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La navigazione commerciale sul Nilo e la logistica del grano nell'Egitto ellenistico-romano - di Marco Rolandi

Molto è stato scritto e per fortuna qualcosa si conosce a proposito dell'importante ruolo svolto dall'Egitto circa il commercio granario nell'Antichità classica[1] , ma una domanda potrebbe restare ancora aperta: come fu possibile per questo paese raccogliere gli ingenti quantitativi di cereali che ci tramandano le fonti[2] ? In che modo questo immane lavoro potè essere portato a termine? Come poterono giungere tante tonnellate di grano dalla chora al porto di Alessandria?
Innanzitutto alcune considerazioni generali: per prima cosa il grano egiziano cresceva lungo un'area ristretta che ogni anno veniva inondata dalle acque del Nilo o, come nel caso del Fayum, irrigata dal "canale di Giuseppe", un ramo secondario del basso corso del fiume in territorio egiziano. La grande via d'acqua quindi, oltre a rappresentare qualcosa di miracoloso grazie alle sue piene benefiche, costituiva soprattutto la più importante arteria di comunicazione fra Alessandria e i villaggi e le città più a monte. La circostanza fortunata non fu solo che l'Egitto era attraversato da un grande fiume, ma anche che, mentre la corrente del Nilo scorreva verso il Mediterraneo, i venti prevalenti soffiavano da nord; in questo modo le imbarcazioni potevano muoversi agevolmente in entrambi i sensi.

Un noto passo di Diodoro[3] dimostra come in età tolemaica gli addetti alle rilevazioni al nilometro di Menfi fossero tenuti ad inviare lettere alle poleis d'Egitto, comunicando il livello raggiunto dalla piena e il giorno in cui il fiume aveva cominciato e scendere; ma di questo si parlerà più approfonditamente nella seconda parte di questo contributo.
Nel periodo ellenistico i Tolemei esercitarono uno stretto controllo sulle attività agricole e commerciali dell'intero paese e tutte le attività, dal trasporto dei prodotti dai villaggi ai porti sul Nilo, allo stivaggio sulle imbarcazioni, alle misurazioni e pesature, fino alla navigazione per raggiungere Alessandria, furono fortemente centralizzate[4] .
Il P. Mich. Inv. 6981, col. I, riporta un prostagma reale[5] riferentesi alla prima fase delle operazioni ( Testo 1):

"Il re ha ordinato: quelli che nell'Arsinoite possiedono asini o muli o cavalli da tiro o cammelli li registrino sia presso l'oikonomos, sia presso il basilicogrammateo, sia presso i funzionari dell'ufficio dello stratego in ogni villaggio, entro cinque giorni a partire da quando il decreto è stato esposto in pubblico e li presentino per il trasporto delle imposte (in grano) dalle aie e dai granai reali fino ai porti entro 180 giorni e carichino, da una parte, per quanto riguarda i luoghi più distanti di 120 stadi, su ogni asino 480 artabe di grano, su ogni mulo 720, su ogni cavallo 720, su ogni cammello 960...".

