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Rapporto preliminare della XIX campagna di scavo della Missione Archeologica dell'Università di Bologna a Kom Umm el-Atl (Fayyum - Egitto).

La Missione Archeologica del Dipartimento di Archeologia dell'Università di Bologna, in collaborazione con il Dipartimento di Storia, Culture, Religioni (già Studi Storico-Religiosi) dell'Università di Roma "La Sapienza" e il Centro Papirologico "Medea Norsa" dell'Università di Trieste, ha svolto la diciannovesima Campagna di Scavo a Kom Umm el-Atl (Fayyum), l'antica Bakchias, dal 17 ottobre al 3 novembre 2010. Quest'anno, inoltre, la missione si è nuovamente avvalsa della collaborazione del Dipartimento di Ingegneria Civile Ambientale e dei Materiali (DICAM già DISTART), dell'Università di Bologna.
Alla Missione hanno partecipato Sergio Pernigotti (Direttore), Enrico Giorgi (field director), Paola Buzi (co-Direttrice e coptologa), Valentina Gasperini (ceramologa), Emanuele Mandanici (topografo, DICAM) Susanna Lena (ceramologa), Federica Boschi (topografa), Chiara Gioia (disegnatrice), Mariangela Tocci (archeologa), Ilaria Rossetti (topografa), Melania Marano (egittologa), Lara Tarantini (fotografa), Elisa Stabiner (archeologa), Francesco Pirozzi (topografo), Christian Golinelli (topografo), Alice Moles (egittologa), Elisa Marzi (studentessa), Silvia Gemo (studentessa).
Il Supreme Council of Antiquities è stato rappresentato dall'ispettrice Nahla Mohammed Ahmed, dell'Ispettorato di Medinet el Fayyum, che ha dato un contributo notevole ai lavori della Missione.
La Missione esprime il suo più vivo ringraziamento anche a Zahi Hawass e Mohamed Ismail
Khaled del Supreme Council of Antiquities e al Direttore delle Antichità del Fayyum, Ahmed Abd el-Aal, per avere agevolato con grande disponibilità i lavori di scavo.


LA STRUTTURA BSE 352
I lavori di quest'anno hanno interessato il quartiere sud-orientale dell'antico abitato di Bakchias e, in particolare, l'area posta tra il tempio A e l'antico canale fossile.
Qui è stato identificato un edificio con strutture prevalentemente in laterizio denominato BSE 352. L'edificio è composto da una vasca (A) in laterizi legati con malta di calce (Fig. 1), foderata all'interno e all'esterno con calce idraulica (grande m 2,29 x 1,29). Questa vasca è solo parzialmente conservata ed è stata fortemente danneggiata da una fossa di spoliazione di epoca moderna. Appena a est si trova una seconda struttura analoga, di dimensioni decisamente minori
(cm 52 x 75). Si tratta di una piccola vaschetta (B) quadrangolare ricavata nello stesso corpo di fabbrica della struttura precedente ma sporgente verso l'esterno (Figg. 1, 4). Essa è costruita con la medesima tecnica (laterizio e calce idraulica) e conserva traccia di un condotto di scolo nella parte meridionale.
Appena a nord di queste vasche una grossa fossa di spoliazione ha distrutto gran parte di una terza struttura. Nonostante il pessimo stato di conservazione, sulla base delle tecniche edilizie, possiamo supporre che si tratti dei resti di una terza vasca (C).
Ancora più a nord una struttura muraria, in argilla cruda (USM 18), con andamento a "L", collega le vasche appena descritte con un altro corpo di fabbrica in laterizio, delimitando un ambito (D).
All'esterno, verso est, si trova uno spazio (E) al cui interno è stata riportata in luce una fornace (G) di non grandi dimensioni (Figg. 2, 3, 4).
Infine lo scavo è stato approfondito maggiormente nel settore posto appena a est dove, in corrispondenza dell'angolo sud-orientale del saggio, è stata riportata in luce una grossa quantità di mattoni in crollo. Non è chiaro se questi mattoni appartengano a un muro o a un accumulo di materiale edilizio mai utilizzato.
Il pessimo stato di conservazione e la limitatezza del saggio di scavo non consentono di giungere a considerazioni definitive. I dati in nostro possesso, tuttavia, fanno pensare a un impianto produttivo non solo per laterizi. In questo senso vanno diversi indizi: le vasche utili come depositi di acqua o di argilla, la grande quantità di mattoni forse mai messi in opera, numerosi strati spessi ed estesi di spargimento di cenere e carbone che circondano la struttura, numerose scorie e frammenti di mattoni vetrificati accumulati nei pressi e ben visibili in superficie. Dal punto di vista cronologico, in base alle tecniche edilizie e all'analisi dei reperti ceramici, l'impianto sembra riferibile all'età romana alto imperiale.
Contemporaneamente alla campagna di scavo è stato portato avanti il survey topografico del kom sud per cercare di individuare l'eventuale presenza di strutture sepolte. A questo scopo sono state applicate due metodologie non invasive. La prima è volta a modellare la superficie topografica con precisione centimetrica, allo scopo di capire se al micro rilievo superficiale corrispondono strutture sepolte. La seconda ha permesso di effettuare un rilievo geomagnetico dei primi livelli del sottosuolo.

La prossima Campagna di scavo sarà effettuata a Novembre 2011.

Medinet el Fayyum, 3 novembre 2010






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Figura 1: la vaschetta B in primo piano e la vasca A in secondo piano.
Figura 1: la vaschetta B in primo piano e la vasca A in secondo piano.

Figura 2: l’area E da est.
Figura 2: l’area E da est.

Figura 3: la fornace G in corso di scavo.
Figura 3: la fornace G in corso di scavo.

Figura 4: planimetria dell’edificio BSE 352.
Figura 4: planimetria dell’edificio BSE 352.