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Il Papiro di Artemidoro: ora il Papiro di Torino

Artemidoro, la carta geografica più antica al mondo - di Maurizio Assalto

Raffigura la Spagna, negli spazi liberi disegni di animali e parti anatomiche umane: è il regalo della Compagnia di San Paolo per la Fondazione Museo che nasce oggi.

Dai Pirenei fino alla zona circostante Gadeira e fino all'interno del paese, l'intero territorio viene chiamato con il nome di Iberia o Ispania. E' stato diviso dai romani in due province. La prima si estende nella sua totalità dalla catena dei Pirenei fino a Nuova Cartagine e a Kastolon e alle sorgenti del Betis. La seconda invece comprende il territorio fino a Gadeira e l'intera regione della Lusitania». Nomi identici o simili a quelli attuali: Gadeira è Gades, Cadice; Kàstolon richiama la Castiglia; Betis è l'originario appellativo del fiume che bagna Siviglia, oggi Guadalquivir (nonché quello della lo-cale squadra di calcio). Scritta in greco antico dal geografo Artemidoro di Efeso (fiorito nel 100 a.C., fonte di molti autori successivi tra cui Strabe-ne), questa descrizione era nota fino a pochi anni fa soltanto attraverso le citazioni. Ora è spuntato il papiro con il testo originale. Non solo. Le colonne di scrittura, cinque in tutto, sono accompagnate da un disegno che si può considerare la più antica carta geografica mai scoperta.
Questo documento straordinario arricchirà tra breve i tesori egittologici di Torino: è il regalo fatto al Museo Egizio dalla Compagnia di San Paolo, proprio nel giorno in cui la tanto attesa creatura prevista dal nuovo Codice dei Beni culturali vede finalmente la luce. Dopo la firma, in mattinata, dell'atto costitutivo della "Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino", il Papiro di Artemidoro verrà presentato alle 15 a Palazzo Reale dal ministro per i Beni culturali Giuliano Urbani, dal papirologo Claudio Gallazzi e dal direttore della Nonnaie di Pisa Salvatore Settis.
Rilevato la scorsa estate dalla Fondazione per l'Arte della Compagnia di San Paolo (il presidente Carlo Callieri non rivela la cifra, ma si sa che documenti di questo genere possono arrivare a qualche milione di euro), il papiro faceva parte di un fondo acquistato in Egitto da un collezionista straniero, che una decina di anni fa lo ha depositato presso l'Istituto di Papirologia dell'Università di Treviri, in Germania, perché fosse studiato. Qui è stato esaminato da Claudio Gallazzi e dalla sua collega tedesca Bàrbel Kramer, che ne hanno fornito una prima descrizione. Il rotolo è composto da diversi frammenti di varie dimensioni, redatti da un calligrafo professionista a Antaiupoli, nell'Alto Egitto ellenistico, in un periodo che in base a criteri paleografici si è fatto risalire alla metà del I sec. a.C. Lungo 250 cm e alto fino a 32,5, doveva essere destinato a un'edizione di lusso del Periplo di Artemidoro. La parte pervenuta contiene quello che dovrebbe essere il secondo libro dell'opera. La descrizione della Spagna è preceduta da un ampio proemio (di cui è pervenuto qualche frammento) con l'enunciazione metodologica: Artemidoro descrive la geografìa come una disciplina pari alla filosofìa, lina scienza silenzio-sa che parla attraverso teoremi, e il geografo quale ricercatore instancabile che svolge il proprio lavoro "come Atlante portava il suo peso".
Tra la terza e la quarta colonna di testo è stata inserita la carta geografica, che misura quasi 94 cm. Con precisione e chiarezza di tratto sono raffigurati i fiumi e le strade, con gli edifici in prospettiva, a volo d'uccello, e una serie di vignette, per indicare alcuni punti topografia, che richiamano le cartografie degli scritti di Tolomeo e le rappresentazioni della Tabula Peutingeriana (IV sec; d-C.), una delle più importanti descrizioni illustrate dell'orbe pervenute dall'antichità. L'autore, un professionista all'opera in un laboratorio spedalizzato in disegni artistici e scientifici, aveva lasciato un ampio spazio vuoto anche a destra della quinta colonna di testo, per aggiungere un'ulteriore cartina. Ma il lavoro non fu mai concluso. E in diverse fasi successive il papiro venne reimpiegato, secondo una consuetudine frequente anche in un'epoca in cui il materiale era largamente disponibile a cesti ragionevoli.
Dapprima ci si limitò a rovesciare il rotolo e a utilizzare il verso, la faccia meno pregiata, quella in cui le fibre del papiro (composto di due strati) corrono in direzione verticale, mentre sul recto sono orizzontali. Qui furono raffigurati animali di ogni specie, reali o fantastici, un mostro marino che lotta con un pescespada, un'oca-volpe, un panterococcodrillo, un cane-stella, disegni di altissima qualità, spesso ombreggiati, con le linee fini realizzate per mezzo del calamo e quelle più spesse con il giunco. In questa fase il papiro potrebbe essere diventato il campionario di artigiani addetti alle decorazioni parietali dipinte o musive.
Quando il verso fu completamente coperto di disegni, toccò nuovamente al recto. E anche questo, fino a tutto il I sec. d.C., si riempì in ogni spazio disponibile: studi di mani e piedi in ogni posizione e da diverse prospettive, che ricordano quelli di Leonardo da Vinci, ritratti di uomini o più probabilmente divinità (notevole uno «Zeus» di profilo, con capelli e barba a ricci increspati, sopracciglia marcate), eroi, sovrani, forse poeti e filosofi. Un viso assomiglia in modo impressionante a quello di Alessandro il Grande raffigurato nel celebre mosaico della Battaglia di Isso, ritrovato nella Casa del Fauno a Pompei. In questo caso dovremmo essere in presenza di esercitazioni eseguite dagli allievi del laboratorio, nell'aula di disegno o direttamente davanti alle opere originali.
Gli studi ulteriori sul documento ellenistico, ora depositato presso l'Università Statale di Milano, potranno chiarire molti punti ancora oscuri e darci nuove informazioni su come lavoravano, si esercitavano, si scambiavano le tecniche esecutive artisti e artigiani dell'antichità. Dopo i restauri, entro la prossima estate, il Papiro di Artemidoro dovrebbe essere poónto per la prima esibizione m pubblico al Museo Egizio, che lo avrà in comodato gratuito. La ciliegina sulla torta della neonata Fondazione.

da "La Stampa" del 06/10/2004

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