Come si può notare, tutti i livelli dell'amministrazione sono coinvolti in questo processo. L'oikonomos è l'assistente del dioiketes, il funzionario in carica alle finanze dell'intero paese. Il basilikos grammateus è l'assistente dello strategos del nomo; mentre gli epistatai erano i funzionari di villaggio. I proprietari degli animali da soma devono far registrare i loro asini, muli, cavalli e cammelli entro cinque giorni dall'emanazione dell'ordinanza. La registrazione si terrà nei singoli villaggi. Le contribuzioni in grano verranno trasportate dalle aie e dai granai reali ai porti sul Nilo entro sei mesi. Il decreto continua poi fornendo dati sulle capacità di carico dei singoli animali (480 artabe di grano gli asini, 720 i muli, 720 i cavalli e 960 i cammelli), e sembra tracciare una distinzione circa la lunghezza (più di 120 stadi) dei percorsi compiuti; il documento poi si interrompe.
Una volta arrivato in un porto sul Nilo, il grano già così disponibile doveva essere caricato su un'imbarcazione per venire trasportato fino ad Alessandria. A questo punto iniziavano le operazioni navali: l'intera durata delle operazioni era tenuta sotto controllo attraverso una fitta corrispondenza; in particolare si intersecavano una serie di ordini di carico. Anche l'ordine di carico partiva dall'amministrazione centrale: in particolare dagli uffici del dieceta[6] . Sulla base di quanto ricevuto, lo stratego inviava due documenti: uno al sitologo, responsabile dell'ergasterion a livello del villaggio, l'altro al suo braccio destro, il basilikos grammateus.
Il documento indirizzato al sitologo era il vero e proprio ordine di carico, inteso in modo da fornire le indicazioni a questo magistrato preposto agli approvvigionamenti circa le esatte quantità di grano o altri cereali da imbarcare sulle navi. Quest'ordine a volte conteneva un antigraphon dell'ordine ricevuto dallo stratego da parte del dieceta[7] . In questo documento viene detto espressamente che l'operazione di carico della nave doveva essere effettuata "synepistellontos tou basilikou grammateos", cioè ci si riferiva alla funzione di supervisione esercitata dal basilikos grammateus, che si realizzava attraverso l'invio di un ordine ad un suo subordinato, l'antigrapheus.
Ecco che così si possono legare fra di loro i due documenti inviati dallo stratego .
L'ordine di carico, oltre alle quantità di derrate da imbarcare, conteneva anche indicazioni riguardo la nave che doveva essere utilizzata, il tipo di grano da caricare (lo vedremo meglio fra poco), come lo si doveva misurare e le istruzioni relative alle guardie che dovevano essere presenti; ecco dunque come esempio di ordine di carico il P. Erasm. II, 25, datato al 13 agosto 152 a.C. (Testo 2):

"Teodoro saluta Dioniso. Carica, insieme con il supervisore, nel porto di Kaine, dal raccolto del 29° anno, conformemente alla lettera di Asclepio, l'ufficiale per le pratiche relative al grano, dall'ergasterion del villaggio di Ossirinca, nella (nave) kerkouros-salaria di Tolemeo, Nearco e Menostrato, dalla capacità di 700 (artabe), sulla quale Theon naukleros[1]): settecento artabe di grano, totale 700 (artabe) di grano e non effettuare il carico prima che il capo delle guardie non sia salito a bordo. Salute. Anno 29, 18 Epeiph.
Teodoro; Carica come è scritto sopra: settecento artabe di grano, totale 700 (artabe). Anno 29, 18 Epeiph".

Quando iniziavano le operazioni di carico, un team di funzionari era presente: prima di tutto il sitologo con i suoi ispettori; apparentemente, i mittenti degli ordini di carico (stratego e basilikos grammateus) guardavano a questi ufficiali come a un gruppo che collaborava strettamente, particolarmente in contrapposizione ai naukleroi, i quali avrebbero potuto alterare il carico per guadagnarci.
Il naukleros che doveva portare il cargo ad Alessandria era naturalmente presente alle operazioni di carico. Inoltre, come dimostrato dal documento preso in esame, vi erano guardie che vigilavano sulla nave. Dopo le operazioni di carico, il sitologo e gli ispettori rimettevano un symbolon e uno o più antisymbola al naukleros [9] . Da questo momento in poi, il naukleros era responsabile del trasporto fino a destinazione[10] . Le guardie accompagnavano il trasporto sul Nilo[11] .


Alla fine il capitano della nave redigeva una dichiarazione che coronava tutte queste operazioni[12] : un esempio di questo tipo di documenti ci viene dato da PUG III, 114, la dichiarazione del naukleros Menelaos (cfr. Fig. 1), che si impegna a consegnare al thesauros reale di Alessandria un carico di grano proveniente da tre villaggi dell'Herakleopolites e dettagliatamente quantificato, oltre che descritto e distinto in pyros agorastos phorikos hippikos{/i]. Il naukleros dichiara che il grano è puro, come appare dal campione che accompagna il carico, e che è stato misurato e setacciato con la misura-tipo e la rasiera portati da Alessandria. L'indicazione cronologica e la menzione del nome di Tolemeo III Evergete permettono di datare con precisione il testo al 237 a.C., facendone uno degli esempi più risalenti di questo tipo di documenti, avvicinabili alle moderne polizze di carico.
Ecco il testo di PUG III, 114, dichiarazione di naukleros (Testo 3):

