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Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino - Torino, Palazzo Reale 06/10/04 - Relazioni

Città di Torino

Nel programma amministrativo approvato dal Consiglio Comunale di Torino nel luglio 2001, al primo punto del capitolo dedicato alla cultura, è riportata la valorizzazione del Museo Egizio. Malgrado si tratti di un bene dello Stato, la Città di Torino si è permessa di considerarlo una sua priorità. Eravamo consapevoli, quando abbiamo scritto quel programma, che per mantenere l'impegno che ci stavamo assumendo sarebbe stato necessario innanzitutto cambiare, almeno in parte, l'assetto giuridico della questione, altrimenti saremmo rimasti bloccati allo sfibrante palleggiamento di responsabilità a cui eravamo costretti da tanto tempo.

Quante volte il Sindaco di Torino aveva dovuto rispondere alle lettere di cittadini o turisti che esprimevano critiche sulla gestione del Museo dicendo che la responsabilità era dello Stato! Come sappiamo bene non c'è niente che fa più arrabbiare i cittadini che pagano le tasse di una risposta del genere e non c'è nulla di meno convincente. Se la colpa è dello Stato, pensano, ciò non toglie che sia la Città a fare brutta figura e poi, comunque sia, il Sindaco si faccia sentire dallo Stato, certo lo potrà fare più facilmente di noi...

E' proprio quello che è successo: il Sindaco - insieme ai presidenti della Regione, della Provincia e delle fondazioni ex bancarie - è andato a parlare del Museo Egizio con il Ministro ai Beni e alle Attività Culturali e ha proposto di applicare per la prima volta a Torino la normativa che prevede la possibilità per lo Stato di gestire un suo bene culturale tramite una fondazione della quale facciano parte altri soggetti pubblici e privati. E' stato cioè proposto al Ministro di accettare il principio che il modo di valorizzare un museo è questione che interessa non solo il proprietario dello stesso ma anche, e mi permetto di dire soprattutto, coloro che vivono nel territorio in cui il museo si trova. Questi ultimi, da parte loro, devono non solo chiedere e pretendere ma anche collaborare con risorse e con progetti.

Non sempre i ragionamenti sani e logici riescono a farsi strada. Questa volta è successo, almeno per quanto riguarda il punto di partenza: il che non è certamente cosa da poco. Il nuovo avvio, infatti, prende le mosse da una ente che mette insieme lo Stato, le istituzioni del territorio, le fondazioni ex bancarie. Sarà questo ente a curare la ristrutturazione degli edifici dove il Museo potrà espandere i suoi spazi e il riallestimento delle collezioni in modo da non solo conservarle ma anche farle capire ai visitatori del terzo millennio. Siamo convinti che ce la farà.

Non è certo la prima volta che Torino fa da laboratorio per i cambiamenti del nostro Paese. Una stucchevole quanto tipica lamentazione dei torinesi dice che le cose nuove vengono inventate da noi e poi emigrano altrove. Ebbene invitiamo molti altri grandi musei italiani e i lori rispettivi tenitori a "rubarci" al più presto questo nuovo nostro audace esperimento!

Il Sindaco di Torino
Sergio Chiamparino

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