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La ripresa degli scavi dell'Istituto Papirologico «G. Vitelli» ad Antinoe

L'ultima campagna di scavo ad Antinoe, condotta dall'Istituto Papirologico «G. Vitelli» di Firenze, aveva avuto luogo per pochi giorni nell'ottobre del 2000 in un limitato settore della Necropoli Nord.
Nel gennaio 2003 il cantiere di scavo è stato spostato nella città, nel settore Est, vicino al cosiddetto Tempio di Iside "scoperto" da Albert Gayet, ed alla chiesa paleocristiana scavata dalla Missione dell'Università di Roma nei mesi di settembre ed ottobre del 1966 [cfr. G. Uggeri, La chiesa paleocristiana presso la porta orientale, in «Antinoe (1965-1968). Missione archeologica in Egitto dell'Università di Roma», Roma 1974, pp. 37-67].
È stato scelto un alto kôm, esattamente il kôm A del settore II [secondo la designazione di S. Donadoni, Pro-memoria sui Kimân di Antinoe, Oriens Antiquus 5 (1966), pp. 276-293], tenendo conto dell'aspetto di integrità che la collinetta, costituita da scarichi antichi, offriva e dalla facilità del trasporto dei materiali di scarico risultanti dallo scavo. È stata utilizzata, infatti, la stessa discarica adoperata dalla Missione dell'Università di Roma nel 1966.
La Missione (composta da Rosario Pintaudi, Manfredo Manfredi, Sergio Bosticco, Cristina Guidotti, Gloria Rosati, Diletta Minutoli, ed accompagnata dall'Ispettore del Servizio delle Antichità Egiziane Gamal Abu Bakr Abd el Megid) partiva da Firenze il 7 gennaio ed iniziava i lavori ad Antinoe già il giorno 11, aprendo sul lato Nord, a circa 10 metri dal suolo, a metà quasi dell'altezza del kôm A, una trincea larga 7 metri e profonda 3, con lo scopo di conoscere la stratigrafia centrale del kôm. Da questa trincea si sono recuperati molti frammenti di ceramica ed un frammento di papiro con scrittura documentaria greca attribuibile al secolo VI, ed un ampio frammento di papiro bianco di fattura grossolana.
Il cantiere veniva spostato dopo due giorni sulla sommità del kôm, dove, con l'ausilio di una trentina di operai, si apriva un fronte di scavo trapezoidale, che alla fine, dopo tre settimane di lavoro, risultava lungo 14 metri, largo dagli 8,50 ai 3, e profondo dai 2,20 m ai 50 cm.
Nel corso di questo setacciamento venivano rilevati due livelli di stratigrafia, ciascuno alla profondità di un metro.
Il primo livello si è caratterizzato per l'abbondanza di gesso e resti di cocciame e pietrisco, senza fornire frammenti di papiro, ma restituendo tuttavia un paio di anfore in buono stato e frammenti di cuoio e calzature. In superficie è stata recuperata anche un'interessante tessera plumbea, che su un lato riporta il busto di un imperatore raffigurato al modo egizio, con barba e corona o elmo sormontato forse da una piuma, e sull'altro una Euthenia distesa su una kline. Sul lato A il busto dell'imperatore riporta a sinistra il simbolo per touw e a destra un b[1].
Nel secondo livello i frammenti di ceramica si sono fatti più abbondanti, di migliore qualità e di più varia tipologia, i resti di cuoio e di calzature sono aumentati, come pure i frammenti, per quanto modesti, di papiri scritti in greco accompagnati da un bel frammento in copto recuperato proprio l'ultimo giorno di scavo.
Durante la campagna, che si è conclusa alla fine di gennaio, sono state effettuate ricognizioni nelle varie aree della città, con recupero di frammenti di ceramica di notevole interesse: tra questi una bella serie di colli di anfore tardo romane, probabilmente del tipo spathia con la formula yeoË xãriw k°rdow[2].
Una particolare ricognizione al Tempio di Ramesse II ha portato al recupero ed alla salvaguardia nel magazzino della Missione di una interessante serie di talatât amarniane che sono in corso di studio da parte della collega Gloria Rosati.

Rosario Pintaudi


Note

[1] Una tessera plumbea con la figura del Nilo in posizione distesa, ma con la rappresentazione sull'altro lato di un personaggio coronato (Sarapis), in trono, è stata recuperata nel novembre 2002 nella missione congiunta dell'Università di Pisa e Messina a Narmuthis nel Fayum. Entrambi i reperti sono in corso di studio con il collega G. Nachtergael.

[2] Cfr. T. Derda, Inscriptions with the Formula yeoË xãriw k°rdow, ZPE 94 (1992), pp. 135-152; anche questi reperti sono in corso di studio assieme ad altri recuperati sempre in modo "erratico" in anni precedenti.






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