"Nel regno di Tolemeo, figlio di Tolemeo e di Arsinoe, dei Adelfi, anno decimo, giorno 11 di Choiak, Menelaos, naukleros della nave di Zopyros, di 5.000 artabe di stazza, di cui è pilota Peteor..is, figlio di Sisous, di Memphis, riconosce di avere imbarcato...da Theon, agente di Nysios sitologo, attraverso Ammonios agente di Achoapis nomarco, (il grano), destinato al granaio reale di Alessandria, proveniente dal raccolto del decimo anno: dal villaggio di Peentechy 801 artabe e 1/6 di grano phorikos, 203 artabe e 1/3 di grano hippikos e 395 artabe e 1/2 di grano agorastos, per un totale di 1.400 artabe; dal villaggio di Taemsis 263 artabe e 1/4 di grano agorastos; dal villaggio di Tanaso 70 artabe e 1/3 + 1/8 di grano hippikos e 449 artabe e 1/2 + 1/24 di grano agorastos, per un totale di 520 artabe. Il totale complessivo è di 2.183 artabe e 1/4 di grano, con campione, puro, non adulterato, non mescolato ad orzo, setacciato e misurato con misura-tipo e rasiera, portati da Alessandria.
Menelaos, naukleros della nave di Zopyros, di 5.000 artabe, riconosce di aver imbarcato 2.183 artabe e 1/4 di grano. Sono 2.183 artabe e 1/4 e non faccio alcun reclamo".


Il foglietto di papiro, scritto lungo le fibre in una grafia minuta e veloce, conserva il testo di una dichiarazione, rilasciata da Menelaos, naukleros di un'imbarcazione la cui capacità di trasporto è di 5.000 artabe: egli dichiara di avere caricato per conto dello Stato, il giorno 11 di Choiak nell'anno decimo di Tolemeo III Evergete, 2183 artabe e 1/4 di grano, che dovrà essere trasportato ad Alessandria e qui depositato nel thesauros reale. Come è stato detto sopra, il grano proviene dal raccolto di tre villaggi dell'Herakleopolites, ognuno dei quali ha fornito quantità diverse. Si tratta di grano puro, non adulterato, non mescolato ad orzo e setacciato, così come appare dal campione che accompagna il carico. La quantità è stata controllata con la misura-tipo, che lo stesso naukleros, per evitare la possibilità di false misurazioni da parte dei funzionari, ha portato con sé da Alessandria, unitamente allo strumento, una specie di rasiera, che è servita a controllare il grano stesso.


Alla fine del I sec. a.C. i Romani ereditarono il sistema in uso nell'Egitto tolemaico e lo svilupparono per le esigenze dell'Impero.
L'innalzamento del livello delle acque veniva scrupolosamente osservato attraverso i nilometri, come ad esempio quello sull'isola di Elefantina nell'Alto Egitto (cfr. Fig. 2), ed è proprio sulla base di queste "letture" che il praefectus Aegypti determinava l'ammontare dei tributi dovuti dai proprietari e dai concessionari delle terre[13] . Tuttavia ogni anno nel periodo della piena venivano fatte regolari ispezioni per determinare la tassazione in base al livello di inondazione[14] .
Comunque, come già è stato detto, il Nilo non era solamente la fonte principale per la fertilità dei terreni, ma anche la principale arteria attraverso la quale si potevano movimentare le merci più facilmente e più convenientemente fino ad Alessandria, dalla quale poi esse, attraverso un altro viaggio via acqua, potevano giungere a Roma. Come si è cercato di descrivere, il grano, una volta raccolto, veniva portato dai granai dei villaggi per breve o più lunga distanza fino ai porti sul Nilo, e questa come si è visto era l'unica parte del viaggio ad essere effettuata via terra.
La terra coltivata a grano, forse i due-terzi delle colture, era tassata in natura e il canone, come lo conosciamo attraverso un esempio significativo, relativo alla zona nord del Fayum, databile alla metà del II sec. d.C. [15] , appare essere di circa 5 artabe per aroura, sia per la terra statale concessa in affitto, sia per i terreni privati[16] . Il tipico appezzamento coltivato a grano era altresì standardizzato. Un affitto di breve termine era la prassi ed i lotti individuali abbastanza piccoli: le dimensioni si aggiravano intorno alle sette arure e mezzo[17] .
Per il periodo romano i papiri ci danno notizia di imbarcazioni pubbliche che facevano servizio sul Nilo: si veda ad esempio P. Lond. II, 256a, la ricevuta di un pilota (kybernetes) per un carico di grano, datato al 15 d.C. Questo documento si riferisce al trasporto di grano dall'interno dell'Egitto verso la costa, effettuato con un cargo che ci viene descritto con una polena a forma di "ibis" [17] . Il nostro protagonista, il cui nome è perduto in una lacuna all'inizio del testo, si impegna a prendere in consegna un carico di 1.718 artabe e mezzo di grano dal molo di Ptolemais Ormou, nel nomo Arsinoita, e trasportarlo fino ad Alessandria per consegnarlo nelle mani di alcuni funzionari.
Siccome molti papiri ce le hanno conservate, oggi noi possiamo contare su testimonianze documentarie dirette molto precise sugli approvvigionamenti granari dell'Egitto romano: base delle operazioni era molto spesso il distretto della Neapolis in Alessandria e tutto era supervisionato da un procurator romano[19] .


