Redazione Archaeogate, 07-10-2004
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Il papiro di Artemidoro: una testimonianza di arte e cultura e una fonte di informazioni unica dall'Egitto ellenistico.
Ci restituisce un testo che si credeva perduto e la carta geografica più antica che si conosca. Ci tramanda il primo "cahier d'artiste" giunto a noi e gli inediti esercizi di disegno di un'accademia dell'antichità.
Da alcuni anni, tra gli esperti del settore è nota l'esistenza di un papiro, contenente un'antica carta geografica, che si ritiene addirittura l'unico nella sua specie giunto fino a noi. Il reperto, di proprietà privata, aveva potuto solo essere descritto, per la prima volta nel 1999, da Claudio GALLAZZI, dell'Università di Milano, e da Barbel KRAMER, dell'Università di Treviri. Ora, grazie all'acquisto da parte della Fondazione per l'Arte della Compagnia di San Paolo, il papiro potrà essere finalmente restaurato, studiato ed esposto al pubblico. Il papiro è un ritrovamento di valore inestimabile in ogni sua accezione e tutto quello che vi è contenuto rappresenta per noi una novità. Secondo studi paleografici, dovrebbe risalire alla prima metà del I secolo a. C. e sarebbe stato utilizzato fino al I secolo d. C.; presenta su entrambe le facciate testi e disegni, ma ci è giunto privo della parte finale e suddiviso in quattro grandi frammenti e in alcuni più piccoli. Complessivamente, è lungo più di 250 cm e alto fino a 32,5 cm.; forse questa dimensione insolita era stata prevista in funzione della straordinaria carta geografica che vi è disegnata sul recto, il primo esemplare di questo tipo che ci sia giunto direttamente dall'antichità. Vi si rappresenta un'immagine di una parte della penisola Iberica secondo un artista dell'epoca, che si rivela, per chiarezza di tratto e precisione di descrizione, un professionista. L'anonimo cartografo ha saputo indicare i presunti fiumi e le strade con edifici rappresentati in prospettiva, utilizzando anche delle "vignette" per indicare alcuni punti topografici. Altri esempi di utilizzo di fumetti ricorrono solo in epoche successive, come nelle immagini della Tabula Peutingeriana, risalente al IV secolo d.C.. recentemente ripubblicata in edizione anastatica. La cartina è a corredo di quattro colonne di testo in greco, tratte dall'opera di Artemidoro, un geografo di Efeso vissuto tra la fine del II e l'inizio del I secolo a.C. Con il testo geografico, dopo secoli è tornata alla luce una parte della descrizione della Terra di Artemidoro, che fino ad ora conoscevamo soltanto attraverso citazioni. Il Museo Egizio di Torino possiede già una ricca raccolta di papiri, alcuni anche di soggetto geografico, come il "Papiro delle Miniere" (XX dinastia, XII-XI secolo a.C. circa, con una mappa della zona delle miniere d'oro e delle cave di basanite dello Wadi Hammamat, area tra la Valle del Nilo e il Mar Rosso, sfruttata dagli antichi Egizi per le sue ricche risorse minerarie) o come il papiro con il disegno della pianta della tomba del faraone Ramesse IV, nella Valle dei Rè, anch'esso della XX dinastia, con la riproduzione precisa della tomba, di porte, corridoi e stanze scavate nella montagna. Ma, in confronto a questi più antichi esemplari, il Papiro di Artemidoro, redatto nell'Egitto tolemaico, rappresenta una svolta epocale, essendo in assoluto il primo esempio di cartografìa intesa in senso moderno. Il Papiro ci offre altresì uno "spaccato" della vita culturale dell'epoca tardo ellenistica. Esso, infatti, rivela di essere stato utilizzato a lungo e da più mani, in una sorta di "atelier" nel quale venivano insegnate le arti del disegno in funzione della scultura, del mosaico, dell'illustrazione scientifica e, probabilmente, anche di molte altre arti applicate. Sul verso sono presenti disegni, studi e schizzi di soggetti diversi, realizzati in tempi successivi: studi di parti del corpo umano, volti e ritratti, ammali reali e immaginar!, alcuni inseriti in paesaggi naturali. Vi sono scene di rara bellezza e straordinaria vivezza: un mostro marino combatte con un pesce spada, una linee assale una capra selvatica, un grifone si innalza in tutta l'ampiezza della sua apertura alare, tenendo la preda appena catturata tra gli artigli. E poi, animali reali come la giraffa ed altri immaginari come il pesce sega con una curiosa sega sulla coda o il panterococcodrillo, che tanto ricordano gli animali esotici rappresentati nel celeberrimo mosaico del Nilo di Palestrina. Non meno interessanti sono i ritratti di volti umani sul recto, verosimilmente copie di statue ellenistiche di dei: uno forse è Zeus, un altro potrebbe essere un non meglio identificato filosofo. Un altro ritratto è, con ogni verosimiglianza, la copia del ritratto di Alessandro Magno, che mostra una straordinaria somiglianzà con quello del mosaico della battaglia di Isso, ritrovato a Pompei e custodito presso il Museo Archeologico di Napoli. Si tratta dei primi esercizi di accademia, esercitazioni di scuola che rivelano, però, specie nell'uso del chiaroscuro, una tecnica raffinata ed evoluta. Simili studi erano frequenti all'epoca, ma ciò che per noi è raro ed eccezionale è che il ritrovamento del papiro di Artemidoro rappresenta l'unica testimonianza giunta ai giorni nostri. Gli studi su questo prezioso reperto, una volta approfonditi, potranno costituire un contributo illuminante su molti aspetti della scienza e della cultura e sulla storia dell'arte dell'antichità.
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