| Due viaggi storici e un unico mito di fondazione: dalla colonia di Tarquinii a Leopoli-Cencelle, da Tiberio Gracco a Leone IV - di Vincenzo AllegrezzaRedazione Archaeogate, 11-03-2008 - Pag. 1 di 9  Premessa. Il viaggio di Tiberio Gracco e moti sociali in Etruria.Al lettore intendo porre un "giallo", ed è uno di quelli appassionanti, nato insieme ai fatti che si accompagnano, nella narrazione, al mito stesso dei Gracchi .Sono dei fatti che sono entrati in una sorta di sfera mitica, ma che fanno sorgere delle suggestioni. L'uno è quello del celebre viaggio di Tiberio Gracco, l'altro è quello "mistico" di Leone IV° che, in sogno, accompagnato dal comandante della guardia Pietro, verificò l'esistenza di un sito ideale per far sorgere una nuova città (foto 1) che avrebbe sostituito quella antica Cencelle, città sul mare martoriata dai pirati saraceni, e ne prese il nome, quasi a sottolineare la continuità della vita a noi esseri umani tanto cara. Nella storia dell'umanità non è raro trovare un personaggio celebre che ascolta il "grido di dolore" (Vittorio Emanuele II° ,futuro Re d'Italia, che decide la "conquista" del Sud), ovvero il richiamo d'aiuto che viene dal popolo, dopo averne costatato lo stato di povertà estrema. Si pensi all'altrettanto mitico Che Guevara, che, secondo un noto resoconto di viaggio,da giovane studente in medicina, attraversò i Paesi Andini, per accertarsi della diffusione epidemiologica della lebbra, e in quelle circostanze vedendo l'incredibile stato d miseria di quei popoli, maturò il suo disegno politico e rivoluzionario che conosciamo. Secondo un altrettanto noto resoconto di viaggio, fu mentre attraversava l'Etruria, sulla strada per imbarcarsi da Porto Ercole per la volta dell'Iberica Numanzia, che Tiberio Gracco notò la scarsezza di abitanti liberi cittadini Romani. E che coloro che coltivavano la terra o guardavano le greggi erano schiavi stranieri. Fu a causa di queste constatazioni, di campi lasciati all'abbandono e alla povertà, asserì Caio, che più tardi suo fratello Tiberio decise di intraprendere la sua carriera politica rivoluzionaria che conosciamo. Caio più tardi, in un suo libro [1], testimoniò questi fatti, e asserì che suo fratello da essi trasse ispirazione per procedere alla sua riforma. Tra gli obiettivi raggiunti dalla riforma, di cui ricorderemo i tratti salienti di qui a poco, vi fu la deduzione di una colonia presso Tarquinia [2]. Il programma politico di Tiberio fu a favore di una classe di romani impoveriti, e, probabilmente di piccoli agricoltori autoctoni, che avevano fame di terra. Quella stessa terra che rimaneva non di rado incolta e abbandonata, per lo più adibita ad ager publicus, ma occupata dalle grandi aziende di familiae senatoriali, a volte di origine etrusca, come i Caecina, i Fulcinii, i Saserna [3]. L'aristocrazia romana era divenuta, in effetti, una realtà allargata a potenti familiae etrusco-italiche, che mantenevano intatti certi aspetti sociologici[4] di origine "arcaica". Queste ultime, infatti, avevano al loro seguito un coacervo di asserviti, che potevano avere la veste di varie forme giuridiche nel diritto romano. La popolazione delle campagne etrusche si riduceva sempre di più ad agricoltori impoveriti, sottoposti, subordinati, alcuni semplici braccianti, altri affittuari di terreni. E questo coacervo di subordinati erano i nuovi abitanti, che avevano sostituito i vecchi. Per lo più piccoli proprietari considerati il nerbo dell'esercito romano, questi ultimi erano stati letteralmente scacciati dalle loro case, non di rado con la violenza, dai servi dei ricchi possidenti. Il processo fu graduale e in pieno corso al tempo dei Gracchi. Ci