| Gli Etruschi e il mare - di Giulia PettenaRedazione Archaeogate, 30-03-2005 Pag. 4 di 5  Le naviPer l'assoluta mancanza di fonti dirette di tipo letterario, e per la scarsità di documentazione archeologica, non è facile stabilire che tipo di imbarcazioni usassero i naviganti etruschi. Sappiamo dagli scrittori antichi, ad esempio dallo storico greco Dionigi di Alicarnasso, che gli Etruschi avevano grande esperienza nella marineria e dovevano dunque essere molto abili nella costruzione di navi. Inoltre, anche il contatto con i Fenici e con i coloni greci, esperti marinai, certo contribuì ad aumentare le loro conoscenze in campo nautico. Gli autori greci e latini ci forniscono qualche sporadica notizia sulla struttura e sulle attrezzature delle navi usate dagli Etruschi[10], che può essere integrata con i pochi dati ricavabili dalle indagini subacquee e con la documentazione iconografica, forse la fonte più preziosa a nostra disposizione. Le informazioni fornite dagli autori antichi, tutti molto posteriori all'epoca di massima fioritura delle attività navali etrusche, ci dicono che: - le navi etrusche potevano raggiungere anche i trenta metri di lunghezza; - per la costruzione delle navi venivano usati il pino, l'abete, il faggio e la quercia; - le navi etrusche erano dotate di uno scafo con ossatura e rivestimento, di albero e vele di lino, e di sperone a prua; - le imbarcazioni venivano usate sia per azioni offensive e di disturbo sia per battute di pesca. Tra i relitti conosciuti e studiati, praticamente nessuno può considerarsi con certezza etrusco, soprattutto quando il carico non è abbastanza omogeneo e non contiene una quantità di materiale etrusco sufficiente per risalire all'origine dell'imbarcazione. Nell'arcipelago toscano per esempio sono stati rinvenuti relitti con carichi di anfore etrusche anche se non vi è certezza sull'identità delle navi, e anfore etrusche da trasporto sono state trovate, oltre che in Etruria, in Lazio, Campania, Sicilia, Corsica, Spagna e Francia meridionale. La difficoltà di identificare un relitto come 'etrusco' consiste, oltre che nella scarsità dei ritrovamenti, anche nella mancanza di elementi di paragone e di notizie certe sulla natura delle navi etrusche. I relitti più significativi per ipotizzare la natura e l'aspetto dei vascelli etruschi, o perlomeno delle navi utilizzate dagli abitanti d'Etruria, risalgono al periodo arcaico, che nella cronologia etrusca corrisponde circa al VI secolo a.C.[11] Una nave affondata nella prima metà del VI sec. a.C. a Cap d'Antibes, sulle coste della Provenza, probabilmente partita dal porto di Vulci o da Pyrgi, il porto ufficiale di Caere (Cerveteri), trasportava circa duecento anfore vinarie etrusche, vasi di bucchero e vasi etrusco-corinzi[12]. Il relitto, per il suo carico, è stato considerato etrusco[13], ma esso non ha restituito alcuna notizia sulla struttura della nave. Il relitto di Bon Porté (fine del VI sec. a.C.) invece , trovato al largo di Saint Tropez, aveva un carico di anfore per tre quarti etrusche e per il resto greche, ed è uno dei pochi ritrovamenti che mostra la tecnica degli "scafi cuciti" (suitiles naves), di cui parlano anche Pacuvio, Virgilio e Plinio[14] ma che era già ben conosciuta nel III millennio a.C. e ai tempi di Omero (Iliade, II, 135). Anche in questo caso, non si ha la certezza che si tratti di un relitto etrusco, per la mancanza di iscrizioni e di attrezzature di bordo che potrebbero dare indicazioni più precise sull'origine della nave. Poiché dunque le fonti letterarie e archeologiche sono scarse e incerte, l'aspetto delle imbarcazioni utilizzate in Etruria è ipotizzabile quasi esclusivamente in base alle fonti iconografiche, cioè alle riproduzioni plastiche o disegnative che gli stessi Etruschi fecero delle loro navi e della loro vita in rapporto al mare. Ad esempio, gli unici documenti utili per la conoscenza delle imbarcazioni usate in Etruria in periodo villanoviano, il più antico della storia etrusca, sono i numerosi modelli di terracotta ritrovati nelle tombe dei centri meridionali, per lo più costieri, o nei pressi dei fiumi. Queste piccole imitazioni di navi, che gli Etruschi seppellivano con i loro morti insieme ad altri oggetti, come tutte le riproduzioni in miniatura presenti nelle