Quello che si evince è un sistema unico che coinvolgeva tutto il paese, dai coltivatori, ai funzionari addetti all'amministrazione dei granai dei villaggi, agli equipaggi delle navi mercantili, fino al procurator Neaspoleos ad Alessandria, tutto sotto il controllo del praefectus Aegypti, e tutto incentrato sul viaggio di sola andata del grano verso il mare[20] . Nonostante il flusso dei traffici continuasse lungo tutto il periodo dell'anno, il periodo di maggior concentrazione era ovviamente quello che seguiva il raccolto; nei mesi di maggio e giugno infatti, una grande quantità di grano veniva immagazzinato nei granai di Alessandria, specialmente in quelli presenti nel distretto della Neapolis, sotto il controllo del procurator Neaspolis et Mausolei [21] , oppure nel quartiere Mercurio, sotto il controllo del procurator ad Mercurium [22] . Questi funzionari romani agivano per conto del praefectus Aegypti esattamente come i loro omologhi di età tolemaica agivano per conto del dieceta[23] .
Le operazioni in Egitto sembrano del tutto indipendenti dal controllo del praefectus annonae, ma questo non sorprende molto dal momento che il praefectus Aegypti, strettamente dipendente dall'imperatore, molto spesso è stato promosso dall'incarico all'annona[24] . Infatti l'efficacia e il successo dell'organizzazione annonaria romana di età altoimperiale doveva contare su un'adeguata capacità di comunicazione tra le province e i territori tributari, e i centri di immagazzinamento; infine il praefectus annonae avrebbe coordinato gli arrivi di grano e la loro distribuzione in maniera proporzionale ai consumi.
Tra i più importanti dati di cui l'amministrazione romana poteva servirsi per fondare le stime preventive delle future disponibilità di grano pubblico da mettere a disposizione di Roma, dovevano senz'altro essere le proiezioni del tributo granario egiziano, elaborate sui dati relativi all'inondazione del Nilo, scrupolosamente osservata, nelle sue varie fasi. In base al livello raggiunto dal fiume e in base al momento in cui esso cominciava a discendere, la plurimillenaria esperienza egiziana sapeva prevedere le variazioni di estensione della terra coltivabile e quindi le oscillazioni del raccolto e delle entrate fiscali ad esso connesse. In questo senso l'economia agricola della Valle del Nilo era caratterizzata da un futuro meno incerto, anticipato com'era dalle rilevazioni ai Nilometri. L'amministrazione imperiale ha senza dubbio saputo approfittare, per i propri fini fiscali, di questo peculiare vantaggio offerto dall'economia egiziana. Gli speciali compiti annonari attribuiti all'Egitto a partire dall'età augustea vanno sicuramente in parte spiegati con la circostanza che le peculiari caratteristiche climatiche e geografiche della provincia nilotica rendevano prevedibile con larghissimo anticipo la qualità della successiva raccolta.


