( immagine vivente di Aton ) in Tutankhamon ( immagine vivente di Ammon ).

Ma un'altra notorietà, certamente più sinistra e inquietante, è legata al nome di questo Faraone : e' la stranota "maledizione di Tutankhamon " che avrebbe colpito coloro che profanarono la sua tomba.
Una leggenda ancora viva ai nostri giorni. Cerchiamo di sfatarla.
Ebbe origine dopo la morte improvvisa di lord Carnavon la cui figura di generoso mecenate era stata esaltata dalla stampa dell'epoca. Una morte che fece scalpore e che si prestava a quello "scoop" che anche i giornalisti d'allora cercavano.
Lord Carnovon morì in pochi giorni per una infezione originata da una puntura d'insetto, aggravata, sembra , da una ferita che si provocò mentre si radeva.
Altre morti " misteriose" che colpirono successivamente alcuni uomini che parteciparono allo scavo della tomba avvalorarono la tesi della "maledizione"
Tuttavia la "maledizione " non colpì Carter, l'artefice principale della "profanazione" della tomba, che continuò a vivere tranquillamente e spirò nel 1939 nel suo letto all'età di 66 anni.

L'abbondanza d'oro presente in Egitto in epoca faraonica fa nascere una altra domanda.
Chi furono gli uomini che per primi scoprirono le ricche vene di quarzo aurifero che si trovano a centinaia di km. dal Nilo nel "cuore" di un deserto calcinato dal sole ?

Da una ventina d'anni sappiamo che nell'Egitto faraonico c'erano dei "prospettori", degli "specialisti" incaricati di cercare materie prime ( ad esempio rame), pietre preziose ( come la turchese ) o minerali molto richiesti ( come l'alabastro). Ma era soprattutto l'oro che questi "prospettori" cercavano, spingendosi in terre sconosciute, lontani da qualsiasi centro abitato.
"Sementi" era il loro nome, scritto il più delle volte per mezzo di un unico segno geroglifico che rappresenta un uomo seduto che tiene in mano un pacchetto o anche da un personaggio in marcia che trasporta lo stesso involucro , fissato alla punta di un bastone che tiene appoggiato sulle spalle. Questa bisaccia altro non era che un sacco di tela o di cuoio che conteneva i campioni
trovati durante le prospezioni, pepite d'oro o pietre preziose.

La parola "sementi" apparve nei testi geroglifici fin dall'epoca arcaica, tra il 3200 e il 2800 a.C.: quindi a partire dal IV millennio, i faraoni egiziani avevano al loro servizio degli specialisti incaricati di cercare oro. Una ulteriore dimostrazione dell'importanza che questo metallo prezioso ha avuto da sempre nella storia dell'Egitto faraonico.


Dal diario della Spedizione – 12 febbraio 1990.

Alle ultime luci del giorno sospendiamo gli scavi a Berenice Pancrisia e gli operai sudanesi si allontanano per la preghiera del tramonto la penultima della giornata che un buon credente deve effettuare nel corso della giornata.
Seduti a terra si preparano allo stato di purezza corporale indispensabile prima di prostrarsi in direzione della Ka'ba., la costruzione a forma di cubo che si trova alla Mecca. Non usano l'acqua per le abluzioni di rito ma sottile sabbia pulita: il Corano prevede, infatti, questa possibilità resa indispensabile dalla poca acqua ancora a nostra disposizione dopo oltre un mese di deserto.
Da buoni credenti hanno steso a terra la stuoia di paglia e in gruppo recitano, con il solito fervore, le "sure" del Corano. Solo Idriss, il capo degli operai, si è allontanato: lo vediamo dirigersi, con la stuoia arrotolata sotto il braccio, lungo l' "uadi" e scomparire dietro le colline.
E' solito comportarsi in questo modo: desidera restare solo in quel particolare momento che giudica il più importante della giornata.