tombe villanoviane dovevano rappresentare le attività che il defunto aveva svolto e per le quali si era distinto in vita. Dunque le attività legate alla navigazione dovevano avere, in quanto fonte di ricchezza e di prestigio, grande importanza per i signori villanoviani. I modelli villanoviani ci permettono di individuare tipi diversi di imbarcazione: soprattutto scafi simmetrici e arrotondati, con fondo piatto o con fondo a spigolo. I modellini a fondo piatto, ritrovati soprattutto a Tarquinia (e solo qui con una testa di volatile a prua), ma anche a Cerveteri e a Bisenzio, riproducono imbarcazioni adatte a navigare sul mare, anche se lungo percorsi relativamente brevi e lungo costa. Questo tipo era presente anche nel Tirreno settentrionale, a giudicare dai modellini sardi con caratteristiche simili, e imitava forse le navi già usate nell'Egeo e, in generale, nel Mediterraneo. Gli scafi etruschi sono però più tozzi e massicci, probabilmente per le diverse condizioni del mare nelle due parti del Mediterraneo, che ad occidente richiedevano l'uso di vele più grandi e scafi più voluminosi. Lo stesso tipo di imbarcazione è dipinto su un vaso di Bisenzio, il più antico con la raffigurazione di una nave. I modellini con fondo più carenato, cioè a spigolo, hanno comunque uno scafo arrotondato e capiente, adatto a trasportare merci, ma ancora più adeguato per affrontare navigazioni marittime di una certa lunghezza, e alcuni modelli, sorprendentemente i più antichi, mostrano anche particolari importanti sulla struttura e sulle attrezzature: chiglia evidente, costolature interne, vela e remi. Una testimonianza preziosa ed estremamente rara sull'ipotetico aspetto di alcune imbarcazioni usate nel piccolo cabotaggio e nella pesca in periodo villanoviano, è fornita dalla monossile o piroga più antica dell'Italia centrale[15], usata come sarcofago, ritrovata al Sasso di Furbara, alle propaggini meridionali dei Monti della Tolfa. Anche i ricchi oggetti ritrovati nelle tombe di epoca orientalizzante, cioè tra il 700 al 550 a.C. circa, giunti in Etruria grazie allo sviluppo dei commerci e dei contatti avuti per mare, venivano sepolti insieme ai defunti per mostrare la ricchezza e il prestigio che quegli uomini avevano raggiunto attraverso le attività marittime. I modelli d'imbarcazione diventarono dunque uno dei simboli più evidenti del potere dei "principi" orientalizzanti, pur non essendo più a quell'epoca gli unici oggetti che dimostravano l'importanza della navigazione e dei commerci in Etruria. Le attività marittime svolte dai centri costieri erano infatti allora documentate anche in scene dipinte, incise, graffite, sbalzate o riprodotte in rilievo su ceramiche, bronzi, avori e, in un caso, in pitture tombali[16]. I modellini di imbarcazione venivano invece quasi sempre deposti nelle tombe di località più interne, spesso sulle rive di fiumi e laghi, o di scali costieri nei pressi delle foci dei fiumi. Questo può spiegare il motivo per cui i modellini di questo periodo imitano barche a fondo piatto, snelle e leggere, con estremità simmetriche e slanciate, adatte a navigazioni in acque interne o limitate alle paludi costiere, alle foci dei fiumi o a brevi tratti di costa. Le attività che questo tipo di imbarcazioni potevano svolgere erano di piccolo commercio, pesca e trasporto di persone per brevi tragitti. Le navi riprodotte su vasi e altri tipi di oggetti, invece, sono sempre di una certa grandezza e con caratteristiche che dimostrano la loro attitudine alla navigazione in mare, e spesso sono raffigurate in scene narrative che possono dare indicazioni sulle attività che esse svolgevano. Nelle raffigurazioni è riprodotto un solo tipo di nave che, per le sue particolari caratteristiche, può essere considerato unico nel suo genere, e definito quindi "etrusco". Inizialmente le navi utilizzate in Etruria si rifacevano a modelli egei, in particolare corinzi, e a modelli fenici e genericamente orientali. Ben presto però, nonostante il perdurare di inevitabili influenze da parte delle maggiori marinerie del Mediterraneo, le navi, almeno a giudicare dalle raffigurazioni, acquistano un'identità propria. La nave etrusca riprodotta in età orientalizzante ha uno scafo molto ampio e capiente e una forma particolare, determinata