Da qui possiamo vedere come i Romani si regolassero e quali provvedimenti prendessero a seconda dei casi; per l'età adrianea abbiamo alcuni interessanti esempi: per il 127/128 d.C. l'ottima piena del Nilo venne addirittura celebrata con emissioni monetali che ad essa facevano riferimento (Fig. 3 e Fig. 4) [25] ; questo viene messo in connessione con un altro fatto molto importante: il diritto alle seitopompiai ap'Aigyptou concesso da Adriano alla città di Efeso[26] .
Nel caso contrario, cioè quando le piene del fiume risultavano insufficienti, poteva intervenire direttamente l'Imperatore. E' questo il caso di SB III, 6944[27] , un provvedimento dell'imperatore Adriano datato al 31 maggio (6 Payni) del 136 d.C., con cui si concedevano dilazioni al pagamento dei tributi dell'anno 136/137 d.C. a causa di due successive deboli inondazioni (Testo 4).

"L'imperatore Cesare, figlio del Divo Traiano Partico, nipote del Divo Nerva, Traiano Adriano Augusto pontefice massimo, detentore della tribunicia postestas per la ventesima volta, imperator per la seconda volta, console tre volte, proclama: (essendo stato informato che) anche ora, come anche l'anno passato, il Nilo è cresciuto in maniera insufficiente, (anche considerando che) durante gli anni precedenti la piena non fu soltanto abbondante, ma addirittura migliore che in ogni tempo in precedenza, e che inondando tutto il Paese, ha generato la produzione di abbondanti e buonissimi raccolti, ho ritenuto ancora necessario concedere un favore ai coltivatori, (pensando), al dio piacendo, che negli anni a venire tutte le possibili deficienze verranno colmate dal Nilo stesso e dalla terra, d'accordo per ripristinare la natura delle cose, (in cambio di un flusso prospero), e di abbondanza al posto della scarsità, e dalla scarsità alla pienezza. La sorte è buona. Si sappia che io dilazionerò la tassa in denaro (dovuta) per quest'anno: per gli abitanti della Tebaide, che probabilmente sono i più colpiti dalla scarsità, in cinque pagamenti (in cinque) anni; per quelli dell'Eptanomide in quattro, per quelli del Delta in tre. La modalità di pagamento semestrale sia concessa a coloro che lo desiderano, sotto condizione che i limiti di tempo possibile rimangano di cinque anni per quelli della Tebaide, quattro anni per quelli dell'Eptanomide, tre anni per quelli del Delta. Fu stabilito in Alessandria nell'anno 20, Payni 6".

I tributi in denaro potranno pertanto essere pagati in periodi di tempo diversi nelle tre Epistrategie: in cinque anni da parte dei coltivatori della Tebaide, in quattro da quelli dell'Eptanomide e in tre da quelli del Delta; i pagamenti potranno essere annuali o semestrali.


Anche in età tardoantica, solo per fare alcuni accenni, si continuavano a fare le osservazioni del livello del fiume, come dimostra il testo qui riportato di un'ironica lettera di rimprovero (Iul. Ep. 45) inviata dall'imperatore Giuliano[28] al prefetto d'Egitto Ekdikios; il fiume che aveva nutrito l'Egitto per migliaia di anni continuava così ad essere fondamentale anche per gli imperi:

"A Ekdikios, prefetto d'Egitto. Come dice il proverbio...«Tu mi hai rivelato il mio stesso sogno». Così io immagino di relazionarti circa la tua stessa visione al risveglio. Il Nilo, mi dicono, salì in piena completa, alto in cubiti, e inondò la maggior parte dell'Egitto. Se ti interessa sapere i dati, è salito di quindici cubiti il venti di settembre. Teofilo, il prefetto militare, mi informa di ciò. Così, se tu non lo sapevi, udendolo da me, rallegrati"!


