Redazione Archaeogate, 19-09-2003

I risultati dello scavo archeologico di Scoppieto hanno offerto lo spunto per l'elaborazione di un progetto di allestimento di un Antiquarium che, finanziato con fondi comunitari, è attualmente nella sua fase conclusiva nel Palazzo Comunale di Baschi, dove occupa il piano terra e i locali posti nel piano interrato.
Si tratta di un piccolo museo con scopo prettamente didattico volto ad evidenziare, attraverso pannelli illustrativi distribuiti lungo tutto il percorso espositivo, le emergenze archeologiche in tutto il territorio del Comune, con particolare riguardo al complesso produttivo di Scoppieto e alle sue produzioni, che, come si è detto, interessarono vasellame fine da mensa, lucerne (che rappresentavano i comuni strumenti per l'illuminazione), vasellame da cucina e laterizi. I reperti più significativi rinvenuti nello scavo di Scoppieto verranno esposti nelle vetrine del piano terra.
PIANO TERRA
Nel primo vano, entrando sulla parete sinistra è appeso un grande pannello dove sono evidenziate, mediante piccole lampadine di colori diversi, le emergenze archeologiche nel territorio compreso entri i confini amministrativi del Comune; sulla parete destra, altri due pannelli più piccoli illustrano, uno la natura geologica del terreno nella zona di Scoppieto, l'altro la vegetazione presente nella stessa zona in età romana. Lo studio dei resti lignei carbonizzati rinvenuti nello scavo ha infatti permesso di identificarne l'appartenenza ad alcune specie arboree tuttora largamente attestate, in particolare il leccio (quercus ilex), che per la sua durezza era considerato dai Romani uno dei tipi di legname più adatti per usi di carpenteria (di leccio erano infatti le travi del tetto) ed utilizzato probabilmente anche come combustibile per il funzionamento della fornace.
Il [b+secondo vano è dedicato al complesso produttivo di Scoppieto. Spicca sul fondo il modello di una fornace a doppia camera, di un tipo largamente utilizzato in età romana e probabilmente anche nel complesso di Scoppieto, dove l'abbiamo rinvenuta distrutta. Era costituito da due camere sovrapposte, quella inferiore per la combustione e quella superiore per la cottura, comunicanti tra loro tramite larghi fori praticati sul piano di appoggio delle ceramiche, tali da consentire il passaggio del calore. Una serie di pannelli sulle pareti illustrano le fasi di lavorazione della terra sigillata, dall'estrazione dell'argilla alla sua decantazione, alla lavorazione al tornio e alla esecuzione delle matrici, che rappresentava la fase più delicata della produzione. La realizzazione di buone matrici consentiva di ottenere vasi di alta qualità con un notevole risparmio dei tempi di lavorazione.
Un altro pannello illustra le forme ceramiche di terra sigillata e un altro ancora la tecnica di produzione e la tipologia delle lucerne.
Nelle vetrine verranno esposti i reperti più significativi dello scavo di Scoppieto: alcuni piatti, coppe e coppette di terra sigillata, le matrici e i punzoni per la preparazione della matrici per i vasi di terra sigillata e per le lucerne, gli elementi distanziatori usati nell'impilaggio dei vasi all'interno della fornace in fase di cottura e alcuni scarti di lavorazione, le lucerne, realizzate nell'impianto in gran parte frammentarie, con alcuni esemplari completi.
Nel terzo vano è illustrata l'attività commerciale legata alla produzione. Al centro della stanza troveranno posto due modelli di imbarcazioni dei tipi utilizzati per la navigazione fluviale e marittima, il primo utilizzato fino a Ostia, il secondo per raggiungere le città ubicate sulla costa africana. In un grande pannello appeso alla parete destra sono evidenziate tramite piccole lampadine le località del bacino del Mediterraneo raggiunte dalle ceramiche prodotte a Scoppieto, che utilizzando la via fluviale del Tevere risultano esportate nel corso del I sec. d. C. nelle principali ville dell'Umbria meridionale, a Roma, a Ostia e da qui nelle principali città dell'Africa settentrionale: Cherchel, Costantina, Cartagine, fino ad Alessandria d'Egitto, che finora risulta il punto più a est.
Dopo la cessazione dell'attività produttiva, che si colloca tra l'età flavia e l'età domizianea (circa 80-90 d. C.), le strutture pertinenti al complesso vengono utilizzate a scopo abitativo probabilmente fino alla metà del II sec. d. C. o poco oltre. L'inversione dei rapporti commerciali che dalla fine del I sec.d.C. videro affluire nella penisola italica generi alimentari e vasellame dai centri provinciali della penisola iberica e soprattutto dell'Africa settentrionale (Mauretania e Tunisia) è esemplificata da una campionatura di frammenti di anfore di produzione spagnola e africana e di vasellame di terra sigillata chiara e di pentole a patina cinerognola di provenienza africana collocati nelle vetrine di fondo. In un ripiano centrale verranno esposte le monete meglio conservate e che rispecchiano molto bene i periodi di occupazione del sito, con esemplari di Augusto, Tiberio, Caligola, Claudio, Nerone, Vespasiano, Tito, Domiziano, Massenzio, Costantino I, Costanzo II, Costante, Valentiniano I, Valente, Graziano e Teodosio I.
Piano interrato
Da questo vano una scala porta al piano interrato i cui locali sono destinati a illustrare fotograficamente e in sequenza cronologica i principali ritrovamenti archeologici del territorio dei quali si ha notizia e che sono evidenziati nel pannello d'insieme posto all'ingresso al piano terra.
La dispersione dei materiali archeologici che nel corso del XVIII secolo colpì Todi, investì infatti anche Baschi, i cui reperti in seguito a varie vicende finirono in vari Musei tra cui principalmente Pesaro, e poi Roma e Napoli.
Lo scopo di questa Mostra è quello di riunire idealmente questi materiali attraverso riproduzioni fotografiche, accompagnate da un breve testo che ne chiarisce, ove possibile, le vicende di rinvenimento.
I ritrovamenti archeologici a cui sono dedicati i pannelli illustrativi sono: la necropoli di San Lorenzo e di Copio, l'urna ellenistica da Acqualoreto, la villa e la necropoli di Salviano, il complesso produttivo di Scoppieto, la tavola bronzea dalla località Molinaccio, i materiali di età romana di Civitella del Lago e quelli di Baschi, le necropoli romana e barbarica in località Le Macee. Sono inoltre illustrati due importanti pezzi di cui non si conosce l'esatto luogo di titrovamento: l'ascia dell'età del Bronzo finale conservata a Roma al Museo Pigorini e il bronzetto di Marte conservato a Pesaro ai Musei Oliveriani.
Anche qui in una piccola vetrina posta nel vano dedicato a Scoppieto verrà collocato un pezzo proveniente dallo scavo: un'ermetta marmorea raffigurante Dioniso.