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Sara Strippoli - La sconfitta del faraone

"Grandi idee, grandi gestori. Ecco la formula del rilancio"

Rolando Picchioni, il più prezioso museo della città continua a perdere colpi. Dopo tanti annunci e poche azioni concrete, si può parlare di emergenza?

«Sempre più il Museo sta diventando un luogo di socializzazione capace di creare un indotto infinito. Impossibile continuare a pensarlo come un posto elitario dove si fa conservazione e si accolgono scolaresche più o meno annoiate. Da tempo non è più questo il modello di fruizione dei musei internazionali».

Quali sono i nodi immediati da risolvere se si vuole sbloccare la situazione?

«Sulle Fondazioni pubblico-privato non c'è ancora grande chiarezza. In secondo luogo nulla può cambiare se prima non si riflette in termina di gestione all'altezza dei tempi, occorre puntare su un grande management. La tutela di un patrimonio non può essere limitata a un fatto passivo, un musei come l'Egizio, deve entrare assolutamente in rete con gli altri grandi del mondo. Teniamo conto che a Torino siamo ancora senza segnaletica, il modo più diretto per far imbestialire i turisti. So che il Comune prepara alcuni totem ma siamo molto lontani da una adeguata cultura dell'accoglienza: per farlo tutta la città deve fare sistema. Sinceramente non mi sembra che questo stia accadendo».

Il ministro Urbani neanche un mese fa ha annunciato che era questione di giorni.

«Mi sembra che per il momento si continui a ragionare per piccoli passi. Partendo da un calendario di lavoro pensato in termini diacronici, una tappa successiva all'altra, e non sincronici. Per l'Egizio bisognerebbe muoversi così, se si vogliono evitare tempi biblici. Una volta che c'è il progetto si parte su tutti i fronti. In realtà si continua a realizzare interventi spezzettati e anche discutibili, un patchwork senza logica».

Come immagina lei un Museo Egizio all'altezza delle aspettative?

«Con uno sviluppo verticale e uno orizzontale verso San Filippo. Una lunga area pedonalizzata che si estenda fino a piazza Carlo Alberto»

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