Note

[1] L. Casson, The grain-trade of the Hellenistic World, TAPA LXXXV, 1954, pp. 168-187; J. Rougè, Recherches sur l'organisation du commerce maritime en Mediterranée sous l'Empire Romain, Paris 1966; G. Rickman, Roman Granaries and Store Buildings, Cambridge 1971; R. Meiggs, Roman Ostia, Oxford 1973; E. Tengström, Bread for the people. Studies of the corn-supply of Rome during the late empire, Stockholm 1974; H. Pavis d'Escurac, La préfecture de l'annone service administratif impérial d'Auguste à Constantin, BEFAR CCXXVI, Rome 1976; L. Casson, The Role of the State in Rome's Grain Trade, in The Seaborne Commerce of Ancient Rome: Studies in Archaeology and History, MAAR XXXVI, 1980, pp. 21-32; G. Rickman, The Grain Trade under the Roman Empire, in The Seaborne Commerce of Ancient Rome: Studies in Archaeology and History, MAAR XXXVI, 1980, pp. 261-277; G. Rickman, The Corn Supply of Ancient Rome, Oxford 1980; W. Habermann, Ostia - Getreidehafen Roms, MBAH I, 1982, pp. 35-59; L. Casson, Ancient Trade and Society, Detroit 1984; B. Sirks, The size of the grain distributions in imperial Rome and Constantinople, Athaeneum LXXIX, 1991, pp. 215-237; B. Sirks, Food for Rome. The legal structure of the transportation and processing of supplies for the imperial distributions in Rome and in Constantinople, Amsterdam 1991; C. Virlouvet, Les lois frumentaires d'époque républicaine, in Le ravitaillement en blé de Rome et des centres urbains des débuts de la République jusqu'au Haut-Empire, Actes du colloque international (Naples 14-16 fevrier 1991), Rome-Naples, 1994, pp. 11-30; G. Camodeca, Puteoli porto annonario e il commercio del grano in età imperiale, in Le ravitaillement en blé de Rome et des centres urbains des débuts de la République jusqu'au Haut-Empire, Actes du colloque international (Naples 14-16 fevrier 1991), Rome-Naples, 1994, pp. 103-128; C. Virlouvet, Tessera Frumentaria. Les procédures de la distribution du blé public à Rome, Rome 1995; E. Höbenreich, Annona. Juristische Aspekte der stadtrömischen Lebensmittelversorgung im Prinzipat, Graz 1997; G. Rickman, Problems of transport and storage of goods for distribution: les traces oubliées, in La Mémoire perdue, Rome 1998, pp. 317-324; V.M. Harris, Trade, CAH XI, Cambridge 2000, pp. 710-740; C. Virlouvet, Les dendrées alimentaires dans les archives des Sulpicii de Pozzuoles, CCG XI, 2000, pp. 131-149; P. Temin, A market economy in the early Roman empire, JRS XCI, 2001, pp. 169-181; P. Erdkamp, The Grain Market in the Roman Empire. A social, political and economic study, Cambridge 2005; P. Mayerson, The Modius as a Grain Measure in Papyri from Egypt, BASP XLIII, 2006, pp. 101-106; M. Rolandi, The grain trade and the importance of Egypt for the economy of the Hellenistic-Roman world: some remarks, Proceedings of the Third International Congress for Young Egyptologists "Commerce and Economy in Ancient Egypt", Budapest 25-27 September 2009 (in corso di stampa).

[2] Cfr., ad esempio, Diod. XX, 96, 1; Ios. Flav., Bell. Jud., II, 386; Aur. Vict., Epit. De Caes., I, 6.

[3] Cfr. Diod. I, 36, 11.

[4] In più, nonostante il comune modello di agricoltura dettato dalle piene del Nilo, le categorie di terra erano varie. Cfr. M. Rolandi, Rapporti fra Stato e Templi nell'Egitto Tolemaico: alcuni esempi, Aegyptus LXXXV, 2005, pp. 249-251.

[5] Il papiro, parte di un rotolo proveniente da cartone di mummia, è stato pubblicato da T. Gagos, The University of Michigan Papyrus Collection: Current Trends and Future Perspectives, Atti del XXI Congr. Int. Pap., Firenze 2001, pp. 532-537. Il documento, proveniente dall'Arsinoite, è stato datato all'inizio del II sec. a.C.

[6] Cfr. SB V, 8754.

[7] Cfr. supra, n. 6.

[9] Cfr. P. Erasm. II, p. 12.

[10] In età ellenistica è abbastanza frequente trovare donne coinvolte nel trasporto di grano o addirittura proprietarie di imbarcazioni: a questo proposito si veda H. Hauben, Femmes propriétaires et locataires de navires en Egypte Ptolémaïque, JJP XXIII, 1993, pp. 61-74.

[11] Per una trattazione generale di tutte queste operazioni si veda D.J. Thompson, Nile grain transport under the Ptolemies, in P. Garnsey - K. Opkins – C.R. Wittaker, Trade in the ancient economy, London 1983, pp. 64-75.

[12] E il P. Erasm. II, 37 è proprio l'esecuzione dell'ordine di carico sopra presentato.