è noto che i mezzi per accaparrare terra furono i più subdoli, i servi e i pastori dei ricchi possidenti frodavano sulla vera ubicazione dei confini dei terreni, sottraendo terra, a poco a poco, spostando la collocazione dei cippi, i segnacoli di confine che dividevano e circoscrivevano sia i fondi privati che l'ager publicus. Un'azione effettuata occultamente ogni anno, piano, piano, che aveva l'effetto di rendere incerte le dimensioni di molti terreni [5], a discapito di altri che "misteriosamente" aumentavano le loro dimensioni in iugera. Espediente ancora attuale, purtroppo noto ancora al nostro Legislatore che dedica specifici articoli alla materia nel Codice Civile [6]. Contro di questi ed altri simili abusi si batterono i Gracchi, e in questo periodo, in contesto di scontri sociali (con elementi etnici) nacque la Profezia della ninfa Vegoia, un testo [7] escatologico sull'ordine cosmico che vede nei cippi una funzione ordinatrice del cosmo stesso, un testo che sostanzialmente pone una sanzione, in quanto in essa si maledice gli uomini che osino spostarli dalla loro originaria collocazione, e la sanzione è invocata sia che i profanatori siano uomini liberi che "servi", la vendetta della divinità sarebbe stata implacabile. I proprietari di terra liberi avrebbero visto quest'ultima divorata dalle carestie e dalla canicola, mentre i servi non solo avrebbero perso i loro "possessi", ma sarebbero caduti in una condizione peggiore. I primi sono, evidentemente definiti "domini", presumibilmente i grandi proprietari terrieri, quelli che potevano vantare anche di un certo numero di "vilici" , ovvero di fattori delle varie masserie, i secondi , forse non sono gli schiavi, come li intendevano propriamente i giuristi latini, ma una congerie di soggetti che non possono identificarsi con il fenomeno clientelare romano, ma possono essere annoverati in quel vasto concetto di asserviti che trova un raffronto con un'altra denominazione , questa volta etrusca e da fonte epigrafica: "nuthanathur", nome collettivo con cui vengono indicate ben quindici persone che campeggiano nella "Tabula Cortoniensis" ( insieme agli esponenti di tre o quattro gentes con le loro spose , alleati e discendenti [8]) . Questi "sottomessi" erano lungi da quello stereotipo di contadino incarnato da Marco Porcio Catone, il Censore, che, da giovane, in Sabinis, quando non faceva la guerra di conquista a Taranto, arava con le sue mani la terra avita. Il topos dell'appezzamento assegnato al miles-colonus che lavora la terra lui stesso, con le mani proprie, senza l'ausilio di schiavi, incarnato dal "vir bonus colendi peritus". Invece di un popolo di agricoltori che poteva divenire un esercito organizzato, all'occorrenza, Tiberio vide che la base degli strati più infimi e senza terra, con unica proprietà quella dei figli, diveniva sempre più ampia: in sostanza aumentavano i poveri braccianti stagionali senza terra fissa , e spesso migranti nelle stagioni che si spostavano per i tratturi che ancora oggi si possono trovare in cima alle alture. "Pauperculi cum sua progenie [9]", ovvero poveretti con tutta la famiglia, e i figli, anche minori, al seguito, andavano a cercare lavoro per sfamarsi, e lavoravano quando le stagioni come la fienagione e mietitura richiedevano manodopera ulteriore nelle grandi aziende. Dove v'erano schiavi fiduciari del grande proprietario terriero che li avrebbero trattati con una rigida disciplina, le punizioni corporali, con magri pasti, e per tetto alla notte li spettavano ruderi o le fronde degli alberi. Così, quegli uomini liberi che erano cittadini romani, vagando per i tratturi, in cerca di essere assoldati a stagione presso