principalmente dalla presenza costante di un grosso sperone a prua. La particolarità di uno scafo di tipo mercantile dotato anche di forme di armamento non è generalmente presente in altri ambienti, nei quali le differenze tra navi mercantili e navi militari sono più evidenti. La nave etrusca era di tipo mercantile, ma la presenza di concorrenti forti e le condizioni non sempre pacifiche dei contatti e dei commerci, imposero probabilmente l'uso di un'imbarcazione attrezzata per ogni eventualità, un uso misto che può essere dimostrato anche dalle diverse scene di vita marittima in cui la vediamo raffigurata. La stessa nave, ad esempio, è presente sia in scene di pesca o di navigazione commerciale che in scontri navali. La prua a forma di sperone o rostro può darsi che non servisse solo per attaccare le navi nemiche, ma poteva anche essere utile per dare stabilità e per ottenere un migliore galleggiamento. Questo, come altri particolari, può essere una dimostrazione dell'esperienza acquisita e maturata in Etruria nel campo della nautica e delle costruzioni navali. Riguardo alla tecnica di costruzione degli scafi, le raffigurazioni ci forniscono qualche indicazione, confermata anche da alcuni ritrovamenti archeologici subacquei. Come già accennato, probabilmente le navi etrusche erano costruite con una tecnica già conosciuta nell'antico Egitto e ai tempi di Omero: si utilizzavano cioè speciali "cuciture" per unire fra loro i vari elementi dello scafo e del guscio in particolare, che veniva costruito per primo. In un secondo tempo venivano fissati all'interno dello scafo una serie di elementi di rinforzo che funzionavano come scheletro della nave. Lo studio delle imbarcazioni usate in Etruria fin da tempi molto antichi può essere utile anche per capire quali tipi di navigazione fossero possibili e venissero affrontati nei vari periodi della storia etrusca. L'importanza poi della navigazione, e la grande fioritura commerciale e culturale di epoca orientalizzante trovano conferma nelle raffigurazioni navali, che testimoniano la volontà di commemorare le imprese marittime che contribuirono alla ricchezza e al prestigio dei centri e degli uomini impegnati in queste attività e che promossero l'Etruria ad una dimensione "mediterranea". Gli Etruschi infatti parteciparono, e da protagonisti, a quella sorprendente e vitalissima circolazione di merci, uomini e idee che caratterizzò le vicende del Mar Mediterraneo in età arcaica, nel momento in cui cioè, con l'avvento della scrittura e l'ingresso nella storia, si creano le basi della cultura mediterranea ed europea.
Note[10] Ad esempio, Plinio il Vecchio ricorda l'apporto etrusco nell'invenzione di uno sperone a scopo offensivo, mentre Livio parla di vele di lino, di chiglia, ossatura e parti interne in quercia e faggio, di alberi e rivestimenti per le navi in legno di abete e cera. Teofrasto invece ricorda i faggi il cui tronco, lungo una trentina di metri, formava da solo la chiglia di una "nave tirrenica". [11] Esistono numerosi pareri degli studiosi, ma di solito per arcaismo etrusco si intende il periodo che va dai primi decenni del VI sec. a.C. fino ai primi del V. [12] cfr. nota 8 [13] Il ritrovamento nel carico di una lucerna punica ha fatto ipotizzare che l'armatore o la ciurma non fossero di nazionalità etrusca, ma ciò non significa che la nave non potesse comunque essere etrusca. [14] da Fest., 508, 33; Eneide,VI, 413-14; Naturalis Historia, XXIV, 65. [15] La monossile è stata datata alla seconda metà dell'VIII sec. a.C. [16] Cfr. l'affresco nella tomba a camera di Cerveteri sopracitato. Cliccare sull'immagine per l'ingrandimento  I principali insediamenti portuali sulla costa etrusca
 Anfora etrusca
 Ipotetiche rotte commerciali delle navi etrusche nel VI sec. a.C.
 La scena di battaglia navale dipinta sul cosiddetto cratere di Aristonothos
 Alcuni dei principali siti toccati dall’espansione etrusca verso l’Adriatico e il nord della penisola
 Scafo ligneo “cucito”
 Metopa dipinta su un’olla ritrovata a Bisenzio con la più antica raffigurazione di una nave in Etruria (ultimo quarto dell’VIII sec. a.C.)
 La nave graffita su un vaso etrusco della prima metà del VII sec. a.C.
 Raffigurazione ipotetica di nave etrusca
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