Mezz'ora dopo ritorna al campo con passo rapido.
Ha scoperto qualcosa di particolare, lo si nota dall'eccitazione della voce. Con la mano indica una collina; su una roccia ha visto alcune incisioni, poche righe redatte in una scrittura certamente antica, a lui sconosciuta.
Anche se la luce sta rapidamente scomparendo raggiungiamo la cima che domina l'"uadi" e le rovine della città.
Su una parete d'arenaria, perfettamente liscia e leggermente inclinata come una grande lavagna, spiccano alcuni geroglifici.
Dopo migliaia d'anni siamo i primi a vederli e l'emozione è grande. Sono segni lasciati da un uomo che ha inciso il suo nome sulla roccia per ricordare, a coloro che in futuro fossero giunti fin lì, la sua passata esistenza e il coraggio che lo aveva spinto ad inoltrarsi in terre sconosciute. Proveniva certamente da un lontano villaggio sul Nilo ed era certamente un "sementi" ( noi lo chiameremmo oggi un geologo-esploratore), incaricato dal Faraone di cercare nel deserto minerali preziosi come l'oro.
Ci guardiamo intorno: tutto è rimasto fermo nel tempo. Sotto di noi spicca la grande vena di quarzo che il "sementi" aveva visto migliaia di anni prima. Alla base della roccia, una pietra arrotondata ci fa pensare al sedile usato dal "sementi " e, poco lontano, troviamo una scheggia appuntita di selce quasi certamente l'utensile usato per incidere la roccia.
Accanto al suo nome e a quello di alcuni compagni si nota anche il geroglifico di Amon-Ra , un evidente ringraziamento alla divinità che lo aveva guidato e protetto nel viaggio.
Lasciamo questa pagina di pietra sorprendentemente arrivata fino a noi da un lontano passato e torniamo all'accampamento.
Dopo il tramonto il deserto ci regala alcune ore senza vento. La temperatura è mite e ci consente, dopo un rapido pasto, di restare a lungo intorno al tavolo da campo.
Il discorso cade inevitabilmente sui "sementi" e in particolare sul "nostro sementi".
Anche Luigi Balbo, che ci accompagna da quasi 40 anni nelle nostre spedizioni, da valente tecnico e responsabile della "logistica" interviene per ipotizzare i problemi che l'antico viaggiatore ha certamente incontrato per giungere fin lì, percorrendo centinaia di chilometri di "vuoto" a dorso d'asino, l' unico mezzo di trasporto usato dagli Egizi. Il dromedario infatti venne impiegato come animale da soma solo più tardi, in epoca tolemaica.
La fantasia di ognuno viaggia lontana nel tempo.
Ci soffermiamo a calcolare il tempo impiegato percorrendo da 30 a 35 km. al giorno ( questo è in media lo spazio coperto da una carovana in un giorno di viaggio), ai problemi dell'acqua inesistente in superficie, a come si orientava in zone sconosciute dove ogni direzione è uguale al suo contrario.

Certamente nell' Egitto faraonico esistevano scuole che formavano i futuri "sementi", dove veniva insegnato ai giovani come orientarsi nel deserto con le stelle e il sole, come curare il morso di scorpioni o di vipere della sabbia, come trovare una falda acquifera scavando la sabbia in un avvallamento ai piedi di una parete roccioso o filtrare la rara acqua stagnante nelle "ghelte" ( bacini che nelle zone di montagna conservano a lungo la rara acqua piovana) lasciandola scorrere lentamente nella sabbia sottile e pulita.

Solo quando il vento freddo della notte, scivolando lungo i fianchi dei monti aumenta d'intensità, ci dirigiamo verso le nostre tende per cercare il tepore dei sacchi a pelo.
Non possiamo tuttavia fare a meno di rivolgere un ultimo pensiero all' antico "sementi" che, scrivendo il suo nome sull'arenaria, aveva ottenuto l' "immortalità" cercata anche da personaggi più importanti di lui, la cui memoria invece si è persa nel corso della Storia.

Domani riprenderemo gli scavi a Berenice Pancrisia e l'esplorazione delle valli che si diramano tra i monti che circondano la città con la certezza di nuovi e inaspettati ritrovamenti.

Alfredo e Angelo Castiglioni






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Obelisco: caratteristico monumento monolitico egizio. Può pesare centinaia di tonnellate e superare i 30 mt. d’altezza.
Obelisco: caratteristico monumento monolitico egizio. Può pesare centinaia di tonnellate e superare i 30 mt. d’altezza.

La cuspide (pyramìdion), un tempo rivestita d’oro di un obelisco adagiato a terra; sullo sfondo un altro obelisco eretto.
La cuspide (pyramìdion), un tempo rivestita d’oro di un obelisco adagiato a terra; sullo sfondo un altro obelisco eretto.

La maschera funerario di Tutankhamon, riproduce il giovane volto del faraone.
La maschera funerario di Tutankhamon, riproduce il giovane volto del faraone.

Il sarcofago interno che conteneva la mummia; è costruito in oro e pesa oltre un quintale.
Il sarcofago interno che conteneva la mummia; è costruito in oro e pesa oltre un quintale.

La tomba di Tutankhamon nella “valle dei re” in Egitto con il sarcofago del faraone.
La tomba di Tutankhamon nella “valle dei re” in Egitto con il sarcofago del faraone.

Il tesoro di Tutankhamon: il trono laminato d’oro.
Il tesoro di Tutankhamon: il trono laminato d’oro.

Particolare dello schienale del trono che mostra il faraone con la moglie.
Particolare dello schienale del trono che mostra il faraone con la moglie.

Il grande reliquiario dorato che custodiva i vasi canopi, vasi utilizzati per contenere le viscere del faraone rimosse durante la mummificazione.
Il grande reliquiario dorato che custodiva i vasi canopi, vasi utilizzati per contenere le viscere del faraone rimosse durante la mummificazione.

Tre “usciabti” con lamine d’oro; queste statuette funerarie venivano deposte nella tomba per sostituire il defunto nelle mansioni più gravose nell’Aldilà.
Tre “usciabti” con lamine d’oro; queste statuette funerarie venivano deposte nella tomba per sostituire il defunto nelle mansioni più gravose nell’Aldilà.

Uno splendido pugnale con impugnatura, lama e guaine d’oro appartenuto al faraone.
Uno splendido pugnale con impugnatura, lama e guaine d’oro appartenuto al faraone.

Statuetta d’oro di Tutankhamon con la corona del Basso Egitto.
Statuetta d’oro di Tutankhamon con la corona del Basso Egitto.

Lo sciacallo Anubi, il guardiano delle necropoli, su un cofano dorato.
Lo sciacallo Anubi, il guardiano delle necropoli, su un cofano dorato.