qualche grande proprietà, percorrevano quegli itinerari che anche i campecinos avrebbero, metaforicamente ,percorso più di duemila anni più tardi. Alla luce di quanto abbiamo detto, quindi, è ragionevole ritenere che quei campi erano visibilmente popolati da frotte di uomini , alcuni braccianti senza "nome", altri anche armati e capitanati da una figura, il "magister pecoris [10]", che accudivano agli armenti, quasi sempre schiavi stranieri. Gente straniera che era aumentata nella fine del II° sec.a.C. Malvista dai piccoli proprietari anche perché girava in armi. A tal proposito, come non ricordare il passo di Plutarco in cui Tiberio, a detta di alcuni [11] sintetizzò con una mirabile orazione intrisa di veemenza e indignazione quella visione di abbandono, di miseria, di un popolo frustrato, percepita proprio durante quel famoso viaggio: "Gi animali selvaggi che vivono in Italia hanno ciascuna una tana,un covo, un rifugio, mentre coloro che combattono e muoiono per l'Italia non hanno nient'altro che l'aria e la luce e vagano con i figli e con le mogli, senza casa e senza fissa dimora; i generali mentono quando, nelle battaglie, esortano i soldati a combattere i nemici in difesa delle tombe e dei santuari, poiché fra tanti Romani, nessuno ha un altare famigliare né un sepolcro degli antenati, ma combattono e muoiono per il lusso e la ricchezza altrui e, mentre sono chiamati padroni del mondo, non hanno una sola zolla di terra che sia di loro proprietà [12]". In seguito a questa visione egli maturò il convincimento profondo dell'animo che bisognava rigenerare quella classe politica di piccoli-medio agricoltori che andavano scemando, o entrando nelle maglie di quelle classi di grandi imprenditori agricoli. Spesso inevitabile preda di grandi proprietari terrieri, sfruttatori di schiavi propri, di schiavi affittati, di uomini liberi, e non di rado prestanti soldi ad usura nei confronti dei piccoli agricoltori [13]. Scompariva , purtroppo quella classe che lottava, lottava perché la patria si espandesse o venisse difesa, e lottava perché la terra propria, spesso ingenerosa, producesse. In questo senso, tra le importanti iniziative politiche propugnate ed in parte realizzate da parte del fratello Caio, deve annoverarsi la legge "de coloniis deducendis"volta allo sfollamento dalla capitale dei proletari e dalle campagne dei braccianti disoccupati, mediante la fondazione e deduzione di colonie [14]. Le assegnazioni furono affidate ad un triunvirato di cui vi è testimonianza anche nelle fonti epigrafiche dei cippi. La colonia fu uno strumento politico per sollevare una massa di diseredati dalla condizione che versavano, e forse, nel contempo, limitare il potere delle grandi aziende agrarie che si estendevano a dismisura a discapito dei fondi come abbiamo visto .Detto tutto ciò, si deve ritenere che la prima nuova colonia, fu dedotta proprio in quel territorio dell'Etruria Meridionale che molto colpì l'immaginazione di Tiberio: quella di Tarquinii, per reazione dei Gracchi all'eccessivo sviluppo di quelle strutture aziendali di tipo schiavile di poche grandi familiae gentilizie ed etrusche che dominavano economicamente quell'area. Dunque, ad essere "rivitalizzanti" da nuove assegnazioni di terre, devono essere stati quei terreni che nel memorabile viaggio a Tiberio apparvero in territorio tarquiniese, o, comunque in quelle terre che si trovavano tra Caere e Tarquinii. Non vi può esser dubbio, infatti che Tiberio vide proprio quell'ager di Tarquinii, durante il suo viaggio, in quanto la via Aurelia che passava in quei territori era la più comoda da intraprendere per imbarcarsi sulla nave che avrebbe salpato da Porto Ercole.