[13] Cfr. Strab. XVII, 817; Plin., NH V, 58.

[14] Cfr. P. Oxy. VI, 918; X, 1287; XIV, 1743; XIV, 1744; XXXVIII, 2847.

[15] Cfr. P. Bouriant 42, rotolo catastale del 166/7 d.C., proveniente dal villaggio di Hiera Nesos, nell'Arsinoite.

[16] Cfr. G. Rickman, The Corn Supply of Ancient Rome, Oxford 1980, p. 117.

[17] Si vedano a questo proposito alcune ricevute di sitologo provenienti da Karanis: BGU 31, 104, 105, 160, 172.

[19] E' molto interessante rilevare come i documenti non differissero molto da quelli dell'epoca tolemaica; un esempio ci viene fornito da P. Oxy. X, 1259, una dichiarazione di naukleros del 211/2 d.C.

[20] Cfr. G. Rickman, Roman Granaries and Store Buildings, Cambridge 1971, App. 2.

[21] Così chiamato per via della vicinanza alla tomba di Alessandro il Grande; cfr. A. Adriani - N. Bonacasa - P. Minà, La Tomba di Alessandro. Realtà, ipotesi e fantasie, Roma 2000, p. 47 ss.

[22] Circa questa magistratura si veda da ultimo il contributo di F. Beutler-Kränzl, Procurator ad Mercurium, Akten des 23. Internationalen Papyrologenkongress, Wien, 22-28 Juli 2001, Wien 2007, pp. 53-56, con bibliografia precedente.

[23] Cfr. BGU I, 8 = W. Chrest. I, 170, documento in cui Magnos Rufinos, procurator Neaspolis, scrive allo stratego degli Hepta Nomoi e dell'Arsinoite.

[24] Circa questa magistratura si veda da ultimo il contributo di F. Beutler-Kränzl, Procurator ad Mercurium, Akten des 23. Internationalen Papyrologenkongress, Wien, 22-28 Juli 2001, Wien 2007, pp. 53-56, con bibliografia precedente. Cfr. BGU I, 8 = W. Chrest. I, 170, documento in cui Magnos Rufinos, procurator Neaspolis, scrive allo stratego degli Hepta Nomoi e dell'Arsinoite. Infatti non sembra di certo essere accidentale che ad esempio sotto Traiano, tre dei quattro praefecti annonae diventarono in seguito prefetti d'Egitto; Cfr. P. Herz, Studien zur römischen Wirtschaftsgesetzgebung. Die Lebensmittelversorgung, Stuttgart 1988, p. 117; Erdkamp, The Grain Market, cit., p. 235.

[25] Cfr. D. Bonneau, Le fisc et le Nil. Incidences des irrégularités de la crue du Nil sur la fiscalité foncière dans l'Égypte gréco-romaine, Paris 1971, pp. 242-243.

[26] Cfr. F. De Romanis, Gli Horrea dell'Urbe e le inondazioni d'Egitto. Segretezza e informazione nell'oraganizzazione annonaria imperiale, in J. Andreau - C. Virlouvet, L'information et la mer dans le monde antique, Rome 2002, pp. 293-294.

[27] Il documento, oltre ad essere SB III, 6944a e SB III, 6944b, è pervenuto in altre copie: P. Heid. VII, 396 e P. Osl. III, 78; nella traduzione si è tenuto conto di questi ultimi due esemplari. Cfr. inoltre J.H. Oliver, Greek Constitutions of Early Roman Emperors from Inscriptions and Papyri, Philadelphia 1989, pp. 221-226.

[28] La lettera venne scritta in Antiochia nell'ottobre del 362 d.C.






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Fig.1 PUG III, 114 Dichiarazione di naukleros
Fig.1 PUG III, 114 Dichiarazione di naukleros

Fig. 2 Nilometro di Elefantina
Fig. 2 Nilometro di Elefantina

Fig. 3 (Milne 1267), sul verso personificazione del Nilo con il numero IS
Fig. 3 (Milne 1267), sul verso personificazione del Nilo con il numero IS

Fig. 4 (Milne 1269), sul verso personificazione del Nilo con il numero IS
Fig. 4 (Milne 1269), sul verso personificazione del Nilo con il numero IS

Testo 1
Testo 1

Testo 2
Testo 2

Testo 3
Testo 3

Testo 4
Testo 4