Note[1] Plut.Tib.Grac.VIII,10,il libro è quello "Ad Pomponium?",v. Francesco De Martino,in: Storia della Costituzione Romana,II, seconda edizione,Napoli,1973,p.463,n.9. [2] La notizia è ricavabile dai gromatici veteres,nella editio "Gromatici Veteres ex recensione, Caroli Lachmanni,voll.Duo,I, Berlin,1848,passo del"Liber Coloniarum I,Tuscia",p.219,1-10: "Colonia Tarquinios lege Sempronia est adsignata. cuius agri censura in tetragonon uariis locis est l conlecta, et termini silicei sunt adpositi. Quorum censura est deun. Per longum, et distant a se in pedibus DCCXX.alii ..."; sulla attendibilità di Gromatici Veteres in tema della deduzione di tali colonie GRACCANE,v .Francesco De Martino, in SODALITAS:Scritti in onore di Antonio Guarino,vol. 7,(Napoli,1984),Iovine Editore,pg.3125 e ss. [3] Varr. De R.R.,I,16,5; I.186.5, v.Vincenzo Allegrezza, "Oliveti e produzione olivaria tra repubblica e principato nell'arco del Mignone: proposta interpretativa della relazione tra la villa catoniana e la fattoria a conduzione familiare" ,STASS,XXXIII,2004,p.49 e ss. [4] Antonio Mazzarino, Sociologia del Mondo Etrusco e problemi della tarda antichità, Histroia VI,1957,p.98-122. [5] Su questo tema, per la realtà riferibile al diritto romano v. Dig.10.1.0, par."Finium regundorum", e per la perseveranza di questa effettiva esigenza della proprietà agraria, ancora nei tempi moderni, nota successiva. [6] Art.950 CC : "Azione di regolamento di confini. Quando il confine tra due fondi è incerto, ciascuno dei proprietari può chiedere che sia stabilito giudizialmente.....; e art.951 CC: "Azione per apposizione di termini." Se i termini tra fondi contigui mancano o sono diventati irriconoscibili, ciascuno dei proprietari ha diritto di chiedere che essi siano apposti o ristabiliti a spese comuni." [7] Gromatici Veteres,pp.348-350 L, commentati in opera monografica di Alfredo Valvo:La profezia della Ninfa Vegoia ,e catologo della mostra realizzata a Venezia,a cura di Mario Torelli: "Gli Etruschi", 2000,p.270-271. [8] Per questo documento si fa rinvio al catalogo segnalato supra,Gli Etruschi,2000, in spec. "La struttura sociale e la questione dei servi" ,pp..264-265 [9] Varr. R.R:1,17. [10] Col.R.R.VII.6.9,Varr.R.R..II.10.7.Per maggiori considerazioni ed approfondimenti v.W.Scheidel, Fedarbeit von Frauen in der Antiken Landwirtschaft,Gimnasium, 97 (1990),pp. 405-431,spec. p.410-411. I pastori giravano armati e per le campagne furono considerati un vero e proprio pericolo, Cic.Ver.II.5.17. [11] Vedi l'osservazione interessantissima di Catherine Salles nell'opera socialmente affermata: "I bassifondi dell'Antichità", Biblioteca Universale Rizzoli, Milano,1994, p. 217 " [12] Plut.Tib. Gracc.,IX,3, la traduzione è tratta da "Classici Greci,collezione diretta da Italo Lana, Vite di Plutarco,Volume V°,a cura di Gabriele Marasco,p. 907. [13] Vedi ad es. Dig.,Ulpianus 20 ,ad sab. ,33.7.12.43 [14] V. su ciò, Francesco De Martino, Storia della..,op.cit. ,p.507,contro le leggi coloniarie si accese in modo particolare la lotta degli Ottimati, ovvero la classe senatoriale. Il territorio etrusco tardo ellenistico intorno Capua fu oggetto di particolare attenzione da parte dei Gracchi, oltre una assegnazione di terreni a Volterra, v. p.214, "Gromatici Veteres. Liber Coloniarum", edizione in appendice bibliografica, troviamo anche una colonia a Capua , per la assegnazione di lotti di terreni dell'ager relativo, il più fertile del suolo italico:Vell.I,14,3; II,44,4; Plut. Tib. Gr.,VIII,3; App.b.c. I, 23,98.. Cliccare sull'immagine per l'ingrandimento  Foto 1. L’antica Cencelle, vista dal lato rimasto “vergine” per non essere stato toccato dagli scavi.
 Foto 2. Località Piant’Organi, i due cippi che si affiancavano negli anni ’80, l’uno all’altro.
 Foto 3. Località Piant’Organi, sotto la situazione attuale del cippo più grande.
 Foto 4. Località Piant’Organi. Il cippo più piccolo. Si auspica un recupero di queste importanti testimonianze, divelte dalla violenza e l’ignoranza di qualcuno dalla loro originaria millenaria collocazione (nella foto l’autore lo ha sollevato dal suolo per constatarne la lunghezza).
 Foto 5. Casale si S.Maria. Si intravvede la lapide di marmo con la nota epigrafe , sopra gli scalini.
 Foto 6. Casale di S.Maria. Colonne romane in granito di reimpiego all’entrata del casale.
 Foto 7. Casale di S.Maria. Mortaio per la macinatura delle olive. Al centro il perno per inserire le mole che vi ruotavano intorno.
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